Quando un pergolato o tettoia è precario?
Spesso si crede che materiali leggeri bastino per definire un’opera precaria. La legge valuta la funzione: se il manufatto soddisfa bisogni permanenti, serve il permesso di costruire.
Molti pensano che per installare una copertura in giardino, come un pergolato per i rampicanti o una piccola tettoia in legno per riparare gli attrezzi, sia sufficiente utilizzare materiali leggeri o facilmente smontabili per evitare richieste e permessi. È un’idea diffusa, ma che spesso si scontra con la realtà dei regolamenti edilizi. La giurisprudenza, infatti, ha definito criteri molto precisi per distinguere un’opera temporanea da una costruzione stabile. Capire quando un pergolato o tettoia è precario
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Conta di più il materiale o la funzione?
L’errore più comune è valutare un manufatto basandosi esclusivamente sui materiali impiegati. Un caso recente (TAR Sicilia, sent. n. 2358/2025 del 27 ottobre) ha esaminato proprio questa situazione, dove i proprietari di un pergolato, di una struttura in plexiglass e di una tettoia in legno ritenevano che queste opere fossero precarie, e quindi non soggette a permesso di costruire, perché considerate smontabili. I giudici hanno però sottolineato che i metodi di costruzione e i materiali utilizzati (come il legno o il plexiglass fissati al suolo) possono già indicare un intervento edilizio di tipo
Cosa intende la legge per opera precaria?
Per comprendere il confine, la giurisprudenza (Consiglio di Stato, VI, 4 settembre 2015, n. 4116) ha chiarito cosa si intende per “precarietà” secondo la normativa edilizia (art. 3, comma 1, lettera e. 5, D.P.R. n. 380 del 2001). Un’opera è davvero precaria solo se rispetta due condizioni precise:
- deve avere un uso specifico;
- tale uso deve essere temporalmente delimitato.
In sostanza, l’opera deve essere pensata per soddisfare un’esigenza momentanea, non eccezionale o contingente, e destinata a essere rimossa al termine di quel breve periodo.
Un gazebo installato in giardino specificamente per la festa di laurea di un figlio, destinato a essere smontato il giorno seguente, è un’opera precaria. Un padiglione espositivo per una fiera che dura tre giorni è un’opera precaria.
Quando un’esigenza è considerata permanente?
Qui si trova la distinzione fondamentale. Se un’opera, indipendentemente dai materiali, è finalizzata a soddisfare esigenze permanenti nel tempo, perde automaticamente il carattere di precarietà. Quando un manufatto viene utilizzato in modo perdurante nel tempo, provoca un’alterazione del territorio che non può essere considerata temporanea o irrilevante. I giudici sono chiari: se le opere sono realizzate per bisogni stabili, non si può attribuire loro carattere precario.
La stessa tettoia in legno citata prima, se usata non per una singola festa ma per coprire stabilmente l’automobile dalle intemperie per tutto l’anno, risponde a un’esigenza permanente. Un pergolato robusto, ancorato al suolo e destinato a creare ombra sul terrazzo per tutte le estati a venire, soddisfa un bisogno duraturo. Anche una struttura prefabbricata in plexiglass usata come serra fissa o piccolo ripostiglio, non è temporanea. In questi casi, la struttura necessita dei corretti titoli edilizi, come il permesso di costruire, e se realizzata senza, rischia un’ordinanza di demolizione.