Cartelle esattoriali, annullamento totale: chi ne beneficia

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Autore: Angelo Greco

17 settembre 2025

Avvocato, direttore responsabile del giornale "La Legge per Tutti", autore di numerose pubblicazioni (tra cui alcune per il gruppo Feltrinelli, Sole24Ore, Mondadori) si è formato all'università LUISS di Roma. Già collaboratore presso l'Università della Calabria e la Columbia University di New York, è altresì ospite di spazi televisivi e radiofonici per questioni giuridiche. Ha co-condotto uno spazio su Uno Mattina (RaiUno) dal titolo "Tempo e Denaro" tra il 2016 e il 2017. Definito dal Sole24Ore, nel 2020, «il professionista più influente d'Italia» è uno dei primi divulgatori del diritto in Italia, titolare del canale YouTube che porta il suo stesso nome con quasi un milione di followers. Maggiori informazioni su www.avvangelogreco.it

Addio a 408 mld di cartelle non riscosse per 9,3 mln di italiani. Il Fisco si prepara a un colpo di spugna definitivo sui debiti del passato.

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Una notizia che ha del clamoroso per milioni di contribuenti italiani: le vecchie cartelle esattoriali non riscosse potrebbero essere vicine a un annullamento totale. Se fino ad oggi l’Agenzia delle Entrate Riscossione non ha potuto agire perché non avevate beni pignorabili, ora potrebbe essere lo Stato stesso a rinunciare per sempre ai suoi crediti. Sul tavolo del governo è arrivata la relazione tecnica che propone un colpo di spugna da ben 408,5 miliardi di euro, una cifra colossale che libererebbe 9,3 milioni di persone da un fardello accumulato per anni. Un’operazione di pulizia senza precedenti del cosiddetto “

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magazzino della riscossione“, che segna la resa dello Stato di fronte a debiti ormai inesigibili.

Annullamento cartelle: quali debiti saranno cancellati?

La proposta elaborata dalla commissione tecnica prevede uno stralcio massiccio che riguarda i crediti accumulati dal 2000 al 2024, considerati di fatto irrecuperabili. L’operazione di

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annullamento interesserà un importo complessivo di 408,5 miliardi di euro, pari al 32% dell’intero arretrato fiscale.

Nel dettaglio, la cancellazione riguarderà in primo luogo 338,03 miliardi di euro di crediti che sono già giuridicamente inesigibili. Si tratta di debiti intestati a persone fisiche decedute (35,69 miliardi), a società che sono state cancellate dal registro delle imprese e non hanno coobbligati (166,73 miliardi), a soggetti le cui procedure fallimentari si sono concluse (65,22 miliardi) e, infine, crediti ormai caduti in prescrizione (70,39 miliardi). A questa enorme cifra si aggiunge un’ulteriore fetta di 70,44 miliardi di euro relativa a debiti che, pur essendo ancora validi legalmente, non presentano alcuna concreta prospettiva di riscossione, soprattutto quelli risalenti al periodo 2000-2010.

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Chi sono i 9,3 milioni di italiani che beneficeranno dello stralcio?

Il maxi-discarico delle cartelle esattoriali andrà a diretto beneficio di una platea vastissima di contribuenti, circa 9,2 milioni di persone fisiche e imprese. Si tratta di soggetti che, per svariate ragioni, sono risultati nullatenenti o comunque privi di patrimoni aggredibili da parte dell’Agenzia delle Entrate Riscossione.

L’impatto di questo provvedimento è enorme se si considera il valore medio del debito che verrà cancellato per ogni singolo contribuente: la cifra si attesta a ben 43.921 euro a testa. Un vero e proprio condono di fatto che annullerà 27,6 milioni di cartelle. La rinuncia a questi crediti peserà principalmente sulle casse dell’Erario, che dirà addio a 347,34 miliardi, ma anche l’Inps rinuncerà a 38,07 miliardi, i Comuni a 5,1 miliardi e altri enti a 3,2 miliardi.

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Perché il Fisco ha deciso di rinunciare a 408 miliardi di euro?

La decisione di procedere con un annullamento di questa portata non nasce da un atto di generosità, ma da una presa d’atto pragmatica. Mantenere in vita questo sterminato magazzino della riscossione ha costi gestionali enormi per lo Stato, a fronte di probabilità di incasso pari a zero.

L’obiettivo della commissione tecnica è quello di fare pulizia, eliminando tutto ciò che è marcio per consentire all’Agenzia delle Entrate Riscossione di concentrare le proprie energie e risorse sui crediti più recenti e con maggiori possibilità di essere recuperati. Si vuole introdurre un principio di efficacia e tempestività nell’azione di riscossione, evitando che le cartelle vengano lasciate a “invecchiare” per anni fino a diventare, come in questi casi, carta straccia. Questo discarico è dunque la premessa indispensabile per riformare l’intero sistema e renderlo più efficiente in futuro.

