Manovra, rottamazione breve e Irpef a 50mila: ultime novità

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Autore: Raffaella Mari

07 ottobre 2025

Laurea in Scienze politiche "cum laude" presso l'università della Calabria. Laurea in giurisprudenza presso l'università "Magna Graecia" di Catanzaro. Avvocato con esperienze lavorative nel campo del recupero crediti.

La manovra prende forma: rottamazione per debiti fino a giugno 2023 con rate brevi e Irpef al 33% fino a 50mila euro. Intanto, le entrate fiscali rallentano.

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Si stringe il cerchio attorno alla prossima manovra di bilancio. Le ore che precedono le decisioni finali del governo sono dominate dal confronto su tre capitoli fondamentali per le tasche dei cittadini e le strategie politiche della maggioranza: la riforma dell’Irpef, una nuova edizione della rottamazione delle cartelle e il dossier pensioni. Le ipotesi si sono moltiplicate, ma il tempo delle scelte è imminente. Domani, un vertice a Palazzo Chigi tra la premier Meloni, il ministro dell’Economia Giorgetti e i leader di maggioranza avrà il compito di trovare un equilibrio sostenibile per le finanze pubbliche. L’obiettivo è far quadrare i conti, inserendo le misure qualificanti del programma all’interno di margini di bilancio tutt’altro che ampi, senza compromettere la stabilità. I tecnici del Ministero dell’Economia hanno lavorato per definire i contorni di interventi mirati, a partire dal complesso capitolo fiscale.

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Rottamazione, la via stretta per le mini cartelle

La quinta edizione della cosiddetta “pace fiscale” si preannuncia più contenuta rispetto alle proposte iniziali, per limitarne l’impatto sui saldi di finanza pubblica. Il perimetro delle cartelle sanabili sarà definito con precisione: potranno rientrare nella nuova definizione agevolata i debiti affidati all’agente della riscossione fino al 30 giugno 2023.

Viene così accantonata l’ipotesi, originariamente avanzata dalla Lega, di estendere il termine fino al 31 dicembre.

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Anche i piani di rateazione saranno più corti rispetto a quanto previsto nel disegno di legge del Carroccio. L’orientamento prevalente è di concedere un massimo di otto anni, con un piano di rimborso suddiviso in 96 rate di importo costante.

Tuttavia, per la stragrande maggioranza dei debiti si profila una via ancora più breve. A spiegarne la ragione è il viceministro all’Economia, Maurizio Leo, che ha sottolineato come il 93% dei debiti abbia un valore unitario inferiore ai 5mila euro.

In questi casi, una dilazione eccessivamente lunga comporterebbe la gestione di “mini versamenti”, il cui costo amministrativo supererebbe il beneficio dell’incasso.

Per questo motivo, si sta valutando l’introduzione di una soglia minima per accedere alla dilazione.

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I dati della commissione tecnica sul magazzino della riscossione sono eloquenti: il 75,9% dei carichi non supera i mille euro, mentre un ulteriore 17,1% si colloca nella fascia tra mille e 5mila euro. È qui che si concentra la quasi totalità dei contribuenti potenzialmente interessati. Benché il peso economico maggiore derivi da quell’1 per mille di debiti superiori ai 500mila euro, che da soli rappresentano il 47,8% degli arretrati totali.

La nuova Irpef e le altre misure fiscali

Sul fronte dell’Irpef, il quadro sembra ormai definito. L’intervento si concentrerà sul secondo scaglione di reddito, la cui aliquota scenderà di due punti percentuali, passando dal 35% al 33%.

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La soglia di reddito per questo scaglione si fermerà a 50mila euro, rimandando a futuri interventi l’obiettivo di portarla a 60mila euro.

Lo sconto massimo per i contribuenti interessati sarà di 440 euro. Un beneficio che, secondo quanto anticipato, si farà sentire anche per i redditi superiori a tale soglia.

La sterilizzazione del vantaggio, attraverso un taglio equivalente delle detrazioni, scatterà infatti a livelli di reddito molto più elevati.

Tra le altre misure allo studio, continua a trovare spazio l’ipotesi di aumentare il valore dei buoni pasto fino a 10 euro, sebbene con una tempistica progressiva che dovrà essere attentamente calibrata per garantirne la sostenibilità finanziaria.

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Conto delle Entrate, primi segnali di frenata

Sebbene il nuovo Piano dei conti indichi un deficit al 3,04%, a un passo dalla soglia di Maastricht, grazie a 2,7 miliardi di maggiori entrate e 2,6 miliardi di minori spese rispetto alle stime di aprile, dal lato degli incassi emergono i primi segnali di un raffreddamento.

Il bollettino delle entrate fiscali, diffuso ieri dal Dipartimento delle Finanze, registra una flessione per le principali imposte dirette nel periodo gennaio-agosto.

Rispetto allo stesso periodo del 2024, l’Irpef segna un calo del -1,9%, pari a 3 miliardi di euro, mentre l’Ires (l’imposta sui redditi delle società) arretra del -2,9%, per un valore di 872 milioni.

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Il gettito complessivo delle imposte dirette si mantiene in territorio leggermente positivo (+0,6%, pari a 1,35 miliardi) solo grazie alla performance delle imposte sostitutive sui redditi di capitale e sui fondi pensione.

Migliore è l’andamento delle imposte indirette, che registrano un aumento del +4,4% (7 miliardi), trainate principalmente dall’Iva, il cui gettito riflette l’andamento dei prezzi e dei consumi.

La lotta all’evasione tiene a galla i conti

A sostenere in modo determinante le entrate tributarie è, ancora una volta, l’attività di lotta all’evasione. Grazie anche ai maxi-accordi fiscali siglati negli ultimi mesi, il bilancio delle somme incassate da accertamenti e controlli si rivela estremamente positivo.

Alla fine di agosto, il contatore segna 10,6 miliardi di euro, con un incremento di un miliardo esatto (+10,4%) rispetto allo stesso periodo del 2024. Questo flusso di cassa si sta dimostrando fondamentale per compensare la debolezza di Irpef e Ires e mantenere in attivo il bilancio delle imposte dirette.

Alla riga finale, il preconsuntivo a fine agosto indica un aumento delle entrate tributarie totali di 8,3 miliardi, corrispondente a una crescita del +2,2%.

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