Posso essere multato per un ricorso scritto con l'IA?

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Autore: Raffaella Mari

04 ottobre 2025

Laurea in Scienze politiche "cum laude" presso l'università della Calabria. Laurea in giurisprudenza presso l'università "Magna Graecia" di Catanzaro. Avvocato con esperienze lavorative nel campo del recupero crediti.

L’uso superficiale dell’intelligenza artificiale per redigere atti giudiziari può portare a sanzioni economiche. Scopri quando un ricorso “a stampone” si trasforma in un abuso del processo.

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L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando ogni settore, compreso quello legale. Offre strumenti potentissimi per la ricerca e la redazione di documenti, ma il suo impiego richiede sempre e comunque il filtro critico e la competenza di un professionista. Quando questo controllo viene a mancare, le conseguenze possono essere molto spiacevoli e costose. Molti, infatti, si chiedono: posso essere multato per un ricorso scritto con l’IA?La risposta, come dimostra una recente decisione di un tribunale, è affermativa. L’uso negligente di questi strumenti, che porta alla creazione di atti legali confusi, generici e non pertinenti al caso specifico, non solo è inutile per la difesa dei propri diritti, ma può essere sanzionato pesantemente dal giudice come un vero e proprio spreco di tempo per la giustizia.

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Cos’è la responsabilità processuale aggravata?

Quando si inizia una causa, si esercita un proprio diritto. Tuttavia, questo diritto non può essere usato in modo sconsiderato o con l’intento di danneggiare la controparte senza una reale ragione. Il nostro sistema giudiziario prevede uno strumento per punire chi si comporta in questo modo: la responsabilità processuale aggravata(art. 96, comma 3, c.p.c.). Si tratta di una sanzione economica che il giudice può imporre a chi ha agito in giudizio con

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malafede (cioè con la consapevolezza di avere torto) o con colpa grave (cioè con una negligenza e una superficialità imperdonabili). Questa misura serve a scoraggiare le liti temerarie e l’abuso del processo, ovvero l’utilizzo degli strumenti giudiziari per finalità diverse da quelle per cui sono stati creati, causando un inutile dispendio di risorse pubbliche.

Mario fa causa a Giovanni sostenendo di vantare un credito di 1.000 euro, pur sapendo perfettamente di essere già stato pagato. Se Giovanni riesce a dimostrare che la causa di Mario era palesemente infondata e intentata solo per creargli fastidio, il giudice può condannare Mario non solo a pagare le spese legali di Giovanni, ma anche un’ulteriore somma a titolo di risarcimento per responsabilità aggravata.

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Quando un atto legale è considerato di scarsa qualità?

Un atto legale non è un semplice tema, ma un documento tecnico che deve seguire una logica precisa e contenere argomenti pertinenti al caso trattato. Un giudice può considerarlo di scarsa qualità quando risulta essere un ammasso disordinato di citazioni di leggi e sentenze prese a caso, senza un filo logico e, soprattutto, senza alcun legame con la questione specifica da decidere. È il caso, ad esempio, di un ricorso che sembra essere stato creato con la tecnica del “copia-e-incolla” da altri atti o, come nel caso esaminato dal Tribunale di Latina (Tribunale di Latina, sez. Lavoro, sent. n. 1034 del 29 settembre 2025), generato da un’

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intelligenza artificiale senza alcuna revisione. In quella vicenda, il giudice ha descritto l’atto come un “coacervo di citazioni normative e giurisprudenziali astratte”, definendolo un atto a stampone, del tutto inadeguato a difendere le ragioni del cittadino.

L’uso dell’IA in tribunale è sempre vietato?

È importante chiarire un punto: la legge non vieta l’uso dell’intelligenza artificiale come supporto al lavoro dell’avvocato. Anzi, può essere uno strumento prezioso per velocizzare la ricerca di leggi o sentenze pertinenti. Il problema sorge quando ci si affida completamente e acriticamente alla macchina. Il giudice non ha sanzionato l’uso dell’intelligenza artificiale

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in sé, ma il risultato che ne è derivato: un atto incomprensibile e inutile. La responsabilità è sempre del professionista, che deve verificare, correggere, personalizzare e adattare il materiale fornito dalla tecnologia al caso concreto. L’errore non sta nell’usare uno strumento moderno, ma nel farlo con negligenza grave, presentando un prodotto che dimostra un totale disinteresse per le regole del processo e per la logica giuridica.

Quali comportamenti aggravano la propria posizione?

Oltre alla scarsa qualità dell’atto scritto, anche il comportamento tenuto durante la causa può contribuire a una condanna per abuso del processo. Dimostrare disinteresse e superficialità nella gestione della pratica è un segnale che il giudice non ignora. Nel caso specifico, ad esempio, il difensore aveva depositato degli scritti prima ancora di aver notificato l’atto alla controparte, non aveva replicato alle difese dell’INPS e, nonostante i ripetuti inviti del giudice a presentarsi in udienza per dare spiegazioni, aveva sistematicamente disertato l’aula, mandando alla fine un sostituto che ha ammesso di non avere nulla da riferire. Questi comportamenti, sommati all’atto illeggibile, hanno convinto il giudice che l’azione legale era stata intrapresa con una gravissima mancanza di serietà.

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A quali sanzioni si va incontro in questi casi?

Quando un giudice accerta un’ipotesi di responsabilità processuale aggravata, le conseguenze economiche per chi ha iniziato la causa in modo temerario possono essere significative. Oltre alla normale condanna a rimborsare le spese legali sostenute dalla controparte vittoriosa, si può essere obbligati a pagare una somma ulteriore, stabilita dal giudice in via equitativa. Questa somma ha una duplice funzione:

Nel caso esaminato, ad esempio, l’autore del ricorso è stato condannato a pagare 1.000 euro all’INPS (la controparte) e altri 1.000 euro alla Cassa delle ammende, un fondo statale, proprio come “multa” per aver sprecato le risorse della giustizia.

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