Cosa si può scrivere in un testamento?

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Autore: Angelo Greco

05 gennaio 2026

Avvocato, direttore responsabile del giornale "La Legge per Tutti", autore di numerose pubblicazioni (tra cui alcune per il gruppo Feltrinelli, Sole24Ore, Mondadori) si è formato all'università LUISS di Roma. Già collaboratore presso l'Università della Calabria e la Columbia University di New York, è altresì ospite di spazi televisivi e radiofonici per questioni giuridiche. Ha co-condotto uno spazio su Uno Mattina (RaiUno) dal titolo "Tempo e Denaro" tra il 2016 e il 2017. Definito dal Sole24Ore, nel 2020, «il professionista più influente d'Italia» è uno dei primi divulgatori del diritto in Italia, titolare del canale YouTube che porta il suo stesso nome con quasi un milione di followers. Maggiori informazioni su www.avvangelogreco.it

Un testamento non serve solo a distribuire beni di valore economico. È un atto formale con cui puoi esprimere le tue ultime volontà, incluse disposizioni personali, morali e familiari, tutte legalmente valide.

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Quando si pensa a come pianificare il proprio futuro e a come sistemare i propri interessi dopo la morte, la mente corre subito alla divisione di case, soldi e altri beni. È un pensiero legittimo, ma riduttivo. Le ultime volontà di una persona, infatti, possono andare ben oltre il semplice aspetto materiale. In molti si chiedono: cosa si può scrivere in un testamento?

La risposta è più ampia di quanto si creda. Questo documento, infatti, non è solo un atto di gestione patrimoniale, ma un vero e proprio strumento per dare forma a desideri personali, proteggere persone care e persino trasmettere valori morali, a patto di rispettare le regole previste dalla legge.

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Che cos’è esattamente un testamento?

Il testamento è l’atto con cui una persona decide la sorte del proprio patrimonio per il momento in cui non ci sarà più (art. 587 c.c.). Questa definizione, però, va intesa in senso dinamico. Non riguarda solo i beni che possiedi nel momento in cui scrivi il documento, ma l’intero patrimonio così come si presenterà al momento del decesso. Ciò significa che include sia i beni acquistati dopo la stesura sia esclude quelli venduti nel frattempo.

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La legge lo definisce come un atto unilaterale e revocabile per garantire la massima libertà a chi lo redige:

  • unilaterale significa che non richiede l’accordo di nessun altro per essere valido. La tua volontà è l’unica che conta, a differenza di un contratto;
  • revocabile significa che puoi cambiarlo, modificarlo o riscriverlo da capo quante volte vuoi, fino all’ultimo istante della tua vita (art. 679 c.c.). L’ultima versione è quella che conta.

Se oggi scrivi un testamento nominando Marco tuo erede universale e possiedi una casa e un’auto, ma tra dieci anni vendi la casa e acquisti un appartamento, Marco alla tua morte erediterà l’appartamento e l’auto, non la casa che non è più nel tuo patrimonio.

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Perché il testamento è un atto personalissimo?

Per la delicatezza e l’importanza delle scelte in esso contenute, il testamento è considerato un atto personalissimo. Questo termine tecnico significa che devi essere tu, e solo tu, a formulare la tua volontà. Non puoi delegare questo compito a nessuno. Non è possibile, ad esempio, fare testamento tramite un procuratore o un rappresentante legale. Allo stesso modo, dei genitori non possono scrivere un testamento per un figlio, anche se minorenne. La legge vuole che le disposizioni di ultima volontà siano l’espressione più autentica, diretta e libera del testatore, senza intermediari o influenze esterne che possano comprometterne la spontaneità.

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Quali forme deve rispettare il testamento?

Un testamento, per essere valido, deve essere un atto formale, cioè redatto secondo una delle forme previste dalla legge. Salvo casi eccezionali (come calamità naturali, epidemie o missioni militari), le forme ordinarie sono tre:

  • testamento olografo: è quello scritto, datato e firmato interamente a mano dal testatore (art. 602 c.c.);
  • testamento pubblico: è quello redatto da un notaio, che mette per iscritto le volontà dichiarate dal testatore davanti a due testimoni (art. 603 c.c.);
  • testamento segreto: può essere scritto a mano o con mezzi meccanici dal testatore, che poi lo consegna sigillato a un notaio in presenza di testimoni (art. 604 c.c.).

