Quali parenti hanno diritto alla legittima?

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Autore: Angelo Greco

03 febbraio 2026

Avvocato, direttore responsabile del giornale "La Legge per Tutti", autore di numerose pubblicazioni (tra cui alcune per il gruppo Feltrinelli, Sole24Ore, Mondadori) si è formato all'università LUISS di Roma. Già collaboratore presso l'Università della Calabria e la Columbia University di New York, è altresì ospite di spazi televisivi e radiofonici per questioni giuridiche. Ha co-condotto uno spazio su Uno Mattina (RaiUno) dal titolo "Tempo e Denaro" tra il 2016 e il 2017. Definito dal Sole24Ore, nel 2020, «il professionista più influente d'Italia» è uno dei primi divulgatori del diritto in Italia, titolare del canale YouTube che porta il suo stesso nome con quasi un milione di followers. Maggiori informazioni su www.avvangelogreco.it

La legge riserva una quota di eredità, la legittima, solo a parenti stretti: coniuge, figli e ascendenti (solo se mancano i figli). Questi sono i legittimari. Fratelli e sorelle sono esclusi.

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Molti pensano che con un testamento si possa lasciare il proprio patrimonio a chiunque, magari escludendo i parenti più stretti a favore di un estraneo. In realtà, la legge italiana pone dei limiti precisi alla libertà di disporre dei propri beni dopo la morte. Esiste una “barriera” invalicabile, chiamata quota di legittima, che spetta di diritto a un nucleo ristretto di familiari. Capire quali parenti hanno diritto alla legittima è fondamentale, perché la legge protegge questi soggetti (i “

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legittimari“) anche contro la volontà del defunto, persino se in vita aveva fatto molte donazioni.

Chi sono i legittimari?

La legge identifica in modo molto preciso e tassativo le persone che non possono essere private di una quota minima del patrimonio. Questi soggetti, definiti legittimari, sono elencati nell’articolo 536 del Codice Civile (art. 536 cod. civ.). Si tratta esclusivamente di tre categorie:

  • il coniuge superstite;
  • i figli;
  • gli ascendenti (genitori, nonni).

La giurisprudenza conferma costantemente che solo queste figure (come ribadito, ad esempio, da Cass. Civ., Sez. 2, N. 25434 del 16-09-2025) possono utilizzare gli strumenti legali, come l’azione di riduzione, per proteggere la loro quota.

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Quali diritti hanno coniuge e figli?

Il coniuge è considerato uno dei principali soggetti tutelati. Il suo diritto alla quota di riserva è indiscusso e confermato in svariati ambiti, come nella disciplina dei patti di famiglia (art. 768 quater cod. civ.) e da numerose sentenze (Cass. Civ., Sez. 5, N. 29506 del 24-12-2020; Tribunale Di Santa Maria Capua Vetere, Sentenza n.4011 del 29 Ottobre 2024).

Anche i figli rappresentano il nucleo centrale della tutela. È importante sottolineare che, grazie alle riforme (L. 219/2012), la legge ha eliminato ogni differenza tra figli nati dentro o fuori dal matrimonio (“legittimi” e “naturali”), unificandoli nell’unica categoria di “figli” (art. 536 cod. civ.), come già sollecitato in passato dalla Corte Costituzionale (Corte Cost., sent. n. 335 del 23 dicembre 2009). La tutela si estende pienamente anche ai figli adottivi.

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Per capire quanto sia forte questa tutela, basta guardare alle quote (art. 537 cod. civ.): se il genitore lascia un solo figlio, a quest’ultimo è riservata la metà dell’intero patrimonio. Se i figli sono più di uno, la quota a loro riservata sale ai due terzi del patrimonio, da dividersi in parti uguali tra loro (Cass. Civ., Sez. 3, N. 15879 del 13-06-2025).

E i nonni o i nipoti del defunto?

La posizione degli ascendenti (i genitori o, in loro assenza, i nonni del defunto) è particolare. Sono a tutti gli effetti legittimari (art. 536 cod. civ.), ma il loro diritto è condizionato. Essi hanno diritto alla quota di legittima solo ed esclusivamente se il defunto non lascia figli

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(o loro discendenti). Se c’è anche un solo figlio, gli ascendenti perdono il loro diritto alla quota di riserva.

Un discorso diverso vale per i discendenti dei figli (i nipoti del de cuius). La legge stabilisce che i discendenti, i quali vengono alla successione “in luogo” del figlio (ad esempio perché il figlio è morto prima del nonno o ha rinunciato all’eredità), acquisiscono gli stessi diritti alla legittima che spettavano al loro genitore (art. 536 cod. civ.). È il meccanismo della rappresentazione, che tutela la stirpe (Tribunale Ordinario Milano, sez. 4, sent. n. 8273/2023).

I fratelli e le sorelle hanno diritto alla legittima?

Spesso si genera confusione tra le regole della successione necessaria (quella sulla legittima) e quelle della

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successione legittima (che si apre quando manca un testamento). L’elenco degli eredi che subentrano per legge (art. 565 cod. civ.) è più ampio e include, ad esempio, i fratelli e le sorelle e altri parenti. Tuttavia, questi soggetti non sono legittimari. I fratelli e le sorelle, quindi, non hanno alcun diritto intangibile a una quota del patrimonio.

Se una persona decide di lasciare tutto il suo patrimonio con un testamento a un amico, i suoi figli possono impugnare il testamento per ottenere la loro quota di legittima. Se quella stessa persona, invece, non ha figli né coniuge e lascia tutto all’amico, i suoi fratelli non potranno fare nulla, perché non hanno diritto alla legittima (Cass. Civ., Sez. 3, N. 15879 del 13-06-2025).

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I cugini o altri parenti possono reclamare una quota?

L’elenco dei legittimari fornito dall’articolo 536 del Codice Civile è, come detto, tassativo. Ciò significa che nessun altro parente, al di fuori di coniuge, figli, discendenti dei figli (per rappresentazione) e ascendenti (solo in assenza di figli), può reclamare una quota di riserva. I cugini e tutti gli altri parenti collaterali (zii, nipoti figli di fratelli, ecc.) sono completamente esclusi da questa tutela (Tribunale Ordinario Milano, sez. 4, sent. n. 8273/2023). Sebbene la successione legittima (senza testamento) possa arrivare fino ai parenti di sesto grado (art. 572 cod. civ.), nessuno di loro ha il potere di contestare un testamento che li escluda.

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