Decreto flussi: badanti fuori quota, il governo ci ripensa. Tornano i paletti

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Autore: Raffaella Mari

03 ottobre 2025

Laurea in Scienze politiche "cum laude" presso l'università della Calabria. Laurea in giurisprudenza presso l'università "Magna Graecia" di Catanzaro. Avvocato con esperienze lavorative nel campo del recupero crediti.

Approvato il decreto flussi per il triennio 2026-2028. Clamorosa retromarcia sulle badanti: salta l’ingresso illimitato, torna il tetto di 10mila posti.

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Il sipario sulla programmazione dei flussi di lavoratori stranieri in Italia per il prossimo triennio si è finalmente chiuso, ma non senza un colpo di scena che rimescola le carte in tavola per migliaia di famiglie. Il Consiglio dei ministri ha dato il suo sigillo definitivo al Dpcm che fissa le quote di ingresso per il 2026, 2027 e 2028, ma è sul decreto legge collegato che si è consumata una vera e propria marcia indietro. Al centro del contendere, una delle figure professionali più richieste e delicate del nostro tessuto sociale: le

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badanti, o più formalmente gli assistenti familiari. L’ipotesi iniziale di un canale di ingresso senza limiti numerici per chi assiste disabili e grandi anziani è stata accantonata, riportando in auge paletti e tetti numerici. Una decisione frutto di una complessa mediazione politica che ha tenuto il provvedimento in sospeso per quasi un mese, specchio delle tensioni all’interno della maggioranza di Governo.

I numeri del triennio 2026-2028

Il quadro generale delineato dal nuovo Dpcm autorizza un totale di

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497.550 ingressi nell’arco del prossimo triennio. Una cifra imponente, suddivisa con una progressione lievemente crescente anno dopo anno: si partirà con 164.850 ingressi per il 2026, per poi salire a 165.850 nel 2027 e infine a 166.850 nel 2028.

La ripartizione interna di queste quote distingue nettamente due macro-categorie di lavoratori. La fetta più grande è riservata al lavoro stagionale, con un contingente complessivo di 267mila ingressi programmati. La parte restante, pari a 230.550 posti, è invece destinata ai lavoratori subordinati non stagionali e ai lavoratori autonomi, categorie che rispondono a esigenze strutturali e a lungo termine del nostro sistema produttivo e dei servizi alla persona.

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La clamorosa retromarcia sulle badanti

La vera notizia, tuttavia, risiede nella modifica “in corsa” del decreto legge che accompagna la programmazione dei flussi. La prima versione del testo, varata lo scorso 4 settembre, prevedeva una svolta epocale per il settore dell’assistenza familiare: la messa a regime, e quindi la stabilizzazione, di un canale di ingresso fuori quota e senza limiti numerici per le badanti destinate all’assistenza di persone non autosufficienti. Questa apertura è stata cancellata.

Il nuovo articolo 5 del decreto, approvato in via definitiva, cambia completamente rotta: la sperimentazione, introdotta per la prima volta quest’anno dal Dl 145/2024, viene semplicemente prorogata per il triennio 2026-2028. Ma, soprattutto, viene reintrodotto il

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tetto di 10mila ingressi annui che la bozza precedente aveva eliminato. Rimane invece invariata la regola secondo cui la richiesta per questi specifici lavoratori dovrà essere obbligatoriamente presentata tramite le associazioni di categoria del settore domestico o attraverso le agenzie per il lavoro accreditate.

Dietro le quinte: lo scontro politico

Questa inversione di rotta non è casuale, ma è il risultato di un braccio di ferro politico all’interno della maggioranza. Da un lato, la posizione del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, fermamente convinto della necessità di potenziare i canali di ingresso fuori quota per rispondere alla crescente domanda di

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caregiver da parte delle famiglie, in un’Italia demograficamente sempre più anziana. La sua linea era supportata da un dato oggettivo: al 18 giugno scorso, le domande di nulla osta presentate per questo canale sperimentale erano circa 1.300, ovvero appena il 13% del tetto di 10mila disponibile. Un tiraggio così limitato aveva rassicurato l’Esecutivo sulla sostenibilità di un’apertura strutturale e senza limiti, mantenendo fermi, come precisato nella relazione al Dpcm, “il riscontro rigoroso dei requisiti di ingresso”.

Dall’altro lato, però, sono emersi forti malumori, in particolare nelle file della Lega di Matteo Salvini, preoccupata che una simile misura potesse trasformarsi in un canale di ingresso indiscriminato nel Paese. Queste perplessità hanno bloccato per quasi un mese il viaggio del testo tra

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Palazzo Chigi, il Viminale e il ministero del Lavoro, impedendone la pubblicazione. La quadra è stata trovata solo nei giorni scorsi, con una soluzione di compromesso che cerca di bilanciare le esigenze delle famiglie con la volontà di mantenere un controllo numerico sugli ingressi.

Il calendario dei click day e le novità

Con l’approvazione definitiva del pacchetto di norme, ora l’attenzione si sposta sulla fase operativa. Dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Dl e del Dpcm, si attende la fondamentale circolare interministeriale (Interno-Lavoro-Agricoltura-Turismo) che fornirà le istruzioni dettagliate per avviare la macchina organizzativa in vista dei click day

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del prossimo anno.

Il calendario è già stato definito: si inizierà il 12 gennaio con le domande per i lavoratori stagionali agricoli, per proseguire il 9 febbraio con gli stagionali del settore turistico. Il 16 febbraio sarà la volta dei 76.850 lavoratori subordinati non stagionali, un contingente all’interno del quale trovano posto anche 650 lavoratori autonomi. Per questa categoria, inoltre, sono stati ampliati i settori produttivi coinvolti, includendo ora anche il commercio, la logistica, il tessile, il metallurgico e la sanità. Infine, il 18 febbraio si chiuderà con la giornata dedicata ai restanti ingressi: le 13.600 posizioni per colf, badanti e baby sitter che rientrano nelle quote ordinarie e i 500 posti per

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lavoratori qualificati, una nicchia che comprende imprenditori, manager, liberi professionisti, artisti di chiara fama e startupper.

La precompilazione delle domande per evitare abusi

Una delle novità più significative, resa strutturale dal nuovo decreto, è la finestra temporale per la precompilazione delle domande sul portale Ali del ministero dell’Interno. Questa procedura è stata pensata per consentire controlli preventivi e più approfonditi, con l’obiettivo di stanare tempestivamente eventuali truffe e abusi che in passato hanno inquinato il sistema dei flussi.

L’auspicio è che il portale possa aprire a stretto giro, possibilmente già nel mese di ottobre, per rimanere accessibile fino alla fine di novembre. Tuttavia, al momento, non vi è ancora certezza su questa tempistica, un dettaglio che le imprese e le famiglie attendono con ansia per potersi organizzare al meglio in vista delle scadenze di inizio anno.

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