Comporto disabili, la bomba da Lussemburgo: decide il giudice caso per caso

Aggiungi un commento
Annuncio pubblicitario
Autore: Angelo Greco

17 settembre 2025

Avvocato, direttore responsabile del giornale "La Legge per Tutti", autore di numerose pubblicazioni (tra cui alcune per il gruppo Feltrinelli, Sole24Ore, Mondadori) si è formato all'università LUISS di Roma. Già collaboratore presso l'Università della Calabria e la Columbia University di New York, è altresì ospite di spazi televisivi e radiofonici per questioni giuridiche. Ha co-condotto uno spazio su Uno Mattina (RaiUno) dal titolo "Tempo e Denaro" tra il 2016 e il 2017. Definito dal Sole24Ore, nel 2020, «il professionista più influente d'Italia» è uno dei primi divulgatori del diritto in Italia, titolare del canale YouTube che porta il suo stesso nome con quasi un milione di followers. Maggiori informazioni su www.avvangelogreco.it

Una sentenza della Corte Ue cambia tutto sul licenziamento per malattia dei disabili. Via la regola fissa, ora il giudice valuterà gli “accomodamenti ragionevoli”.

Annuncio pubblicitario

Tutto parte da una piccola impresa di Ravenna, da una lavoratrice con disabilità licenziata dopo 180 giorni di malattia e da un giudice che, invece di applicare la legge in modo automatico, ha avuto un dubbio. Un dubbio così profondo da fermare tutto e interrogare la Corte di Giustizia Europea. La risposta, arrivata l’11 settembre, non è una semplice istruzione per l’uso, ma un vero e proprio terremoto che scuote dalle fondamenta il diritto del lavoro italiano, scaricando una responsabilità enorme sulle spalle di giudici e datori di lavoro. Questa decisione

Annuncio pubblicitario

Fino a ieri, in Italia, la strada sembrava tracciata. La nostra Corte di Cassazione aveva costruito un principio che suonava come un dogma: applicare lo stesso periodo di malattia (il cosiddetto periodo di comporto) a un lavoratore disabile e a uno che non lo è, è discriminazione. Punto. Una visione netta, che imponeva ai contratti collettivi e alle aziende di prevedere, di fatto, un periodo di conservazione del posto più lungo e protetto per i soggetti più fragili, più esposti al rischio di ammalarsi.

Ma il giudice di Ravenna ha guardato oltre. Ha osservato che il contratto del Commercio, come molti altri, già garantisce un “cuscinetto” robusto: 180 giorni di malattia retribuita a cui si possono aggiungere 120 giorni di aspettativa non retribuita. Quasi un anno. È davvero così ingiusto? O è una tutela già di per sé consistente? Questo dubbio è volato fino a Lussemburgo.

Annuncio pubblicitario

La rivoluzione della “ragionevolezza”

E qui arriva la bomba. La Corte Europea, con la sentenza C-5/24, ha smontato l’assioma della Cassazione. Un comporto unico, dice l’Europa, non è automaticamente discriminatorio. I giudici di Ravenna avevano visto giusto. Ma la Corte fa un passo in più, introducendo un concetto tanto affascinante quanto scivoloso: la ragionevolezza.

La direttiva europea, spiegano i giudici, non impone regole fisse sul licenziamento, ma un principio: il datore di lavoro ha il dovere di adottare

Annuncio pubblicitario
“soluzioni ragionevoli” per proteggere il posto del lavoratore disabile, a meno che questo non comporti un “onere eccessivo”. Cosa significa in pratica? Tutto e niente. Significa che non esiste più una risposta valida per tutti. La legge si ferma e inizia la valutazione, caso per caso.

La patata bollente nelle mani del datore di lavoro e del giudice

Ed è qui che la prospettiva europea, così equilibrata in teoria, si scontra con la realtà cruda delle aziende, specialmente quelle piccole. La Corte Ue ha di fatto passato una patata bollente incandescente nelle mani del singolo giudice nazionale e, di riflesso, del singolo datore di lavoro.

Ora, di fronte a un dipendente disabile che esaurisce il comporto, il datore non potrà più limitarsi a inviare la lettera di licenziamento. Dovrà chiedersi: “Cos’altro potevo fare? Potevo offrirgli un ruolo diverso? Un orario differente? Un periodo di aspettativa

Annuncio pubblicitario
specifico e non quello generico previsto per tutti? Ho fatto abbastanza?”. E se la malattia è continuativa, senza interruzioni che permettano un dialogo, come fa un’impresa a valutare soluzioni alternative senza invadere la privacy del lavoratore o trasformarsi in un’equipe medica? La sentenza apre un abisso di complessità operativa.

E adesso? La via stretta tra incertezza e tutela

Il futuro immediato è avvolto nella nebbia. In attesa che la giurisprudenza trovi un nuovo equilibrio, è probabile che molte aziende, per puro timore di un contenzioso dall’esito imprevedibile, continueranno a concedere unilateralmente periodi di comporto più lunghi ai lavoratori disabili.

Ma la Corte Europea ha lasciato un ultimo, velenoso avvertimento: concedere un’aspettativa generica, applicata a tutti, non è un accomodamento ragionevole. La soluzione deve essere il frutto di una valutazione personalizzata, cucita su misura sulla specifica condizione di disabilità. Si chiude così il cerchio: addio alla regola certa, benvenuti nell’era della valutazione soggettiva. Una vittoria per l’individuo, ma una sfida titanica per chi, ogni giorno, deve far quadrare i conti di un’azienda e le tutele dei suoi dipendenti.

Sostieni laleggepertutti.it

Non dare per scontata la nostra esistenza. Se puoi accedere gratuitamente a queste informazioni è perché ci sono uomini, non macchine, che lavorano per te ogni giorno. Le recenti crisi hanno tuttavia affossato l’editoria online. Anche noi, con grossi sacrifici, portiamo avanti questo progetto per garantire a tutti un’informazione giuridica indipendente e trasparente. Ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di andare avanti e non chiudere come stanno facendo già numerosi siti. Se ci troverai domani online sarà anche merito tuo. Diventa sostenitore clicca qui