Cosa succede se rifiuti il test del DNA per la paternità?
Non sei sicuro di essere il padre biologico di un bambino e la situazione è complicata? Un recente caso giudiziario spiega gli obblighi del genitore biologico e le conseguenze del non agire.
Immagina una situazione in cui una coppia si separa e, poco dopo, la donna scopre di essere incinta. Ma c’è un dubbio: il padre biologico potrebbe non essere il suo ex compagno, ma un’altra persona. Che responsabilità ha l’uomo che potrebbe essere il padre? Deve intervenire? E se non lo fa, quali conseguenze affronta?
Queste sono domande complesse, ma un recente caso giudiziario ha fatto luce su una questione fondamentale: se hai il dubbio di essere il padre sei obbligato a fare il test del DNA, altrimenti risarcisci il danno?
Indice
Quando nascono i doveri di un padre?
Gli obblighi di un genitore, come il mantenimento, l’educazione e l’istruzione del figlio, non dipendono dal fatto che il genitore riconosca formalmente il bambino. Questi doveri nascono in automatico dal momento della procreazione. La legge, infatti, collega la responsabilità genitoriale proprio al fatto di aver generato un figlio. Non si può “scegliere” di essere genitori solo dopo averlo deciso o scoperto, ma si è già responsabili fin dall’inizio. Questo concetto, che lega la responsabilità al fatto di aver messo al mondo un bambino, è alla base del risarcimento per i danni che possono derivare dalla mancata assunzione di tale responsabilità (Cass. sent. 1370/2025, Corte d’Appello di Bari, art. 147 e 148 del Codice Civile e art. 30 della Costituzione).
Un uomo ha una relazione e la sua partner rimane incinta. L’uomo sa della gravidanza, ma ha dei dubbi sulla paternità perché la donna aveva contemporaneamente un’altra relazione. Se l’uomo, pur sapendo di poter essere il padre, decide di disinteressarsi della situazione e non fa nulla per verificare la sua paternità, sta già violando i suoi doveri di genitore.
Se ho dei dubbi sulla paternità, sono obbligato a fare il test del DNA?
Nonostante i dubbi, la legge stabilisce un “elementare principio di responsabilità della paternità”. Questo principio implica che un uomo, che ha avuto un rapporto con una donna che ha portato a una gravidanza, ha il dovere di agire per chiarire la sua situazione. Ciò significa che, anche in presenza di incertezze, deve attivarsi per tutelare lo stato di figlio, ad esempio sottoponendosi a un test del DNA (Cass. sent. 1370/2025). La mancanza di iniziativa da parte sua, ovvero la scelta di non togliersi il dubbio, costituisce un illecito.
Pensiamo al caso di un uomo a cui la donna confessa di aver frequentato un’altra persona durante la gravidanza. L’uomo si allontana, decidendo di non volerne più sapere. Questo comportamento, secondo la giurisprudenza, è inaccettabile. Avrebbe dovuto, invece, farsi avanti e fare il test del DNA. Non farlo significa non aver adempiuto al suo dovere di padre, violando i suoi obblighi e causando un danno al figlio.
Quando il danno per il figlio inizia a contare?
Quando un genitore non si assume le proprie responsabilità, il figlio subisce un danno, chiamato danno non patrimoniale da privazione della figura genitoriale. La Corte d’Appello di Bari ha chiarito che questo danno non decorre da quando il figlio scopre la verità, ma dalla sua nascita (Cass. sent. 1370/2025). Il fatto che il figlio non fosse consapevole di questo danno non cambia il momento in cui esso si è verificato, che coincide con la nascita e, quindi, con l’inizio dell’inadempimento degli obblighi da parte del genitore biologico.
Un ragazzo scopre a quattordici anni che il padre che lo ha cresciuto non è il suo padre biologico. La sua percezione di aver subito un danno inizia a quell’età. Tuttavia, il danno vero e proprio, secondo la legge, è cominciato quando è nato, nel momento in cui il suo padre biologico non ha adempiuto ai suoi doveri. Pertanto, il risarcimento per la mancata assenza della figura paterna viene calcolato fin dal giorno della sua nascita.
La presenza di un’altra figura paterna influenza il risarcimento?
Spesso accade che un’altra figura, come il marito della madre, si sostituisca al padre biologico e si prenda cura del bambino. La presenza di questa figura vicariante
Tornando all’esempio di prima, il ragazzo che ha scoperto la verità ha avuto, per tutta la sua infanzia e adolescenza, la figura di un padre che lo ha accudito e sostenuto. Questo fatto non elimina il danno causato dall’assenza del padre biologico, ma lo attenua. Per questo motivo, il giudice può decidere di diminuire l’importo totale del risarcimento che il padre biologico deve versare. Nonostante la presenza di un’altra figura di riferimento, il ragazzo ha comunque subito la privazione di un rapporto fondamentale, quello con il suo padre biologico.