Queste tre forme sono perfettamente equivalenti tra loro e hanno lo stesso valore legale (per consigli sulla scelta concreta, leggi “

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Quale tipo di testamento è meglio fare“).

Un testamento olografo successivo può modificare o annullare un precedente testamento pubblico, e viceversa. Al contrario, un testamento comunicato solo a voce, il cosiddetto testamento nuncupativo, è completamente nullo e non ha alcun valore giuridico. Può al massimo essere considerato una raccomandazione morale per gli eredi, che però non sono obbligati a rispettarla.

Si possono fare testamenti tra più persone?

La natura unilaterale e personale del testamento porta a un’importante conseguenza: il divieto di patti successori e di alcune forme di testamento collettivo. Sono infatti nulli:

  • il testamento congiuntivo, ovvero un unico documento in cui due o più persone scrivono insieme le loro volontà. Ad esempio, due coniugi che firmano lo stesso foglio per lasciare i loro beni l’uno all’altro;
  • il testamento reciproco, in cui una persona nomina erede un’altra a condizione di essere a sua volta nominata erede da quest’ultima (art. 589 c.c.). Ad esempio: “Nomino erede Tizio perché lui, nel suo testamento, ha nominato me”.

È invece considerato valido il

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testamento simultaneo: due persone redigono due atti distinti, anche sullo stesso foglio, in cui si nominano reciprocamente eredi. La validità dipende dal fatto che non si riesca a provare che i due atti siano l’uno la condizione implicita dell’altro, preservando così l’autonomia delle singole volontà.

Il testamento può contenere solo disposizioni non patrimoniali?

La caratteristica principale del testamento è il suo contenuto patrimoniale, ovvero la divisione di beni con un valore economico. Tuttavia, la legge prevede espressamente che un testamento possa contenere anche disposizioni di carattere non patrimoniale (art. 587, comma 2, c.c.). Non solo: un testamento che contiene

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esclusivamente disposizioni di questo tipo è perfettamente valido. Si tratta di un modo per lasciare un’eredità morale e affettiva oltre che materiale.

Ecco alcuni esempi di volontà non patrimoniali che puoi inserire in un testamento:

  • il riconoscimento di un figlio nato fuori dal matrimonio (art. 256 c.c.);
  • la nomina di un tutore per i tuoi figli minorenni o per un figlio incapace;
  • la nomina di un curatore speciale che amministri i beni lasciati in eredità a un minorenne;
  • la riabilitazione di un erede che si era reso “indegno” a succedere, perdonandolo e riammettendolo all’eredità;
  • disposizioni a favore dell’anima, come la richiesta di celebrare messe o di compiere atti di culto;
  • la nomina di un esecutore testamentario, cioè una persona di fiducia incaricata di dare concreta attuazione alle tue volontà (ad esempio, consegnare i beni ai legatari o gestire la divisione);
  • la designazione del beneficiario di una polizza vita o la revoca di una designazione precedente.

Che differenza c’è tra raccomandazione, condizione e onere?

Nel testamento è fondamentale distinguere tra semplici desideri e vere e proprie disposizioni vincolanti. La legge tratta queste volontà in modo molto diverso.

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Una raccomandazione è un semplice desiderio morale, privo di valore giuridico. Frasi come “Sarei felice se i miei eredi conservassero la mia corrispondenza” o “Mi piacerebbe che non frazionaste la mia collezione di francobolli” non creano alcun obbligo.

Le condizioni sono clausole che subordinano l’efficacia di una disposizione a un evento futuro e incerto. Esempio: “Nomino erede mio nipote Carlo, a condizione che consegua la laurea in medicina”. Se la condizione non si avvera, la disposizione non ha effetto.

Gli oneri (o modus) sono obblighi imposti all’erede o al legatario, che deve adempiere per poter godere del lascito. L’onere non sospende l’efficacia della disposizione, ma crea un vero e proprio dovere. Esempio: “Nomino erede la mia amica Giulia, con l’onere di finanziare con 30.000 euro una borsa di studio annuale per uno studente di medicina meritevole e privo di mezzi dell’Università di Torino”. Giulia eredita subito, ma è legalmente obbligata a rispettare questa volontà.

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