Gli autori possono dire “no” all’AI? Ecco come bloccare l’uso delle opere per addestrare algoritmi

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Autore: Raffaella Mari

13 ottobre 2025

Laurea in Scienze politiche "cum laude" presso l'università della Calabria. Laurea in giurisprudenza presso l'università "Magna Graecia" di Catanzaro. Avvocato con esperienze lavorative nel campo del recupero crediti.

L’Europa ha introdotto una clausola che consente a scrittori, fotografi, editori e creativi di vietare l’uso delle proprie opere da parte dell’intelligenza artificiale. Ma come funziona davvero questo diritto di opposizione? E cosa deciderà la Corte di Giustizia Europea nel 2026?

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Nel cuore del dibattito su AI e copyright c’è una domanda semplice ma cruciale: posso impedire che l’intelligenza artificiale usi le mie creazioni?

La risposta è , ma a una condizione: bisogna esercitare un diritto chiamato opt-out, previsto dalla normativa europea recepita in Italia con la Legge 132/2025. Questo strumento permette agli autori di vietare che i loro testi, immagini, video o musiche vengano utilizzati per

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addestrare sistemi di AI, soprattutto a fini commerciali.

Come apprendono le AI? Con il text and data mining

Il processo si basa sul text and data mining (TDM): una tecnica automatizzata che consente agli algoritmi di “leggere” enormi quantità di dati disponibili online per individuare pattern, replicare stili e generare nuovi contenuti.

Il problema nasce quando questo “studio” coinvolge opere protette da copyright. Ogni uso dovrebbe essere autorizzato dal titolare dei diritti. Ma l’AI analizza, copia, impara. Qui entra in gioco il diritto di

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opt-out.

Il diritto di dire no: cos’è e come si esercita

Chi non vuole che la propria opera venga usata per addestrare AI deve esprimere il rifiuto in modo leggibile dalle macchine. Non basta un disclaimer: servono strumenti tecnici, come metadati, istruzioni nel codice o protocolli per i bot.

Facciamo un esempio concreto. un sito d’informazione può vietare il TDM sia nei termini di servizio sia con un blocco tecnico ai crawler.

Molti editori e creatori stanno già adottando queste misure, anche tramite le proprie collecting societies.

La Legge 132/2025 consente il TDM, ma solo se i titolari non si oppongono. Tuttavia, questa apertura ha generato nuove incertezze legali.

La domanda vera è: cosa succede quando l’AI genera testi o immagini simili all’originale? Se usa frasi, melodie o elementi visivi quasi identici, si entra in un’area grigia.

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Le leggi europee – come il Regolamento UE 2024/1689 e la Direttiva 2019/790non risolvono ancora questi dubbi.

L’AI può usare le tue opere? Sì, a meno che tu non lo vieti

In attesa della Corte UE: una sentenza chiave

Il punto di svolta arriverà dalla Corte di Giustizia Europea, chiamata a decidere nella causa Google vs. un editore europeo (C-250/25). La sentenza, prevista nel 2026, dovrà chiarire:

La pronuncia avrà un impatto diretto sull’applicazione delle regole in tutta Europa e definirà i confini dell’uso dell’AI nel rispetto del diritto d’autore.

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