Arriva Cerebro, il software della Polizia che controlla i conti correnti

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Autore: Paolo Remer

16 settembre 2025

Laureato con lode in Giurisprudenza e Scienze della Sicurezza Economica e Finanziaria. Già magistrato ordinario, giudice tributario ed ufficiale nella Guardia di Finanza. Attualmente, è consulente di direzione aziendale.
Il nuovo e potente strumento della Direzione Anticrimine promette di scovare i patrimoni illeciti incrociando redditi, beni e spese: ecco come funziona e perché fa discutere.
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La Polizia di Stato si è dotata di un nuovo “occhio” elettronico per controllare i conti correnti: si chiama Cerebro, ed è un super software progettato per scandagliare i movimenti bancari e i dati patrimoniali, che fa scattare l’allarme quando rileva anomalie. L’obiettivo è quello di colpire la criminalità, organizzata e comune, individuando i beni illecitamente accumulati per sottoporli a sequestro. Qualcosa di molto di più, e di diverso, da un semplice “redditometro” fiscale, come quello già da tempo in uso dall’Agenzia delle Entrate. Così il nuovo strumento solleva diverse perplessità, facendo sorgere dubbi sulla tutela dei dati personali. Ma ad agosto ha ottenuto il via libera del Garante della Privacy, quindi è tutto pronto per partire. Vediamo più da vicino

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come funziona.

Come funziona Cerebro

Cerebro, stando alle prime informazioni che trapelano, agisce come un motore di ricerca e analisi. È una piattaforma centralizzata che aggrega una mole enorme di dati, incrociando le informazioni sui conti correnti con le fonti di reddito dichiarate dagli interessati.

Ufficialmente, stando a quanto si legge sul sito della Polizia di Stato, il progetto è europeo e rientra nell’ambito dei “sistemi evoluti per il monitoraggio e l’aggressione di patrimoni illeciti”

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, ed finanziato con le risorse del Fondo Sicurezza Interna 2021 – 2027. La Polizia ha già istituito formalmente un’apposita unità operativa per la conduzione e la gestione di questo nuovo software.

Il programma fa un web scraping (raccolta di dati) selettivo, cioè non indiscriminato: estrae informazioni da banche dati ufficiali (catasto immobiliare, PRA, archivio dei conti correnti, anagrafe tributaria, ecc.) tramite il codice fiscale del soggetto da esplorare, e da qui analizza e confronta i redditi dichiarati con le spese fatte e i beni posseduti. In questa fase applica anche modelli statistici, basati su dati ISTAT e soglie di povertà regionali.

A questo punto, si evidenziano facilmente le posizioni anomale, quelle che mostrano una

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sproporzione evidente tra le disponibilità economiche di una persona e il suo reddito ufficiale. E così parte una segnalazione automatica di quella posizione “sospetta” agli inquirenti, che intraprenderanno le indagini.

In poche parole, se una persona dichiara un reddito basso ma ha movimenti di denaro consistenti o dispone di beni di ingente valore, il software lo scova facilmente: scatta un allarme e il caso viene segnalato ai poliziotti della Direzione Centrale Anticrimine, che avvieranno le indagini patrimoniali per verificare meglio quella la posizione.

A cosa serve Cerebro e perché sarà utile contro la criminalità

Così Cerebro agisce in due maniere: prima individua le ricchezze sospette

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, e poi aiuta gli inquirenti a smascherare i patrimoni illeciti. Questo permette di raggiungere l’obiettivo finale: effettuare sequestri e confische, in modo da sottrarre alla criminalità tutte le risorse economiche ottenute e accumulate illegalmente.

Follow the money”, segui il denaro, diceva Giovanni Falcone, e troverai la mafia: queste indagini patrimoniali sono considerate dagli inquirenti uno degli strumenti più efficaci per indebolire il potere economico delle mafie e di ogni altra forma della delinquenza organizzata. L’idea è quella di colpire i patrimoni illeciti, stroncando così ogni attività criminale intervenendo prontamente sul versante dei proventi realizzati.

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Dubbi e rischi: il confine tra indagine e sorveglianza

Nonostante il Garante della privacy abbia già dato il suo assenso al software Cerebro (a condizione che il suo uso avvenga in modo mirato, e non massivo: provvedimento n. 455 del 04.08.2025), molti si interrogano sui possibili abusi. Sebbene lo scopo sia la lotta alla criminalità, la vastità dei dati accessibili a Cerebro e la sua capacità di incrociarli solleva un’importante questione: dove finisce la necessaria indagine e dove inizia una potenziale sorveglianza di massa sui cittadini?

