Commercialista sbaglia: chi paga le sanzioni fiscali?

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Autore: Angelo Greco

12 settembre 2025

Avvocato, direttore responsabile del giornale "La Legge per Tutti", autore di numerose pubblicazioni (tra cui alcune per il gruppo Feltrinelli, Sole24Ore, Mondadori) si è formato all'università LUISS di Roma. Già collaboratore presso l'Università della Calabria e la Columbia University di New York, è altresì ospite di spazi televisivi e radiofonici per questioni giuridiche. Ha co-condotto uno spazio su Uno Mattina (RaiUno) dal titolo "Tempo e Denaro" tra il 2016 e il 2017. Definito dal Sole24Ore, nel 2020, «il professionista più influente d'Italia» è uno dei primi divulgatori del diritto in Italia, titolare del canale YouTube che porta il suo stesso nome con quasi un milione di followers. Maggiori informazioni su www.avvangelogreco.it

Se il tuo professionista commette un errore fiscale, la responsabilità non è sempre e solo tua. Ecco quando le sanzioni sono a carico del commercialista, i tuoi doveri di controllo e cosa dice la legge.

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Affidare la gestione delle proprie tasse a un professionista di fiducia – commercialista, consulente del lavoro o avvocato tributarista – è una pratica comune e spesso indispensabile per navigare le complessità del sistema fiscale italiano. Molti contribuenti, tuttavia, vivono con la convinzione che una volta firmata la delega, ogni responsabilità per errori, omissioni o ritardi ricada automaticamente sul consulente. Purtroppo, la realtà è più sfumata. La legge tributaria traccia confini precisi, e la domanda che sorge spontanea quando arriva un avviso dell’Agenzia delle Entrate è: se il

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commercialista sbaglia, chi paga le sanzioni fiscali? La risposta si trova in un sistema di norme (contenute principalmente nel D.Lgs. 472/1997, e dal 2026 nel nuovo Testo Unico D.Lgs. 173/2024) che distribuisce la responsabilità tra il contribuente e il suo consulente, a seconda della natura e della gravità della violazione.

La delega al commercialista mi libera da ogni responsabilità?

Conferire una delega o un mandato professionale a un consulente fiscale come un CAF o un commercialista non ti libera del tutto da ogni responsabilità. Questo è il punto di partenza fondamentale da comprendere. Per l’amministrazione finanziaria, il soggetto obbligato a pagare le imposte e a presentare correttamente le dichiarazioni è sempre e solo il

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contribuente. La delega a un professionista è un accordo di natura privata che non sposta questa responsabilità principale. La giurisprudenza maggioritaria, infatti, ritiene che il contribuente conservi un dovere di controllo sull’operato del suo consulente. Non ci si può semplicemente “dimenticare” delle proprie scadenze fiscali.

Consiglio pratico: per esercitare questo controllo e tutelarsi, è buona norma chiedere sempre al proprio commercialista le ricevute di invio telematico delle dichiarazioni fiscali e le quietanze di pagamento dei modelli F24. Avere questa documentazione dimostra la propria diligenza.

Quando la sanzione viene data sia a me che al commercialista?

Può accadere che entrambi siate ritenuti responsabili. La legge (art. 9, D.Lgs. 472/1997) prevede l’ipotesi del

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“concorso nella violazione”. Se sia il contribuente (ad esempio, fornendo dati incompleti) sia il professionista (non verificandoli correttamente) contribuiscono a commettere un errore, entrambi possono essere sanzionati. È importante notare, però, che non si tratta di una responsabilità solidale: l’Agenzia delle Entrate invierà una sanzione autonoma al contribuente e una sanzione autonoma al commercialista. Ognuno paga la sua. Non si può chiedere al professionista di rimborsare la propria sanzione amministrativa.

Ci sono casi in cui paga solo il commercialista?

Sì, la legge prevede delle situazioni specifiche in cui la responsabilità amministrativa ricade esclusivamente sul professionista, liberando il contribuente. I casi principali sono:

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  1. fatto illecito denunciato: se il mancato versamento delle imposte è dovuto a un comportamento del professionista che costituisce reato (ad esempio, si è appropriato indebitamente delle somme che gli avevate fornito per pagare le tasse) e voi avete denunciato il fatto all’autorità giudiziaria, la legge stabilisce che non siete punibili (art. 6, D.Lgs. 472/1997). In questo caso, è anche possibile chiedere la sospensione della riscossione delle sanzioni;
  2. sanzioni dirette per inadempimenti specifici: Per alcune violazioni, la legge sanziona direttamente e unicamente l’intermediario. Gli esempi più classici sono la tardiva o omessa trasmissione telematica delle dichiarazioni fiscali o il rilascio di un “visto di conformità” infedele.

Posso chiedere al commercialista il risarcimento dei danni?

Anche nei casi in cui l’Agenzia delle Entrate sanziona voi come contribuenti, non significa che il commercialista non abbia colpe. Qui si apre un binario parallelo: la

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responsabilità civile. Se l’errore che ha portato alla sanzione è dovuto a una negligenza del professionista, voi avete il diritto di fargli causa per ottenere il risarcimento del danno che il suo comportamento vi ha causato. Tale danno include:

  • l’importo delle sanzioni che avete dovuto pagare;
  • gli interessi richiesti dal fisco;
  • eventuali maggiori imposte dovute a causa dell’errore.

In pratica, anche se formalmente siete voi a pagare la sanzione allo Stato, potete poi “rivalervi” civilmente sul professionista per recuperare la somma.

Il professionista è sempre responsabile per ogni errore?

La legge prevede una tutela per il professionista quando affronta questioni di eccezionale complessità. Se la violazione deriva dalla soluzione di “problemi di speciale difficoltà”, la responsabilità del consulente è limitata ai soli casi di dolo (intenzione) o colpa grave, escludendo quindi la colpa lieve o professionale (art. 5, D.Lgs. 472/1997). Per gli errori su adempimenti ordinari, invece, risponde anche per colpa lieve.

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