Posso sanare gli errori fiscali passati?

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Autore: Paolo Florio

23 febbraio 2026

Dottore Commercialista (2007) e Avvocato (2010). Svolge l’attività professionale di consulente e giurista d’impresa, con specializzazione nel campo del diritto tributario, diritto societario, diritto commerciale, diritto fallimentare e diritto penale dell’economia. Ha maturato, altresì, una specifica esperienza quale munus pubblicum per conto di diversi Tribunali avendo svolto incarichi giudiziari e in particolare di Custode e Amministratore Giudiziario, di Curatore Fallimentare, di professionista delegato alle vendite nelle procedure esecutive, nonché C.T.U. in giudizi civili e perito per la Procura in procedimenti penali.

Torna il ravvedimento speciale per chi accetta il concordato biennale. Una chance per regolarizzare il passato (2019-2023) pagando un’imposta sostitutiva e sanzioni molto ridotte.

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Il rapporto tra i contribuenti e il Fisco è spesso visto come un braccio di ferro, fatto di controlli e sanzioni. Da qualche tempo, però, si sta cercando di cambiare questa impostazione. L’ultima riforma fiscale (L. n. 111/2023) sta spingendo verso un modello diverso, basato sulla collaborazione e su un approccio “premiale” e “preventivo”, che cerca di superare la tradizionale concezione “repressiva”. In questa nuova ottica si inserisce un’importante novità, approvata dalla Commissione Finanze della Camera tramite un emendamento al Decreto fiscale n. 84/2025 ora convertito in legge. Molti professionisti e imprese si stanno chiedendo:

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posso sanare gli errori fiscali passati?

La risposta adesso è sì, grazie alla reintroduzione del cosiddetto ravvedimento operoso speciale.

In cosa consiste il ravvedimento operoso speciale?

Questo istituto permette ai contribuenti di “mettersi in regola” spontaneamente. In termini semplici, è un’autocorrezione. Invece di aspettare che sia l’amministrazione finanziaria

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a trovare un errore e a inviare una contestazione (con relative sanzioni piene), il contribuente fa una libera scelta. Decide di rimediare da solo a errori oppure omissioni nel versamento dei tributi, dimostrando un atteggiamento collaborativo. Si tratta di sanare la propria posizione prima che scatti un controllo.

Chi può beneficiare di questa sanatoria?

Questo specifico ravvedimento “speciale” non è aperto a tutti. L’emendamento approvato lo riserva a una platea precisa: i professionisti e le imprese che decidono di aderire al concordato preventivo biennale. Quest’ultimo è un altro strumento centrale della nuova riforma, basato su una tassazione “consensuale”: in pratica, Fisco e contribuente si accordano preventivamente sul reddito da tassare per i due anni successivi. Il ravvedimento speciale, quindi, funziona come un’opportunità di “pulizia” del passato riservata a chi accetta questo patto sul futuro.

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Quali anni si possono regolarizzare?

Il periodo che si può sanare dipende da quando si aderisce al concordato. La norma distingue due situazioni:

  1. i contribuenti che aderiscono alla proposta di concordato per il biennio 2025-2026: questi soggetti ottengono la finestra temporale più ampia, potendo regolarizzare la propria posizione per i periodi d’imposta che vanno dal 2019 al 2023;
  2. i contribuenti che, invece, hanno già aderito alla proposta di concordato nell’anno 2024: questi possono beneficiare del ravvedimento speciale solo per sanare l’anno 2023.

Qual è il vantaggio di questa scelta collaborativa?

Scegliere di essere collaborativi e di autodenunciare gli errori passati comporta, ovviamente, un

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trattamento agevolato da parte dell’amministrazione finanziaria. Il vantaggio è concreto e si manifesta in due modi:

  • una forte riduzione delle sanzioni che si sarebbero dovute pagare se l’errore fosse stato scoperto dal Fisco;
  • il versamento di una imposta sostitutiva calcolata in modo vantaggioso.

Come si calcola l’imposta sostitutiva da pagare?

L’imposta non è una cifra fissa uguale per tutti, ma varia in base all’affidabilità fiscale del contribuente (quella calcolata tramite gli indici sintetici di affidabilità, gli ISA).

La base imponibile su cui si paga l’imposta sostitutiva si ottiene prendendo la differenza tra il reddito dichiarato (quello originario, più basso) e il

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reddito stimato (quello più alto che si sta regolarizzando). Questo importo viene poi aumentato di una percentuale collegata, appunto, all’affidabilità.

L’emendamento chiarisce che per la base imponibile Irpef, un contribuente con un’affidabilità fiscale altissima (pari a 10) vedrà la differenza tra reddito d’impresa e valore effettivo incrementata solo del 5%. Il quantum (l’ammontare) da versare cambia, quindi, a seconda del “voto” di affidabilità del contribuente.

Quali sono le scadenze per il pagamento?

Una volta calcolate le somme dovute (imposta sostitutiva e sanzioni ridotte), il contribuente potrà scegliere come effettuare il versamento. Il Decreto fiscale emendato e convertito in legge n.108/2025 prevede due strade:

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  1. pagamento in unica soluzione, da versare nel periodo compreso tra il 25 gennaio 2026 e il 15 marzo 2026;
  2. oppure mediante un pagamento rateale, con la prima rata da versare a partire dal 15 marzo 2026.

Perché il Fisco reintroduce queste sanatorie?

La reintroduzione di questo strumento dimostra un chiaro interesse strategico da parte del legislatore. L’obiettivo evidente è quello di incrementare l’adesione al concordato preventivo biennale. Questo istituto, infatti, è doppiamente vantaggioso per lo Stato: da un lato, è la massima espressione della “tassazione consensuale” voluta dalla riforma; dall’altro, in modo molto concreto, garantisce delle entrate erariali (cioè incassi per le casse dello Stato) in modo più certo e preventivabile.

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