Ho colpa nel danno: il risarcimento è ridotto?
Hai subìto un danno ma hai una parte di responsabilità? L’articolo 1227 del Codice Civile riduce o esclude il risarcimento. Ecco la differenza tra concorso di colpa e dovere di non aggravare il danno.
Quando si subisce un danno, che derivi da un contratto non rispettato o da un illecito compiuto da altri, la reazione istintiva è pensare di avere diritto al 100% del risarcimento. Eppure, la legge introduce un principio di equilibrio fondamentale, spesso sottovalutato: quello dell’auto-responsabilità. Non sempre chi subisce il danno è, infatti, totalmente esente da “colpa” (intesa in senso molto ampio). A volte, la vittima stessa ha contribuito con il suo comportamento a causare il problema o, in altri casi, non ha fatto nulla per limitare le conseguenze negative dopo che il danno si era già verificato. In queste situazioni, sorge spontanea la domanda: «
La risposta si trova in una norma cardine del nostro ordinamento, l’articolo 1227 del Codice Civile. Questa disposizione regola il «concorso del fatto colposo del creditore» (cioè del danneggiato) e serve a bilanciare le posizioni, imponendo a chi chiede i danni un dovere di cooperazione. In pratica, il risarcimento deve coprire solo i danni che sono diretta conseguenza della condotta del danneggiante, e non quelli che il danneggiato ha causato a sé stesso o che avrebbe potuto facilmente evitare.
Indice
Cosa significa “concorso di colpa” del danneggiato?
Il primo comma dell’articolo 1227 del Codice Civile stabilisce un principio logico: se il comportamento imprudente o negligente del danneggiato ha contribuito a provocare l’evento dannoso, il
È importante capire cosa intende la legge per “fatto colposo”. Non si tratta solo di aver violato una legge specifica. La giurisprudenza chiarisce che basta aver violato le normali regole di prudenza, diligenza e correttezza che chiunque adotterebbe in quella situazione (Cass. Civ., Sez. 3, N. 22181 del 05-09-2019). Questa norma non agisce sulla colpa del danneggiante, ma sul nesso causale, cioè sul legame di causa-effetto tra l’azione illecita e il danno finale. Il giudice deve valutare se la condotta della vittima ha “aiutato” a produrre il danno.
Se cado in una buca stradale palesemente visibile e non segnalata, il Comune ha una responsabilità per la mancata manutenzione (custodia). Tuttavia, se io stavo camminando distratto guardando il cellulare, il giudice potrebbe riconoscere un mio concorso di colpa. Il risarcimento dovuto dal Comune verrebbe ridotto, ad esempio del 30%, perché la mia distrazione (violazione della comune prudenza) ha contribuito a causare la caduta.
Quando si applica la riduzione del risarcimento?
Il principio del concorso di colpa ha una portata molto ampia e si applica a quasi ogni settore della responsabilità civile. Anche se il danneggiante ha una responsabilità accertata (ad esempio, non ha rispettato un contratto o ha violato un obbligo di custodia), questo non esclude automaticamente che il danneggiato possa aver contribuito (Cass. Civ., Sez. 3, N. 22181 del 05-09-2019).
L’articolo 1227, comma 1, si applica, tra gli altri, nei seguenti casi:
- responsabilità contrattuale: è la sua collocazione originaria nel codice, ad esempio in un contratto di appalto in cui il committente fornisce materiali difettosi che contribuiscono al cattivo risultato;
- responsabilità extracontrattuale (o aquiliana): è il campo più vasto, che include gli incidenti stradali, i danni da cose in custodia, ecc.;
- danni da prodotto difettoso: se un consumatore usa un prodotto in modo palesemente anomalo e contribuisce a causare il danno, il risarcimento dovuto dal produttore può essere ridotto;
- appalti pubblici: le normative più recenti prevedono che l’impresa esecutrice non abbia diritto a indennizzi se ha contribuito colposamente a determinare il danno.
Cosa non si è tenuti a fare per evitare il danno?
Il dovere di prudenza del danneggiato ha comunque un limite. Il
La giurisprudenza ha affrontato un caso relativo a un’impresa che aveva un cantiere vicino a un canale, la cui manutenzione spettava a un ente pubblico. L’ente non ha fatto la manutenzione e il canale è esondato, danneggiando il cantiere. L’ente ha provato a difendersi sostenendo che l’impresa, essendo lì, avrebbe dovuto attivarsi per rinforzare l’argine. La Cassazione ha respinto questa tesi, affermando che un simile intervento era “inesigibile”. L’impresa non aveva violato nessuna regola di prudenza semplicemente non attivandosi per risolvere un problema di competenza altrui (Cass. Civ., Sez. 3, N. 22181 del 05-09-2019).
