Posso impugnare una donazione che lede la mia eredità?

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Autore: Angelo Greco

06 novembre 2025

Avvocato, direttore responsabile del giornale "La Legge per Tutti", autore di numerose pubblicazioni (tra cui alcune per il gruppo Feltrinelli, Sole24Ore, Mondadori) si è formato all'università LUISS di Roma. Già collaboratore presso l'Università della Calabria e la Columbia University di New York, è altresì ospite di spazi televisivi e radiofonici per questioni giuridiche. Ha co-condotto uno spazio su Uno Mattina (RaiUno) dal titolo "Tempo e Denaro" tra il 2016 e il 2017. Definito dal Sole24Ore, nel 2020, «il professionista più influente d'Italia» è uno dei primi divulgatori del diritto in Italia, titolare del canale YouTube che porta il suo stesso nome con quasi un milione di followers. Maggiori informazioni su www.avvangelogreco.it

Per tutelare la propria quota di legittima tramite l’azione di riduzione è necessario seguire regole precise, come l’accettazione beneficiata e l’ordine cronologico inverso delle donazioni.

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La legge italiana tutela in modo particolare i rapporti familiari più stretti, stabilendo che una parte del patrimonio del defunto, la cosiddetta “quota di legittima”, debba essere inderogabilmente riservata a coniuge, figli e, in assenza di questi, ai genitori. Questi soggetti sono i legittimari, o eredi necessari. Tuttavia, può accadere che una persona, in vita, compia atti di generosità, come donazioni a favore di terzi o di uno solo dei figli, oppure disponga dei propri beni tramite testamento in modo tale da intaccare queste quote protette. Di fronte a una simile situazione, sorge una domanda fondamentale:

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posso impugnare una donazione che lede la mia eredità? Lo strumento previsto dall’ordinamento è l’azione di riduzione, un’azione giudiziaria complessa che consente al legittimario leso di “riprendersi” ciò che gli spetta. L’esercizio di questo diritto, però, non è libero, ma è subordinato a condizioni e oneri procedurali molto rigidi, la cui inosservanza può portare all’inammissibilità della domanda.

Cos’è l’azione di riduzione e a cosa serve?

Per capire come funziona la tutela della quota di legittima, è essenziale definire l’

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azione di riduzione. Si tratta di un’azione legale con cui il legittimario, che ha visto la sua quota di eredità ridotta o azzerata a causa di disposizioni testamentarie (legati o istituzioni di erede in quote insufficienti) o di donazioni fatte in vita dal defunto, può rendere inefficaci tali atti nei suoi confronti, nella misura necessaria a reintegrare la sua quota. In pratica, non si tratta di annullare la donazione o il legato in sé, ma di far sì che quell’atto non produca effetti verso il legittimario leso, permettendogli di recuperare i beni che ne sono stati oggetto fino a raggiungere il valore della sua quota di legittima. Per calcolare se vi è stata una lesione, si compie un’operazione matematica chiamata “riunione fittizia”: si somma il valore dei beni lasciati alla morte (
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relictum), si sottraggono i debiti e si aggiunge il valore di tutte le donazioni fatte in vita (donatum). Sull’asse ereditario così calcolato si determina la quota spettante a ciascun legittimario.

Quando è obbligatoria l’accettazione con beneficio d’inventario?

Una delle condizioni più importanti e spesso sottovalutate per poter esercitare l’azione di riduzione è l’accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario. Questa è una particolare modalità di accettazione che permette di tenere distinti il patrimonio del defunto e quello dell’erede, con il risultato che l’erede non risponderà dei debiti ereditari oltre il valore dei beni ricevuti. L’articolo 564 del codice civile stabilisce una regola ferrea: il legittimario che intende agire in riduzione contro persone che non sono suoi coeredi (ad esempio, un amico del defunto che ha ricevuto una cospicua donazione o un legato) ha l’onere di accettare l’eredità con questa specifica modalità.

