Quali spese del mutuo rientrano nel calcolo dell'usura?

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Autore: Angelo Greco

22 settembre 2025

Avvocato, direttore responsabile del giornale "La Legge per Tutti", autore di numerose pubblicazioni (tra cui alcune per il gruppo Feltrinelli, Sole24Ore, Mondadori) si è formato all'università LUISS di Roma. Già collaboratore presso l'Università della Calabria e la Columbia University di New York, è altresì ospite di spazi televisivi e radiofonici per questioni giuridiche. Ha co-condotto uno spazio su Uno Mattina (RaiUno) dal titolo "Tempo e Denaro" tra il 2016 e il 2017. Definito dal Sole24Ore, nel 2020, «il professionista più influente d'Italia» è uno dei primi divulgatori del diritto in Italia, titolare del canale YouTube che porta il suo stesso nome con quasi un milione di followers. Maggiori informazioni su www.avvangelogreco.it
Per verificare se il tuo mutuo è usurario, devi includere nel calcolo del Taeg tutte le spese e commissioni. La Cassazione chiarisce che la quietanza firmata dal notaio non basta a escluderle.
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Quando si stipula un contratto di mutuo, l’attenzione del cliente è quasi sempre concentrata sul tasso di interesse nominale. Tuttavia, il costo reale di un finanziamento è dato dalla somma di molte altre voci: spese di istruttoria, perizia, assicurazioni, commissioni varie. L’insieme di questi oneri determina il Tasso Annuo Effettivo Globale (Taeg), il vero indicatore del costo del credito. Ma cosa succede se questo costo complessivo supera la soglia legale dell’usura? E, soprattutto, come si stabilisce quali voci debbano essere incluse in questo calcolo? Spesso, le banche si sono difese sostenendo che la firma della “quietanza” nell’atto notarile, con cui il cliente dichiara di aver ricevuto l’intera somma richiesta, chiuda ogni discussione. La domanda, che può fare la differenza tra un debito legittimo e un contratto nullo, è la seguente:

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quali spese del mutuo rientrano nel calcolo dell’usura e qual è il valore della quietanza firmata davanti al notaio? Una importante sentenza della Corte di Cassazione ha riaffermato con forza un principio fondamentale a tutela dei consumatori: la sostanza economica dell’operazione prevale sempre sulla forma.

Qual è il principio per il calcolo dell’usura?

Il principio cardine, che governa l’intera materia, è quello del carattere

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“omnicomprensivo” del calcolo. Stabilito dall’articolo 644 del Codice Penale (come modificato dalla legge anti-usura n. 108/1996), questo principio impone di tenere conto, ai fini della verifica dell’usura, di tutte le commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e spese collegate all’erogazione del credito. Le uniche voci escluse sono le imposte e le tasse.

Questo significa che non si può guardare solo al tasso di interesse nominale (TAN), ma bisogna includere ogni singolo costo che il cliente sostiene per ottenere il finanziamento. Come sottolineato dalla Cassazione (sentenza n. 8806/2017), questo principio ha una “centralità sistematica” e si applica sia sul versante civile sia su quello penale, vincolando anche le istruzioni operative della Banca d’Italia.

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La quietanza firmata dal notaio mi impedisce di contestare l’usura?

La conclusione fondamentale della sentenza della Cassazione n. 21831 del 29 luglio 2025 è la seguente: la quietanza firmata dal notaio non impedisce al mutuatario di contestare il calcolo degli interessi sul finanziamento e quindi la presenza di un’eventuale usura.

Molti atti di mutuo contengono una clausola in cui il cliente firma una “quietanza”, dichiarando di aver ricevuto l’intera somma nominale del finanziamento (ad esempio, 160.000 euro). Le banche e i tribunali di merito hanno spesso interpretato questa firma come una confessione stragiudiziale, che impedirebbe al cliente di contestare successivamente di non aver ricevuto l’intera somma.

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La Cassazione ha smontato questa tesi. Anche se il cliente ha firmato la quietanza, può sempre dimostrare che, di fatto, la banca ha immediatamente trattenuto una parte di quella somma per coprire spese e commissioni. Ciò che conta non è la dichiarazione formale, ma il flusso finanziario effettivo. Se la banca eroga 160.000 euro e contestualmente ne preleva 11.000 per spese varie, il capitale effettivamente a disposizione del cliente è di 149.000 euro, ed è su questa base che va ricalcolato il costo reale del credito.

Come posso dimostrare che la banca ha trattenuto delle somme?

Nel caso esaminato dalla Cassazione, la cliente, a fronte di un mutuo nominale di 160.000 euro, si era vista accreditare sul proprio conto corrente dedicato solo 148.000 euro circa.

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La semplice analisi dell’estratto conto è sufficiente a dimostrare la discrepanza tra l’importo dichiarato nell’atto e la somma effettivamente messa a disposizione. Quella differenza, che rappresenta le spese trattenute dalla banca, deve essere sommata agli interessi e rapportata al capitale netto erogato per calcolare il vero Taeg. Se questo valore supera la soglia di usura vigente al momento della stipula, il reato è configurato.

Quali sono le conseguenze se il tasso del mutuo è usurario?

Le conseguenze per la banca sono pesantissime e rappresentano una tutela molto forte per il consumatore. Secondo l’articolo 1815 del Codice Civile, se in un contratto di mutuo sono convenuti interessi usurari, la

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clausola relativa agli interessi è nulla.

Questo non significa che il tasso viene abbassato al limite di legge, ma qualcosa di molto più radicale: non sono dovuti interessi di alcun tipo. Il cliente sarà tenuto a restituire unicamente la somma ricevuta a titolo di capitale, senza alcun costo aggiuntivo. Questa sanzione ha lo scopo di disincentivare in modo drastico le pratiche usurarie.

Anche la capitalizzazione degli interessi (anatocismo) conta nel calcolo?

A ulteriore conferma del principio “omnicomprensivo”, la Cassazione (con l’ordinanza n. 33964/2022) ha precisato che anche gli effetti dell’anatocismo, ovvero la capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi su un conto corrente, devono essere inclusi nel calcolo del Tasso Effettivo Globale Medio (Tegm) per la verifica dell’usura.

È errato, secondo i giudici, escludere questi oneri dal calcolo, anche se le istruzioni della Banca d’Italia potessero apparire ambigue in passato. Qualsiasi costo che grava economicamente sul cliente in relazione a un rapporto di credito deve essere conteggiato ai fini della verifica del superamento della soglia di usura.

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