Posso mettere il fotovoltaico sul tetto del condominio?

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Autore: Angelo Greco

17 ottobre 2025

Avvocato, direttore responsabile del giornale "La Legge per Tutti", autore di numerose pubblicazioni (tra cui alcune per il gruppo Feltrinelli, Sole24Ore, Mondadori) si è formato all'università LUISS di Roma. Già collaboratore presso l'Università della Calabria e la Columbia University di New York, è altresì ospite di spazi televisivi e radiofonici per questioni giuridiche. Ha co-condotto uno spazio su Uno Mattina (RaiUno) dal titolo "Tempo e Denaro" tra il 2016 e il 2017. Definito dal Sole24Ore, nel 2020, «il professionista più influente d'Italia» è uno dei primi divulgatori del diritto in Italia, titolare del canale YouTube che porta il suo stesso nome con quasi un milione di followers. Maggiori informazioni su www.avvangelogreco.it

L’installazione di pannelli solari sul tetto comune è un diritto, ma non può impedire agli altri di fare lo stesso. Scopri i limiti imposti dalla legge e le soluzioni in caso di abuso.

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La transizione energetica è ormai entrata nelle nostre case e, sempre più spesso, sui nostri tetti. L’aspirazione a una maggiore autonomia energetica e a una bolletta più leggera spinge un numero crescente di persone a investire nel fotovoltaico. Ma quando l’abitazione fa parte di un condominio, l’iniziativa del singolo si scontra inevitabilmente con la dimensione della condivisione. Il tetto, infatti, non è una proprietà esclusiva, ma un bene comune la cui fruizione è regolata da un delicato equilibrio di diritti e doveri. In questo contesto, una delle domande più frequenti che anima le assemblee e genera contenziosi è proprio questa:

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posso mettere il fotovoltaico sul tetto del condominio? La risposta è affermativa, ma il diritto all’energia pulita non può diventare un pretesto per un uso egoistico dello spazio comune. La legge incoraggia l’iniziativa individuale, ma la subordina a un principio non negoziabile di solidarietà condominiale: il diritto di pari uso da parte di tutti.

È legale installare pannelli solari sul tetto comune?

La questione sulla legittimità dell’installazione di impianti fotovoltaici da parte di un singolo condomino su una parte comune come il tetto ha una risposta chiara da parte del legislatore. La legge, infatti, non solo lo consente, ma lo favorisce. L’

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articolo 1122-bis del Codice civile stabilisce esplicitamente che l’installazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili destinati al servizio di singole unità del condominio è permessa. Si tratta di una norma che riflette la crescente sensibilità verso la sostenibilità ambientale e l’efficienza energetica.

Questo diritto, tuttavia, non è assoluto e incondizionato. Il fatto che l’installazione sia lecita in astratto non autorizza il singolo condomino ad agire senza considerare i diritti degli altri. Il tetto rimane un bene di proprietà condivisa, e ogni intervento individuale deve inserirsi armonicamente nel contesto delle regole che disciplinano l’uso delle parti comuni. L’iniziativa personale, per quanto meritevole, deve quindi sempre essere vagliata alla luce dei limiti imposti dalla normativa condominiale, che mira a tutelare l’interesse collettivo e a garantire che il vantaggio di uno non si traduca in un danno per gli altri.

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Qual è il limite principale al mio impianto fotovoltaico?

Il principale paletto che la legge pone all’installazione di un impianto fotovoltaico privato sul tetto comune è il rispetto del principio di “pari uso“, sancito dall’articolo 1102 del Codice civile. Questa norma fondamentale stabilisce che ciascun partecipante può servirsi della cosa comune, purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto. Questo principio non significa che tutti debbano usare il bene nello stesso modo o con la stessa intensità, ma implica che l’uso del singolo non può arrivare a monopolizzare la risorsa al punto da escludere gli altri.

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Applicato al fotovoltaico, ciò significa che l’impianto di un condomino non può occupare tutta la superficie utile del tetto, o comunque una porzione talmente vasta da rendere impossibile o estremamente difficile per gli altri condòmini, in futuro, l’installazione di un proprio impianto analogo. La valutazione non si basa sull’intenzione, ma sull’effetto: se l’installazione, per dimensioni e posizionamento, di fatto esaurisce la capacità del tetto di ospitare altri impianti, essa viola il diritto di pari uso, anche se il condomino ha agito per soddisfare il proprio legittimo fabbisogno energetico.

Cosa succede se il mio impianto fotovoltaico è troppo grande?

Nel caso in cui un condomino realizzi un impianto fotovoltaico di dimensioni tali da ledere il diritto degli altri, questi ultimi possono rivolgersi all’autorità giudiziaria per chiedere il ripristino di un corretto equilibrio nell’uso del bene. Una recente sentenza del

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Tribunale di Rovereto (n. 193/2025) ha affrontato un caso emblematico, in cui un impianto era stato sviluppato su quasi tutta la superficie utile delle falde del tetto esposte al sole.

Il giudice ha stabilito che un simile intervento configura un “uso intensivo e totalizzante” del bene comune, che si traduce in una “esclusione silenziosa degli altri aventi diritto”. In sostanza, l’azione del singolo, pur essendo tecnicamente compatibile con la struttura dell’edificio, si è trasformata in un abuso, poiché ha impedito agli altri condòmini di trarre un’analoga utilità dal tetto. In queste circostanze, l’impianto viene considerato illegittimo non per la sua natura, ma per la sua estensione sproporzionata, che compromette la funzione solidale del bene comune.

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Il giudice ordinerà la rimozione di tutto l’impianto?

La conseguenza di un accertato abuso non è necessariamente la più drastica, ovvero la rimozione integrale dell’impianto. La giurisprudenza, con un approccio pragmatico e orientato all’equilibrio, tende a preferire soluzioni che contemperino gli interessi in gioco. Proprio nella citata sentenza del Tribunale di Rovereto, la soluzione adottata è stata particolarmente interessante.

Invece di ordinare lo smantellamento completo, il giudice ha disposto la riduzione del numero di pannelli installati. Questa riduzione è stata calibrata in modo mirato, sulla base di una consulenza tecnica, per garantire che sul tetto si liberasse spazio sufficiente per l’installazione di impianti autonomi da parte di almeno altri due condòmini. In questo modo, si è ristabilito l’equilibrio nell’uso del bene comune senza negare completamente al condomino che aveva agito la possibilità di beneficiare del proprio investimento, sebbene in forma ridimensionata. Questa soluzione preserva sia il principio del pari uso sia l’incentivo all’utilizzo di energie rinnovabili.

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Devo fare causa a tutti i condòmini per questo problema?

Dal punto di vista processuale, un altro aspetto rilevante chiarito dalla giurisprudenza è che l’azione legale volta a denunciare l’uso scorretto del tetto comune non deve necessariamente coinvolgere tutti i proprietari dell’edificio. Se un condomino ritiene che l’impianto fotovoltaico di un vicino violi il suo diritto di pari uso, può agire in giudizio citando unicamente il condomino che ha effettuato l’intervento.

Non è necessario, infatti, integrare il contraddittorio con tutti gli altri comproprietari. L’azione legale, in questo caso, non mira a modificare la cosa comune o a incidere sui diritti di proprietà, ma si limita a chiedere l’eliminazione di un abuso e la riconduzione dell’uso del bene entro i limiti stabiliti dall’articolo 1102 del Codice civile. Questa semplificazione processuale rende la tutela dei propri diritti più agile e diretta, focalizzando la controversia esclusivamente tra la parte lesa e l’autore della violazione.

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