Smartphone a scuola: ecco perché il divieto non funziona
Nonostante i divieti, gli smartphone restano in classe con gli studenti. Mancano controlli rigidi e il “trucco del doppio telefono” è molto diffuso: lo rivela un nuovo sondaggio di Skuola.net.
Le nuove linee guida impartite dal ministro dell’Istruzione Valditara hanno imposto dal 1° settembre 2025 regole più severe sull’uso dei cellulari in aula, ma i dati raccontano un’altra storia. Secondo un nuovo sondaggio di Skuola.net, nonostante le disposizioni e i divieti, più della metà degli studenti porta con sé lo smartphone in classe, tenendolo nello zaino (spento o silenziato), mentre solo il 18% delle scuole italiane prevede misure più stringenti, come armadietti o custodie dedicate. Il risultato? In un terzo delle classi (33%) i ragazzi continuano a usare il cellulare durante le lezioni, e molto spesso questo accade senza conseguenze, dato che i “prof” non intervengono. Analizziamo i dati e cerchiamo di capire perché
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Come gli studenti aggirano il divieto
Il divieto di utilizzare gli smartphone in classe era stato introdotto per migliorare la concentrazione e l’apprendimento. Riguarda la generalità degli studenti delle scuole secondarie di primo e di secondo grado (per queste ultime lo stop è arrivato proprio a partire dall’anno scolastico 2025/26), salvo casi eccezionali e documentati, come i motivi di salute, una disabilità, i bisogni educativi speciali (BES), o la necessità di indirizzi tecnici specifici, che richiedono l’uso del dispositivo durante le lezioni.
Ma tutto questo sembra scontrarsi con la realtà dei fatti: in base all’indagine condotta da Skuola.net, e ripresa da Orizzonte Scuola, su un campione di 1.000 studenti di scuole medie e superiori, la misura non sta ottenendo i risultati sperati.
I dati parlano chiaro: rispondendo alle domande, più della metà degli studenti, il 56%, ammette di tenere con sé il proprio dispositivo durante le ore di lezione, nello zaino e non a vista, così già contravvenendo alle disposizioni che prevederebbero la consegna all’ingresso a scuola. Ma il dato più sorprendente è che ben un terzo degli alunni (il 33%) dichiara di continuare a usare lo smartphone di nascosto in classe e durante le lezioni, in barba al divieto.
Come riescono i ragazzi e le ragazze a eludere i controlli (se e dove ci sono)? Lo stratagemma più diffuso è quello del “doppio telefono“: uno – spesso vecchio o non funzionante – viene consegnato al docente, mentre quello vero resta nelle tasche dei ragazzi, pronto per essere utilizzato.
Perché il divieto non sta funzionando
A parte l’evidente compiacenza di parecchi insegnanti – che quando si vedono consegnare un cellulare obsoleto si accontentano del rispetto formale del divieto e non pongono obiezioni, accontentandosi del rispetto formale della disposizione o, se vogliamo, accettando consapevolmente di essere presi in giro – secondo l’indagine di Skuola.net, ci sono
- regole applicate in modo disomogeneo tra scuole e classi, così creando un’incertezza e frammentazione di cui parecchi approfittano;
- controlli deboli degli insegnanti, che si limitano a “raccomandare” di non usare il cellulare anziché proibirlo;
- sanzioni disciplinari poco credibili e scarsamente applicate, in conseguenza dell’atteggiamento soft dei docenti;
- astuzia degli studenti nel trovare scappatoie e stratagemmi per aggirare il divieto;
- didattica non sempre coinvolgente, che spinge a distrarsi con lo smartphone durante le lezioni.
L’impatto sulla didattica e sull’attenzione: un bilancio deludente
L’obiettivo principale del divieto era quello di ridurre le distrazioni e favorire un ambiente di apprendimento più produttivo. Tuttavia, i risultati del sondaggio indicano un successo molto limitato. Solo nel
Per il resto, il sondaggio svolto sugli studenti rivela che nel 55% dei casi il divieto di smartphone non ha prodotto nessun cambiamento percepito, e un 36% dei ragazzi intervistati rivela addirittura un peggioramento della concentrazione e delle dinamiche di gruppo, a causa dell’impossibilità di usare il dispositivo in classe.
La sfida per le scuole
Questi numeri aprono un dibattito importante sull’approccio al tema della tecnologia in ambito scolastico. Se il divieto formale e drastico, una volta messo alla prova dei fatti in poco meno di un mese dall’inizio della scuola, si dimostra facilmente aggirabile e poco incisivo sui livelli di concentrazione, forse è necessario ripensare completamente la strategia.
Invece di una contrapposizione netta, la strada da percorrere potrebbe essere quella dell’educazione a un uso consapevole e integrato dello smartphone, trasformandolo da elemento di distrazione a potenziale strumento didattico. La sfida per la scuola del futuro è, ancora una volta, quella di educare piuttosto che vietare.