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Questa condizione è posta a tutela dei terzi estranei all’eredità, i quali devono potersi basare su una fotografia chiara e definita del patrimonio ereditario (appunto, l’inventario) per verificare l’effettiva lesione della quota di legittima. Se il legittimario non adempie a questo onere, la sua azione di riduzione contro i donatari o i legatari che non siano anche chiamati come eredi sarà dichiarata inammissibile (Cass. ord. n. 25884/2025). Ad esempio, se un padre dona un appartamento a un’associazione benefica e alla sua morte il figlio accetta l’eredità puramente e semplicemente, non potrà più agire contro l’associazione per ridurre quella donazione, anche se lesiva della sua legittima.

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Qual è l’ordine per ridurre donazioni e legati?

L’azione di riduzione non può essere esercitata in modo disordinato, aggredendo a piacimento una donazione qualsiasi. La legge stabilisce un ordine preciso e inderogabile per tutelare la certezza dei traffici giuridici e proteggere chi ha ricevuto un bene da più tempo. La regola è la seguente:

  1. prima si riducono le disposizioni testamentarie: Se il testamento prevede legati o istituisce eredi in quote che ledono la legittima, si procede innanzitutto alla riduzione proporzionale di queste disposizioni;
  2. successivamente si riducono le donazioni: Solo se la riduzione delle disposizioni testamentarie non è sufficiente a reintegrare la legittima, si passa alle donazioni. La riduzione delle donazioni avviene secondo un criterio cronologico inverso: si comincia dall’ultima donazione fatta in vita dal defunto e si risale via via alle precedenti, fino a quando la quota di legittima non viene completamente reintegrata.

Questo meccanismo protegge i donatari più antichi, i quali possono confidare nel loro acquisto a meno che tutte le liberalità successive non siano state erose.

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Cosa succede se si salta una donazione più recente?

La rigidità dell’ordine cronologico ha una conseguenza pratica molto importante. Il legittimario non può, per sua scelta o convenienza, “saltare” una donazione più recente per agire direttamente contro una più risalente nel tempo. Se lo fa, subisce una sorta di “penalizzazione”. La legge, infatti, impone di scomputare (cioè detrarre) dalla sua pretesa il valore che avrebbe potuto ottenere agendo contro il donatario più recente. In altre parole, il legittimario non può recuperare, a danno di un donatario anteriore, quanto avrebbe potuto conseguire dal donatario posteriore.

Facciamo un esempio pratico: il defunto ha donato un bene del valore di 50.000 euro a Tizio nel 2020 e un bene del valore di 80.000 euro a Caio nel 2022. La quota di legittima dell’erede è lesa per 100.000 euro. L’erede deve prima agire contro Caio (donatario più recente). Se per qualsiasi motivo decide di non farlo e agisce direttamente contro Tizio, non potrà chiedergli 100.000 euro, ma solo 20.000 euro (100.000 meno gli 80.000 che avrebbe potuto recuperare da Caio). Questo principio, ha chiarito la Cassazione, vale anche quando l’azione verso il donatario più recente sia preclusa per motivi procedurali, come la mancata accettazione con beneficio d’inventario.

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Si deve sempre rinunciare a un legato per agire in riduzione?

Un’altra regola specifica riguarda il cosiddetto legato in sostituzione di legittima. Si tratta di una disposizione testamentaria con cui il defunto lascia a un legittimario un bene specifico, con l’intento di soddisfare e tacitare ogni sua pretesa sulla legittima. Di norma, il legittimario ha una scelta: o accetta il legato, rinunciando a chiedere qualsiasi altra cosa (anche se il valore del legato è inferiore alla sua quota), oppure vi rinuncia e agisce in riduzione per ottenere l’intera quota di legittima. Esiste, però, un’importante eccezione. Se il testatore ha espressamente previsto nel testamento che il legittimario possa chiedere un supplemento qualora il valore del bene legato risulti inferiore alla legittima, allora il beneficiario non è costretto a scegliere. In questo caso, può trattenere il legato e, contemporaneamente, agire in riduzione per ottenere la differenza, senza dover preventivamente rinunciare a quanto già ricevuto.

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