Gli interrogativi sono molti e soprattutto ci si chiede:

  • chi avrà accesso ai dati? Per ora l’uso del meccanismo è riservato a pochi poliziotti addetti alla DAC (Direzione Centrale Anticrimine) della Polizia di Stato, ma la possibilità di una violazione o di un uso improprio non può essere esclusa a priori;
  • quali sono i criteri esatti per far scattare l’allarme? Se le soglie di anomalia non sono chiare, il rischio è che il sistema possa generare segnalazioni anche per semplici cittadini che hanno ricevuto – ad esempio – un’eredità o una donazione non dichiarata, portando a controlli invasivi e ingiustificati.
  • come verranno trattati i dati sensibili? Le informazioni sui movimenti bancari rivelano molto più di quanto appare dalla semplice operazione: emergono abitudini di spesa, interessi, relazioni sociali e persino lo stile di vita di una persona.

Cerebro segnala, ma non decide mai da solo

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Bisogna sottolineare che Cerebro non fa tutto da solo, nel senso che il sistema non produce effetti legali automatici: si limita a segnalare determinate anomalie, sulla cui base scattano le indagini, e infine ogni misura di sequestro o confisca patrimoniale deve essere sempre autorizzata o disposta dall’Autorità giudiziaria, così garantendo il necessario diritto alla difesa.

Dibattito e prospettive: cosa potrebbe succedere

In un’epoca in cui la privacy è sempre più a rischio, l’arrivo di uno strumento così potente come Cerebro rappresenta, comunque, un passo significativo. Si tratta di un grosso salto tecnologico nell’ambito della sorveglianza patrimoniale, che diventa più penetrante e dunque anche potenzialmente

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invasiva. Dunque il suo potenziale è estremamente utile per la lotta alla criminalità economica, ma la sua implementazione dovrà essere accompagnata da misure di controllo rigorose per evitare che si trasformi in uno strumento di sorveglianza indiscriminata o per realizzare veri e propri abusi.

Infine, c’è un rischio non solo tecnico, che riguarda essenzialmente soltanto chi ha qualcosa da nascondere, ma culturale, che a ben vedere riguarda tutti: abituarsi a essere osservati, profilati e valutati da un’intelligenza artificiale può cambiare profondamente il rapporto tra cittadini e istituzioni. “Quando lo Stato sa tutto, il cittadino non sa più cosa dire”: il rischio è che si possa essere messi con le spalle al muro e costretti a giustificare, caso per caso, movimenti finanziari del tutto innocui e non certo legati ad attività criminali. Ma anche questa è una componente, per certi versi inevitabile, del perenne dibattito tra libertà e sicurezza. Il

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dibattito è appena iniziato, e nei prossimi giorni si attendono reazioni e commenti da parte di giuristi, associazioni per la tutela della privacy e rappresentanti politici, per capire se il “cervello” della Polizia diventerà un prezioso alleato della giustizia, o se invece si trasformerà un potenziale pericolo per le libertà individuali.

FAQ su Cerebro, il software della Polizia

Cerebro controllerà tutti i cittadini?
No. Il sistema è pensato per supportare le indagini patrimoniali su soggetti già indagati o sottoposti a misure di prevenzione. Non prevede un monitoraggio di massa dei cittadini, e anzi il Garante privacy ha escluso in partenza ogni uso del software in tale forma.

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Che differenza c’è tra Cerebro e il redditometro fiscale?
Il redditometro era uno strumento usato dall’Agenzia delle Entrate per accertamenti fiscali sui contribuenti. Cerebro, invece, è un software investigativo della Polizia che serve a individuare patrimoni illeciti.

Cerebro può bloccare i conti correnti?
No. Il software non ha poteri diretti: segnala le sproporzioni tra redditi e patrimoni. Solo l’autorità giudiziaria può disporre sequestri o confische.

Che garanzie ci sono per la privacy?
Il Garante della Privacy ha dato il via libera imponendo condizioni: pubblicazione di un’informativa sui dati personali trattati, diritti di accesso e rettifica per i cittadini, controlli su accessi e tempi di conservazione delle informazioni raccolte.

Cerebro potrà essere usato anche per l’evasione fiscale?
Non direttamente: non è uno strumento dell’Agenzia delle Entrate, bensì della Polizia di Stato. Tuttavia, le indagini patrimoniali possono incrociarsi con reati di natura fiscale, e quindi i dati potrebbero avere riflessi anche su quel fronte.

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