Scarpe false online: come ottenere il rimborso totale?

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Autore: Angelo Greco

03 ottobre 2025

Avvocato, direttore responsabile del giornale "La Legge per Tutti", autore di numerose pubblicazioni (tra cui alcune per il gruppo Feltrinelli, Sole24Ore, Mondadori) si è formato all'università LUISS di Roma. Già collaboratore presso l'Università della Calabria e la Columbia University di New York, è altresì ospite di spazi televisivi e radiofonici per questioni giuridiche. Ha co-condotto uno spazio su Uno Mattina (RaiUno) dal titolo "Tempo e Denaro" tra il 2016 e il 2017. Definito dal Sole24Ore, nel 2020, «il professionista più influente d'Italia» è uno dei primi divulgatori del diritto in Italia, titolare del canale YouTube che porta il suo stesso nome con quasi un milione di followers. Maggiori informazioni su www.avvangelogreco.it

Hai comprato online un prodotto di marca rivelatosi un’imitazione? La legge ti tutela. Scopri come esercitare il tuo diritto alla restituzione integrale del prezzo pagato al venditore.

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L’emozione di trovare online quel paio di scarpe di marca a un prezzo imperdibile, l’attesa del pacco e, infine, la delusione cocente nello scoprire che il prodotto ricevuto è solo una pallida e scadente imitazione. È una truffa purtroppo diffusa, che lascia l’acquirente con un senso di rabbia e la sensazione di aver perso i propri soldi. In questa situazione, la domanda sorge spontanea e carica di frustrazione: di fronte all’acquisto di scarpe false online, come ottenere il rimborso totale?

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La risposta è netta e rassicurante: la legge italiana è dalla parte del consumatore. Ricevere un prodotto contraffatto non è un semplice inconveniente, ma un grave inadempimento del venditore che dà diritto a tutele precise e immediate, prima fra tutte la restituzione integrale di quanto pagato.

Ho ricevuto un prodotto falso: è un difetto di garanzia?

Assolutamente sì. Anzi, è la forma più grave di difetto che si possa immaginare. La

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garanzia legale di conformità, prevista dal Codice del Consumo (D.Lgs. 206/2005), obbliga il venditore a consegnare un bene che sia conforme al contratto di vendita.

L’autenticità di un prodotto di marca è una caratteristica essenziale e promessa. Ricevere un paio di scarpe false al posto di quelle originali ordinate costituisce, quindi, un gravissimo difetto di conformità. In termini legali, questa situazione è nota come aliud pro alio, espressione latina che significa “una cosa per un’altra”. Non si tratta di un prodotto difettoso o che non funziona bene, ma di un bene radicalmente diverso da quello pattuito.

Di fronte a un difetto “talmente grave”, la legge offre al consumatore la via più diretta per tutelarsi. Mentre per un difetto riparabile la prima scelta è tra riparazione e sostituzione, nel caso di un prodotto contraffatto questi rimedi sono inutili: non si può “riparare” un falso per renderlo autentico, né sostituirlo con un altro falso. Pertanto, il consumatore ha diritto di passare immediatamente al rimedio più drastico: la

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risoluzione del contratto (Codice del Consumo, art. 135-bis).

Cosa significa “risoluzione del contratto”?

“Risolvere il contratto” è un’espressione legale che, in parole semplici, significa annullare l’acquisto. È come se la compravendita non fosse mai avvenuta, con l’obbligo per entrambe le parti di restituire quanto ricevuto. Le conseguenze pratiche, disciplinate dal Codice del Consumo (art. 135-quater), sono molto chiare:

  • il consumatore ha il diritto di rispedire al mittente le scarpe false, senza dover sostenere alcuna spesa per la restituzione;
  • il venditore ha l’obbligo di rimborsare l’intero prezzo pagato, non appena riceve indietro il bene o la prova dell’avvenuta spedizione.

Questo significa che il consumatore ha il pieno diritto di riavere indietro ogni centesimo speso. Non deve accontentarsi di un rimborso parziale, di un buono sconto o di altre offerte alternative. La consegna di un bene contraffatto è un inadempimento talmente grave da giustificare la cancellazione totale dell’operazione, riportando la situazione economica dell’acquirente esattamente al punto in cui si trovava prima dell’acquisto.

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Oltre al rimborso, ho altre tutele contro il venditore?

Sì. La vendita di prodotti falsi spacciandoli per originali non è solo un inadempimento contrattuale, ma costituisce anche una pratica commerciale scorretta, e più precisamente una pratica ingannevole, vietata e sanzionata dal Codice del Consumo.

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) è intervenuta innumerevoli volte per multare siti e venditori che operavano in questo modo, affermando principi molto chiari a tutela dei consumatori.

Questa condotta è ingannevole perché il venditore fornisce informazioni false sulle caratteristiche essenziali del prodotto (l’autenticità), inducendo il cliente a compiere una scelta d’acquisto che non avrebbe mai fatto se avesse saputo la verità (Provvedimento n. 26304 del 15/12/2016). Spesso, questi siti sono costruiti ad arte per trarre in inganno, usando loghi ufficiali, immagini di alta qualità e presentandosi come “outlet” o “vendite private” per giustificare prezzi apparentemente vantaggiosi (Provvedimento n. 24928 del 13/05/2014).

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Sapere questo è importante, perché rafforza la posizione del consumatore: non è stato un semplice “errore”, ma un atto illecito volto a raggirarlo.

Come posso agire concretamente per riavere i soldi?

Per ottenere il rimborso, è fondamentale agire in modo tempestivo e formale. Ecco i passi da seguire.

Verificare il diritto di recesso

Per tutti gli acquisti online, la legge prevede il diritto di recesso (o “di ripensamento”), che permette di restituire il prodotto entro 14 giorni dalla consegna senza dover fornire alcuna motivazione. Se si è ancora in questo arco di tempo, questa è la via più rapida e semplice: si comunica al venditore l’intenzione di recedere e si ha diritto al rimborso totale.

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Contestazione formale

Se i 14 giorni sono trascorsi, bisogna procedere con la contestazione per prodotto non conforme. È necessario inviare una comunicazione scritta e tracciabile al venditore (una Posta Elettronica Certificata – PEC, una raccomandata con avviso di ricevimento, o tramite il sistema di messaggistica della piattaforma e-commerce). In questa comunicazione, si deve:

  • indicare i dettagli dell’ordine;
  • dichiarare che il prodotto ricevuto è contraffatto e quindi gravemente non conforme al contratto di vendita;
  • comunicare la propria volontà di avvalersi del diritto di risoluzione del contratto;
  • chiedere il rimborso integrale del prezzo pagato e le istruzioni per la restituzione del bene a spese del venditore.

Mancata risposta del venditore

Se il venditore non risponde, nega l’evidenza o si rifiuta di rimborsare, il suo comportamento costituisce un’ulteriore violazione dei diritti del consumatore. A questo punto, è necessario passare alle vie legali.

La solidità delle tutele offerte dal Codice del Consumo e dal Codice Civile rende l’esito di un’eventuale causa estremamente favorevole all’acquirente, che potrebbe anche chiedere un risarcimento per i danni subiti a causa della condotta fraudolenta del venditore (art. 1494 del Codice civile).

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