Se il mio vicino di casa ha un albero pericolante che minaccia la mia proprietà, la mia “comune prudenza” consiste nell’avvisarlo (magari con una raccomandata) e nel mettere in sicurezza i miei beni mobili. Non consiste certamente nell’entrare nella sua proprietà e pagare di tasca mia un giardiniere per abbattere il suo albero. Se l’albero cade, non può esserci concorso di colpa perché non ho fatto un intervento che non mi spettava.
Che significa dovere di evitare l’aggravamento del danno?
Il secondo comma dell’articolo 1227 introduce un principio diverso, che non riguarda la causa dell’evento dannoso, ma ciò che accade dopo. La norma stabilisce che il risarcimento non è dovuto per quei danni ulteriori che il creditore (danneggiato) avrebbe potuto evitare usando l’
Qui, l’evento dannoso iniziale (es. l’inadempimento, l’incidente) si è già verificato per colpa esclusiva del danneggiante. Tuttavia, la legge impone alla vittima di non restare inerte e di attivarsi, secondo un principio di buona fede e correttezza, per evitare che le conseguenze peggiorino inutilmente (Cass. Civ., Sez. 2, N. 36782 del 15-12-2022). Se il danneggiato rimane passivo e lascia che il danno si aggravi, non potrà chiedere il risarcimento per quell’aggravamento che dipeso solo dalla sua inerzia.
Dal soffitto del mio appartamento cade acqua derivante da infiltrazioni dei tubi dell’appartamento sovrastante. Se, in corrispondenza della perdita, c’è la tv, devo spostarla per non accrescere il danno: si tratta infatti di un oggetto facilmente trasportabile. Se ci dovesse essere invece un mobile fissato a terra, non sarei tenuto a farlo.
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Cosa si intende per “ordinaria diligenza” del creditore?
L’ordinaria diligenza richiesta al danneggiato non significa dover compiere sforzi eroici. La giurisprudenza è costante nel ritenerla un’attività ragionevole, che non comporta attività “gravose o straordinarie”. Si tratta, in genere, di interventi che possono essere svolti facilmente e con un “sacrificio economico relativamente lieve” (Cass. Civ., Sez. 2, N. 36782 del 15-12-2022).
Azione diligente: a uno studio legale viene interrotta illecitamente la linea telefonica fissa. L’avvocato, dopo tre giorni, ottiene dalla compagnia telefonica la deviazione di chiamata sul proprio cellulare. Successivamente, chiede il risarcimento non solo per il disservizio, ma anche per la “perdita di chance” di acquisire nuovi clienti in quei giorni. I giudici hanno respinto la richiesta sulla perdita di chance, applicando il secondo comma dell’art. 1227: attivandosi con ordinaria diligenza (la deviazione di chiamata), l’avvocato aveva di fatto evitato quel danno specifico, che quindi non era risarcibile (Tribunale di Ravenna, sez. 1, sentenza n. 1223/2019).
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Inerzia colpevole: si verificano infiltrazioni in un negozio a causa della rottura di un tubo del condominio. Il proprietario del negozio, però, non interviene per spostare la merce deperibile che si trova proprio sotto la perdita, lasciando che si rovini. Potrà chiedere il risarcimento per i danni al muro e al pavimento, ma non per la merce. Quel danno specifico poteva essere evitato con l’ordinaria diligenza (spostare gli scatoloni).
Chi deve provare il concorso di colpa in una causa?
Dal punto di vista processuale, cioè di come funzionano le cose in tribunale, le due ipotesi dell’articolo 1227 sono trattate in modo molto diverso. Vediamo le due ipotesi:
- concorso di colpa (comma 1): riguardando il nesso causale, questa è una valutazione che il giudice può fare anche d’ufficio (è rilevabile d’ufficio). Se dagli atti e dalle prove emergono elementi che dimostrano una colpa del danneggiato nel causare l’evento, il giudice può ridurre il risarcimento anche se l’avvocato del danneggiante non lo ha chiesto esplicitamente. Attenzione però: se il giudice di primo grado non lo fa, la parte interessata deve sollevare la questione in appello. Se non lo fa, non può più tirarla fuori in Cassazione, perché si considera la responsabilità esclusiva come ormai “giudicata” (Cass. Civ., Sez. 3, N. 1164 del 21-01-2020);
- mancata evitamento del danno (comma 2): questa, invece, è un’eccezione in senso proprio. Significa che il giudice non può rilevarla da solo. Deve essere il danneggiante (il debitore) a sollevare la questione in modo specifico. È il danneggiante che deve allegare e provare che il creditore (la vittima) avrebbe potuto, con un comportamento diligente e poco costoso, evitare i danni successivi di cui chiede il pagamento (Cass. Civ., Sez. 2, N. 36782 del 15-12-2022).