Diagnosi sbagliata: Asl e medico devono risarcire 120mila euro
I familiari della vittima di malasanità hanno diritto al risarcimento dei danni morali se la struttura sanitaria diagnostica una patologia inesistente.
La Corte di Appello di Roma ha confermato la condanna dell’Asl e del medico a risarcire i danni da diagnosi sbagliata. Poiché però la vittima del caso di malasanità, nel frattempo, si era tolta la vita, il risarcimento spetta ai familiari. È questo la conclusione giuridica di un tragico caso di errore medico. Approfondiamo la vicenda.
Indice
Diagnosi sbagliata: la vicenda processuale
Per anni ha creduto di essere affetto da una
La diagnosi errata, l’angoscia di un destino segnato e una lunga terapia inadeguata hanno generato un dolore psicologico talmente profondo da portarlo al suicidio.
È questa la vicenda drammatica di un uomo che si è visto attribuire per errore una patologia gravissima e che, solo dopo anni di cure sbagliate, ha scoperto di essere stato vittima di un errore medico.
A seguito della morte del paziente, la famiglia ha deciso di agire legalmente contro l’Asl competente e contro il medico che aveva inizialmente formulato la diagnosi errata.
Il procedimento giudiziario, avviato con lo scopo di ottenere giustizia e riconoscimento per la sofferenza causata da quell’errore, si è concluso nel 2022 con una sentenza di condanna.
Il risarcimento del danno morale da diagnosi sbagliata
In primo grado, il Tribunale di Latina ha riconosciuto la responsabilità sia dell’azienda sanitaria che del professionista, stabilendo un risarcimento di 148.000 euro a titolo di danno morale.
La sentenza è stata successivamente confermata anche in secondo grado dalla Corte d’appello di Roma, che ha però rivisto al ribasso l’entità del risarcimento, portandolo a 120.000 euro complessivi.
La somma, da suddividersi tra medico e Asl, non può certo restituire quanto è stato perso, ma rappresenta un chiaro segnale di responsabilità e un monito per il sistema sanitario.
La responsabilità medica da diagnosi errata
Quando una diagnosi errata provoca danni psicologici o fisici, i pazienti – o i loro familiari in caso di decesso – hanno diritto a richiedere un risarcimento.
La responsabilità medica si configura ogni volta che viene violato il dovere di diligenza e prudenza che ogni sanitario deve rispettare nel proprio operato.
In particolare, in casi come quello descritto, in cui la diagnosi sbagliata ha condotto a cure inutili e ha provocato una grave sofferenza emotiva, i giudici possono riconoscere un danno morale indipendentemente dalla presenza di danni fisici permanenti.
La sentenza della Corte d’appello di Roma rappresenta un precedente rilevante, perché riafferma il principio secondo cui anche il
Un orientamento che si va consolidando nella giurisprudenza italiana e che pone al centro la salute del paziente non solo dal punto di vista fisico, ma anche mentale.
Diagnosi sbagliate: la situazione europea
Secondo i dati diffusi dall’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) circa il 15% delle diagnosi nei Paesi membri dell’Unione Europea risulta errata o tardiva.
Una percentuale preoccupante, che rivela quanto sia ancora fragile il processo diagnostico, nonostante i progressi della medicina.
Le conseguenze non sono solo sul piano umano, ma anche economico. Gli errori diagnostici pesano notevolmente sui bilanci dei sistemi sanitari.
Sempre secondo l’OCSE, fino al 17,5% della spesa sanitaria complessiva sarebbe assorbita dagli effetti di diagnosi sbagliate o mancate.
Una cifra che equivale all’1,8% del PIL, un dato allarmante che invita a riflettere sulle falle del sistema.