Spetta un risarcimento per il mancato riconoscimento paterno?

Aggiungi un commento
Annuncio pubblicitario
Autore: Angelo Greco

13 ottobre 2025

Avvocato, direttore responsabile del giornale "La Legge per Tutti", autore di numerose pubblicazioni (tra cui alcune per il gruppo Feltrinelli, Sole24Ore, Mondadori) si è formato all'università LUISS di Roma. Già collaboratore presso l'Università della Calabria e la Columbia University di New York, è altresì ospite di spazi televisivi e radiofonici per questioni giuridiche. Ha co-condotto uno spazio su Uno Mattina (RaiUno) dal titolo "Tempo e Denaro" tra il 2016 e il 2017. Definito dal Sole24Ore, nel 2020, «il professionista più influente d'Italia» è uno dei primi divulgatori del diritto in Italia, titolare del canale YouTube che porta il suo stesso nome con quasi un milione di followers. Maggiori informazioni su www.avvangelogreco.it

Una sentenza della Cassazione (24719/2025) stabilisce che il danno non patrimoniale per il mancato riconoscimento paterno è automatico. La prova del danno è l’assenza stessa del padre.

Annuncio pubblicitario

Il diritto di ogni bambino ad avere un legame con entrambi i genitori, noto come diritto alla bigenitorialità, è uno dei pilastri fondamentali del diritto di famiglia. Ma cosa succede quando un genitore, volontariamente, si sottrae a questo dovere fin dalla nascita, rifiutando di riconoscere il proprio figlio? L’assenza di una figura paterna non è solo una questione economica legata al mancato versamento del mantenimento; è un vuoto che incide profondamente sulla crescita, sull’identità e sulla serenità di una persona. Questo solleva una domanda di grande rilevanza emotiva e giuridica:

Annuncio pubblicitario
spetta un risarcimento per il mancato riconoscimento paterno? Una sentenza della Corte di Cassazione ha fornito una risposta forte e chiara, affermando un principio che semplifica notevolmente il percorso per ottenere giustizia per i figli e le madri che hanno affrontato questa difficile situazione.

Perché il danno da assenza del padre è considerato automatico?

La novità più importante introdotta dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 24719/2025 è il principio secondo cui il

Annuncio pubblicitario
danno non patrimoniale (ovvero il danno alla sfera personale, emotiva ed esistenziale) subito dal figlio è una conseguenza automatica e diretta del comportamento del padre. In termini legali, si dice che la prova del danno è “in re ipsa”, cioè è nel fatto stesso.

Il ragionamento dei giudici è il seguente: la scelta consapevole di un padre di non riconoscere il proprio figlio e di sottrarsi ai suoi doveri di assistenza morale e materiale costituisce un “illecito endofamiliare”, un illecito che avviene all’interno della famiglia. Questa violazione del diritto alla bigenitorialità è di per sé un fatto talmente grave da non richiedere ulteriori dimostrazioni. L’assenza del padre è, essa stessa, la prova del danno. Non si tratta più di un’ipotesi, ma di una certezza giuridica: la mancanza volontaria di una figura paterna causa una ferita e altera il percorso di vita di un figlio.

Annuncio pubblicitario

Il figlio deve dimostrare di aver sofferto per essere risarcito?

Questa è la conseguenza pratica più rilevante della sentenza. In passato, per ottenere un risarcimento per il danno non patrimoniale, il figlio, una volta ottenuta la dichiarazione di paternità, doveva spesso affrontare un ulteriore e difficile percorso legale per dimostrare di aver sofferto a causa dell’assenza del padre, magari attraverso testimonianze o perizie psicologiche.

La Cassazione ha spazzato via questo ostacolo. Ha stabilito che, proprio perché il danno è insito nel comportamento del padre, il figlio non ha l’onere di fornire una specifica prova del suo dolore o delle difficoltà incontrate. La Corte ha dettato un principio di diritto molto chiaro: la perdita della

Annuncio pubblicitario
bigenitorialità, quando avviene per scelta consapevole di un genitore, è un “fatto noto” dal quale il giudice può direttamente dedurre che la vita del figlio è stata alterata, portandolo a compiere “scelte ed opportunità diverse da quelle altrimenti compiute”. In sostanza, il giudice può presumere, senza bisogno di altre prove, che crescere senza un padre abbia avuto un impatto negativo sulla vita del figlio, e sulla base di questa presunzione può liquidare il risarcimento del danno.

E per il mantenimento non versato, cosa succede?

La sentenza interviene anche sull’aspetto economico, ribadendo un principio già consolidato. L’obbligo di un genitore di contribuire al

Annuncio pubblicitario
mantenimento del figlio sorge con la nascita, non con il riconoscimento.

Di conseguenza, quando un padre riconosce un figlio dopo molti anni, è tenuto a versare tutti gli arretrati per il mantenimento fin dal primo giorno di vita del bambino. La madre, che ha provveduto da sola a tutte le necessità del figlio, ha il diritto di essere rimborsata per le spese sostenute in tutti quegli anni (il cosiddetto “diritto di regresso”). La Cassazione ha anche precisato che la quantificazione di questo sostegno economico passato non può essere illogicamente inferiore a quella stabilita per il presente e per il futuro.

Un esempio pratico

Il caso che ha dato origine a questa importante decisione è emblematico. Una madre e suo figlio avevano fatto causa a un uomo che, solo all’età di vent’anni del ragazzo, lo aveva finalmente riconosciuto come proprio figlio. I giudici di merito avevano commesso due errori:

Annuncio pubblicitario

  1. avevano calcolato l’assegno di mantenimento per il passato in misura inferiore a quello che avevano stabilito per il presente, senza una logica apparente;
  2. avevano negato al figlio qualsiasi risarcimento per il danno non patrimoniale, sostenendo che non avesse “provato” di aver sofferto.

La Corte di Cassazione (sent. n. 24719/2025) ha corretto entrambi gli errori. Sul mantenimento, ha ordinato un nuovo calcolo che fosse coerente. Ma, soprattutto, sul danno non patrimoniale, ha stabilito che la Corte d’Appello aveva sbagliato a chiedere una prova. La prova, hanno detto i giudici supremi, era l’assenza stessa del padre per vent’anni. Hanno quindi annullato la decisione, ordinando al nuovo giudice di calcolare l’importo del risarcimento dovuto al figlio per la violazione del suo diritto fondamentale a essere cresciuto e amato anche dal padre.

Sostieni laleggepertutti.it

Non dare per scontata la nostra esistenza. Se puoi accedere gratuitamente a queste informazioni è perché ci sono uomini, non macchine, che lavorano per te ogni giorno. Le recenti crisi hanno tuttavia affossato l’editoria online. Anche noi, con grossi sacrifici, portiamo avanti questo progetto per garantire a tutti un’informazione giuridica indipendente e trasparente. Ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di andare avanti e non chiudere come stanno facendo già numerosi siti. Se ci troverai domani online sarà anche merito tuo. Diventa sostenitore clicca qui