Bonus ristrutturazioni, così gli eredi salvano le detrazioni: la mossa chiave

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Autore: Angelo Greco

16 settembre 2025

Avvocato, direttore responsabile del giornale "La Legge per Tutti", autore di numerose pubblicazioni (tra cui alcune per il gruppo Feltrinelli, Sole24Ore, Mondadori) si è formato all'università LUISS di Roma. Già collaboratore presso l'Università della Calabria e la Columbia University di New York, è altresì ospite di spazi televisivi e radiofonici per questioni giuridiche. Ha co-condotto uno spazio su Uno Mattina (RaiUno) dal titolo "Tempo e Denaro" tra il 2016 e il 2017. Definito dal Sole24Ore, nel 2020, «il professionista più influente d'Italia» è uno dei primi divulgatori del diritto in Italia, titolare del canale YouTube che porta il suo stesso nome con quasi un milione di followers. Maggiori informazioni su www.avvangelogreco.it

Erediti una casa con usufrutto e rischi di perdere i bonus? Una mossa legale può salvare le detrazioni del defunto e trasferirle ai figli. Ecco come.

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Un complesso intreccio tra diritto di successione e norme fiscali rischia di far svanire migliaia di euro di bonus ristrutturazioni al momento del passaggio generazionale di un immobile. Il caso tipico è quello di un genitore che, dopo aver sostenuto ingenti spese per i lavori, lascia la nuda proprietà ai figli e l’usufrutto al coniuge superstite. In questa configurazione, le rate di detrazione non ancora godute dal defunto andrebbero perse. Tuttavia, una soluzione esiste e permette agli eredi di recuperare il beneficio, ma richiede una mossa giuridica ben precisa e un’attenta valutazione dei costi.

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Il tranello dell’usufrutto successivo

L’origine del problema risiede nel meccanismo con cui vengono trasferiti i diritti sull’immobile. Quando un proprietario dona la nuda proprietà ai figli riservando l’usufrutto per sé e, dopo la sua morte, per il coniuge, si realizza un trasferimento di diritti per atto tra vivi e non mortis causa (per eredità). Al decesso del donante, le quote residue del bonus non passano né alla moglie, che acquisisce solo l’usufrutto ma non la piena proprietà, né alle figlie, che restano nude proprietarie senza il controllo totale dell’immobile. La legge fiscale, infatti, è molto rigida: il trasferimento della detrazione avviene solo a favore dell’erede che diventa pieno proprietario e ha il controllo del bene.

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La mossa che sblocca la detrazione: la rinuncia

La soluzione per sbloccare questa impasse è tanto netta quanto delicata: il coniuge superstite deve effettuare una rinuncia all’usufrutto. Questo atto formale, compiuto dopo il decesso del marito, ha un effetto giuridico determinante: estingue il diritto di usufrutto della madre e, per effetto del contemporaneo decesso del padre (primo usufruttuario), causa il consolidamento della piena proprietà direttamente in capo alle figlie. A questo punto, le figlie, in qualità di eredi del padre, diventano proprietarie al 100% dell’immobile e, come chiarito anche dalla circolare 17/E/2023 dell’Agenzia delle Entrate, acquisiscono il diritto di portare in detrazione le rate residue dei bonus maturati dal genitore.

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Le due condizioni indispensabili per il successo

Perché questa strategia abbia successo, devono essere rispettate due condizioni non negoziabili. La prima, come detto, è l’atto formale di rinuncia all’usufrutto. La seconda, imposta dall’articolo 16-bis del Testo Unico delle Imposte sui Redditi, è che gli eredi che acquisiscono la detrazione conservino la detenzione materiale e diretta dell’immobile. Ciò significa che le figlie devono avere la disponibilità concreta e personale della casa, ad esempio utilizzandola come abitazione o tenendola a propria disposizione, e non affittandola a terzi. Se questa condizione non è rispettata, il beneficio fiscale viene perso.

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L’avvertenza: attenzione ai costi nascosti

Prima di procedere, è fondamentale un’ultima valutazione. L’Agenzia delle Entrate considera la rinuncia a un diritto reale come l’usufrutto un atto con “effetto traslativo”, che di fatto arricchisce chi ne beneficia (in questo caso, le figlie). Questo significa che l’atto di rinuncia stesso potrebbe essere soggetto a tassazione indiretta proporzionale. È quindi necessario fare un calcolo di convenienza: il valore delle rate di detrazione che si andranno a recuperare è superiore alle imposte che si potrebbero dover pagare per l’atto di rinuncia? Data la complessità della materia, prima di intraprendere qualsiasi azione, è fortemente consigliato rivolgersi a un professionista e valutare la presentazione di una specifica istanza di interpello all’Agenzia delle Entrate per ottenere una risposta vincolante sul proprio caso specifico.

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