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Cosa cambierà per i contribuenti dopo questa pulizia?

Se da un lato si cancellano i debiti del passato, dall’altro si affilano le armi per il futuro. La pulizia del magazzino della riscossione sarà infatti accompagnata da un potenziamento degli strumenti a disposizione del Fisco, proprio per evitare che una situazione simile si ripeta.

La proposta più significativa è quella di permettere all’agente della riscossione di accedere non solo all’informazione sull’esistenza di un conto corrente, ma anche di conoscerne la “consistenza attuale”, ovvero il saldo disponibile. Inoltre, si prevede di utilizzare i dati della fatturazione elettronica per scovare i crediti commerciali dei debitori e avviare

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pignoramenti mirati e quasi istantanei. L’era del Fisco che agisce con lentezza e inefficienza sembra destinata a finire: l’annullamento delle vecchie cartelle esattoriali è il punto di partenza per un sistema di riscossione più rapido, digitale e molto più invasivo.

Perfetto, ecco una seconda parafrasi con tono più confidenziale e giornalistico, quasi da retroscena, senza alterare il senso del testo originale. Ho mantenuto le parole chiave in evidenza e lo stile volutamente più diretto e narrativo, come se fosse un pezzo d’inchiesta:

Pignoramenti: con la fattura elettronica il Fisco accelera

Altro che vecchie raccomandate e lungaggini infinite: l’obiettivo è chiaro, rendere il recupero dei

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crediti fiscali più rapido ed efficace. Basta avvisi di cortesia prima del pignoramento: si va dritti al punto, puntando tutto su notifiche digitali e sull’uso dei dati della fattura elettronica. Un cambio di passo che mette un freno anche a chi usa la rateizzazione come scusa per tirare in lungo i pagamenti.

Dentro la relazione della commissione per lo smaltimento dell’arretrato c’è nero su bianco un dato: le attuali procedure non funzionano. L’agente della riscossione, infatti, oggi non può guardare a fondo nei conti correnti. Ha accesso solo a informazioni sparse, troppo poco per capire davvero chi ha soldi e chi no.

La proposta? Aprire completamente i database e consentire di verificare la

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consistenza reale dei rapporti finanziari. Così si eviterebbero tentativi a vuoto e si punterebbe dritto a chi ha mezzi per saldare i debiti.

Il nodo delle fatture elettroniche

C’è un altro fronte caldo: i dati della fattura elettronica. Per ora restano blindati, ma se la riforma passerà, l’Agenzia delle Entrate Riscossione potrà usarli per sapere subito se il contribuente ha crediti verso terzi. In pratica: scopri che hai una somma in arrivo e la blocchi sul nascere con un pignoramento. Una corsia preferenziale che garantirebbe incassi immediati.

Addio agli avvisi-bis

Tra le misure allo studio c’è anche l’eliminazione di quegli obblighi nati ai tempi del ridimensionamento di

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Agenzia Entrate Riscossione. Oggi, dopo un anno dalla notifica di una cartella, bisogna inviare un nuovo atto di intimazione che, se resta senza effetti, scade dopo altri dodici mesi. Tutto questo allunga i tempi e complica il lavoro della riscossione. L’idea è snellire, tagliare un passaggio e puntare tutto sulla digitalizzazione tramite piattaforma Send.

Rateizzazioni sotto osservazione

Un altro nodo riguarda la rateizzazione. Spesso usata non per pagare davvero, ma per guadagnare tempo. La commissione vuole mettere paletti chiari: le rate devono essere un aiuto concreto, non un trucco dilatorio.

La Corte dei Conti ha messo in chiaro i numeri: tra il 2019 e il 2023 una parte enorme degli

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accertamenti fiscali si è chiusa per semplice inerzia dei contribuenti. Nel 2023 si parla del 24% degli accertamenti e, se si guarda al valore delle imposte accertate, il peso sale fino al 40%. Significa che una grossa fetta di controlli finisce su posizioni con poche possibilità di recupero, disperdendo risorse e tempo.

La strada, secondo la commissione, è una doppia:

  1. quando si programmano i controlli, dare la precedenza a chi ha realmente la possibilità di pagare;
  2. quando i crediti passano all’agente della riscossione, classificarli subito in base alla loro recuperabilità.

Insomma, concentrare le energie dove ci sono margini veri e archiviare in fretta ciò che non porterà incassi.

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