Rinnovo patente e farmaci oppioidi: cosa rischio?

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Autore: Angelo Greco

23 febbraio 2026

Avvocato, direttore responsabile del giornale "La Legge per Tutti", autore di numerose pubblicazioni (tra cui alcune per il gruppo Feltrinelli, Sole24Ore, Mondadori) si è formato all'università LUISS di Roma. Già collaboratore presso l'Università della Calabria e la Columbia University di New York, è altresì ospite di spazi televisivi e radiofonici per questioni giuridiche. Ha co-condotto uno spazio su Uno Mattina (RaiUno) dal titolo "Tempo e Denaro" tra il 2016 e il 2017. Definito dal Sole24Ore, nel 2020, «il professionista più influente d'Italia» è uno dei primi divulgatori del diritto in Italia, titolare del canale YouTube che porta il suo stesso nome con quasi un milione di followers. Maggiori informazioni su www.avvangelogreco.it

Se usi farmaci oppioidi come la buprenorfina, la Commissione Medica può negare il rinnovo della patente. Il Consiglio di Stato lo conferma: la sicurezza stradale è prioritaria sull’esigenza di mobilità.

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Molte persone convivono con condizioni, come il dolore cronico, che richiedono terapie farmacologiche costanti. A volte, queste terapie includono farmaci potenti, che agiscono sul sistema nervoso centrale. Ma cosa succede quando ci si siede al volante? E, soprattutto, cosa accade al momento di rinnovare la licenza di guida? È un dilemma che tocca molti, perché bilancia il diritto alla cura e alla mobilità con la sicurezza di tutti. Una recente sentenza ha messo un punto fermo sulla questione, e molti si chiedono: in caso di

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rinnovo patente e farmaci oppioidi, cosa rischio?

Il Consiglio di Stato ha dato una risposta molto chiara, privilegiando la sicurezza collettiva.

Cosa ha deciso il Consiglio di Stato sugli oppioidi?

Con una recente sentenza (Cons. Stato, sez. V, sent., 11 settembre 2025, n. 7286), i giudici amministrativi hanno respinto in via definitiva il ricorso di un cittadino. A questa persona era stato negato il rinnovo della patente di guida dalla

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Commissione Medica Locale (CML). Il motivo? Il ricorrente era sottoposto a una terapia per il dolore cronico che includeva la buprenorfina (un farmaco oppiaceo, a volte usato in cerotti transdermici), associata ad altri farmaci come la duloxetina e il pregabalin.

La Commissione ha ritenuto che questo mix di sostanze, agendo sul sistema nervoso centrale, rappresentasse un rischio troppo alto per la guida. Il Consiglio di Stato ha confermato che questa decisione era legittima.

Quale legge vieta la guida se si usano psicofarmaci?

Il diniego della Commissione Medica non è stato un atto arbitrario, ma l’applicazione di una normativa europea recepita in Italia (d.lgs. 59/2011). Nello specifico, l’

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Allegato III, punto F1, di questo decreto è molto severo: prevede il divieto di rilascio o rinnovo della patente per chiunque faccia uso di sostanze psicotrope o stupefacenti.

La norma è netta e si applica “qualunque sia la categoria di patente richiesta”, dalla patente A per la moto a quella per i camion. La buprenorfina, essendo un oppiaceo, rientra pienamente in questa categoria e giustifica, secondo i giudici, il provvedimento di divieto.

Il giudice può annullare la decisione della Commissione Medica?

Il ricorrente ha provato a sostenere che la decisione della CML fosse ingiusta, ma il Consiglio di Stato ha ribadito un principio chiave: il giudizio della Commissione Medica Locale

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si basa su valutazioni tecnico-discrezionali.

In parole semplici, i medici della commissione sono i tecnici esperti e la loro valutazione ha un peso enorme. Un giudice amministrativo non può sostituirsi a loro nel merito (non può dire “secondo me, quel farmaco è sicuro”).

Il giudice può intervenire solo se la decisione della CML è palesemente illogica, arbitraria (una evidente irragionevolezza) o se si basa su fatti palesemente sbagliati (un travisamento dei fatti). In questo caso, i giudici hanno ritenuto la motivazione “più che sufficiente”.

Perché la sicurezza stradale batte il diritto a guidare?

La sentenza rafforza la netta prevalenza dell’interesse pubblico alla sicurezza stradale

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rispetto alle esigenze individuali di mobilità. Anche se per il cittadino la patente è fondamentale per la vita quotidiana o per il lavoro, questo bisogno passa in secondo piano di fronte al rischio che può rappresentare per gli altri.

I giudici hanno sottolineato che il punto non era solo l’uso dell’oppioide in sé, ma la sua associazione con altri psicofarmaci (pregabalin e duloxetina). Questa combinazione, secondo la CML, crea un mix che “comporta un rischio incompatibile con la guida”.

Devo avere sintomi evidenti per perdere la patente?

Un aspetto molto importante della decisione riguarda il principio di precauzione. La Commissione Medica Locale, e di conseguenza i giudici, non hanno bisogno di aspettare che il paziente mostri sintomi evidenti di alterazione, come sonnolenza o riflessi rallentati, durante la visita. Non è necessario dimostrare che il guidatore sia attualmente incapace di guidare. Il principio di precauzione impone di agire preventivamente: la semplice assunzione di quella combinazione di farmaci oppioidi e psicotropi è considerata un rischio potenziale talmente alto che impone il diniego del rinnovo per proteggere la collettività, anche “in assenza di sintomi evidenti nel paziente”.

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