Danno del dipendente: il datore può trattenere lo stipendio?

Aggiungi un commento
Annuncio pubblicitario
Autore: Angelo Greco

05 dicembre 2025

Avvocato, direttore responsabile del giornale "La Legge per Tutti", autore di numerose pubblicazioni (tra cui alcune per il gruppo Feltrinelli, Sole24Ore, Mondadori) si è formato all'università LUISS di Roma. Già collaboratore presso l'Università della Calabria e la Columbia University di New York, è altresì ospite di spazi televisivi e radiofonici per questioni giuridiche. Ha co-condotto uno spazio su Uno Mattina (RaiUno) dal titolo "Tempo e Denaro" tra il 2016 e il 2017. Definito dal Sole24Ore, nel 2020, «il professionista più influente d'Italia» è uno dei primi divulgatori del diritto in Italia, titolare del canale YouTube che porta il suo stesso nome con quasi un milione di followers. Maggiori informazioni su www.avvangelogreco.it

Se un lavoratore danneggia beni aziendali, il datore non può rivalersi subito sullo stipendio. Scopri perché la legge impone una procedura specifica per tutelare i diritti di entrambe le parti.

Annuncio pubblicitario

Immagina questa scena: un magazziniere, durante una manovra un po’ affrettata, urta uno scaffale con il muletto, rovinando sia il veicolo che parte della merce. La reazione istintiva del titolare dell’azienda potrebbe essere quella di addebitare il costo del danno direttamente sulla busta paga del dipendente. Ma è davvero così semplice? La domanda che sorge spontanea in queste situazioni è: in caso di danno del dipendente, il datore può trattenere lo stipendio? La risposta è molto più articolata di un semplice “sì” o “no”. La legge, infatti, prevede un percorso ben definito che il

Annuncio pubblicitario
datore di lavoro è tenuto a seguire, non tanto per complicare le cose, ma per garantire un equilibrio corretto tra il suo diritto a essere risarcito e il diritto del lavoratore a difendersi. Agire d’impulso, come vedremo, può costare molto caro all’azienda.

Cosa succede se un lavoratore danneggia l’attrezzatura?

Nel rapporto di lavoro, il dipendente ha l’obbligo di usare la diligenza richiesta dalla sua mansione per proteggere i beni aziendali che gli sono affidati. Quando, per negligenza o disattenzione, provoca un danno a strumenti, macchinari o veicoli, commette un inadempimento contrattuale. Di fronte a questo evento, il

Annuncio pubblicitario
datore di lavoro ha il diritto di chiedere il risarcimento del danno subito. Tuttavia, non può agire in modo unilaterale e autoritario. La legge stabilisce che il suo diritto a essere compensato economicamente non può essere esercitato attraverso una semplice e immediata trattenuta sullo stipendio. Prima di poter pensare di recuperare la somma, è necessario attivare un meccanismo di garanzia pensato appositamente per tutelare il lavoratore.

È obbligatoria la contestazione disciplinare per il risarcimento?

Il passaggio fondamentale che ogni datore di lavoro deve compiere prima di poter chiedere un risarcimento è avviare un procedimento disciplinare. Questa procedura non è un optional, ma un obbligo di legge che funge da scudo protettivo per il dipendente. Il tutto inizia con una

Annuncio pubblicitario
contestazione disciplinare formale e scritta, in cui l’azienda descrive in modo dettagliato e specifico l’episodio che ha causato il danno, indicando quando e come è avvenuto. Una volta ricevuta la lettera, il lavoratore ha un tempo definito (solitamente cinque giorni) per presentare le proprie giustificazioni, spiegando la sua versione dei fatti e difendendosi. Solo dopo aver ascoltato le ragioni del dipendente, l’azienda potrà decidere se procedere con una sanzione. La giurisprudenza è molto chiara su questo punto: saltare questa fase invalida qualsiasi richiesta economica successiva (Cass. ord. n. 26607/25).

A quel punto, se non c’è accordo tra le parti, il datore dovrà

Annuncio pubblicitario
promuovere un giudizio in tribunale per accertare l’entità del danno: solo un giudice – terzo e imparziale – può infatti determinare l’ammontare della somma corrispondente al pregiudizio patito dall’azienda. Diversamente, si avrebbe un’autodeterminazione da parte del datore che, in una posizione contrattuale di superiorità, potrebbe sconfinare in un abuso.

Come funziona la trattenuta per risarcimento del danno?

Una volta concluso correttamente il procedimento disciplinare, e accertata la responsabilità del dipendente, il datore di lavoro può applicare una sanzione. Questa può variare da un semplice rimprovero scritto a una multa o alla sospensione dal lavoro e dalla retribuzione. Parallelamente alla sanzione, può avanzare la richiesta di

Annuncio pubblicitario
risarcimento del danno. A questo punto, la trattenuta in busta paga diventa una modalità legittima per recuperare il valore del danno. È importante sottolineare che la trattenuta deve essere proporzionata e non può superare determinate soglie per non compromettere le esigenze di vita del lavoratore.

Facciamo un esempio pratico. Un grafico rovescia per errore un caffè sul computer aziendale, rendendolo inutilizzabile:

  • azione sbagliata: l’azienda calcola il costo del nuovo computer (1.000 euro) e trattiene l’intera somma dalla busta paga del mese successivo, senza dire nulla. Questa azione è illegittima;
  • azione corretta: l’azienda invia una lettera di contestazione disciplinare al grafico. Il dipendente risponde, spiegando magari che il tavolino era instabile. L’azienda valuta le giustificazioni e, se le ritiene insufficienti, gli comunica una sanzione (es. un rimprovero scritto) e lo informa che il costo del danno, debitamente quantificato, gli sarà addebitato tramite trattenute rateali sullo stipendio. Se il dipendente contesta l’ammontare dei danni, il datore dovrà necessariamente promuovere un giudizio in tribunale per l’accertamento dell’ammontare del danno.

Cosa accade se il datore di lavoro si rivale senza preavviso?

Se il

Annuncio pubblicitario
datore di lavoro agisce d’impulso e opera una trattenuta sullo stipendio prima ancora di aver inviato una formale contestazione disciplinare, questa azione è da considerarsi illegittima. Il principio, ribadito dalla Corte di Cassazione, è che la procedura di garanzia per il lavoratore viene prima di tutto. Di conseguenza, il dipendente ha il pieno diritto di chiedere e ottenere la restituzione della somma che gli è stata indebitamente sottratta. Anzi, un comportamento del genere da parte dell’azienda le preclude la possibilità di richiedere il risarcimento per quello specifico episodio. In pratica, la fretta di recuperare il denaro si traduce nella perdita definitiva del diritto a farlo. È quindi fondamentale per l’azienda seguire scrupolosamente le regole, non solo per rispettare la legge, ma anche per non vanificare la propria legittima pretesa risarcitoria.

Sostieni laleggepertutti.it

Non dare per scontata la nostra esistenza. Se puoi accedere gratuitamente a queste informazioni è perché ci sono uomini, non macchine, che lavorano per te ogni giorno. Le recenti crisi hanno tuttavia affossato l’editoria online. Anche noi, con grossi sacrifici, portiamo avanti questo progetto per garantire a tutti un’informazione giuridica indipendente e trasparente. Ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di andare avanti e non chiudere come stanno facendo già numerosi siti. Se ci troverai domani online sarà anche merito tuo. Diventa sostenitore clicca qui