A quanto ammonta il risarcimento per ingiuria?
L’ingiuria è un illecito civile e non un reato. Il risarcimento non è fisso: il giudice lo valuta in equità. I precedenti mostrano cifre sui 2.000€ per offese con testimoni.
Ricevere un’offesa diretta, “in faccia” o magari in una chat privata, è un’esperienza sgradevole che lede la propria dignità. A differenza della diffamazione (dove si parla male di qualcuno che non è presente), l’ingiuria è l’attacco diretto. Molti sono convinti che sia ancora un reato, ma le cose sono cambiate. Oggi l’ingiuria è un illecito civile e la domanda che si pone chi subisce l’offesa è: se vado in causa, a quanto ammonta il risarcimento per ingiuria?
La risposta non è un listino prezzi. Non esiste una cifra fissa: il giudice decide caso per caso, basandosi su una valutazione “equitativa”.
Indice
L’offesa in chat o “faccia a faccia” è ancora reato?
La prima cosa da capire è che, a seguito di una riforma (D.lgs. n. 7 del 2016), l’ingiuria è stata depenalizzata. Non si tratta più di un illecito penale, ma di un illecito civile. Questo ha due conseguenze:
- l’offensore non rischia una condanna penale;
- la vittima può agire solo davanti a un giudice civile per chiedere il risarcimento del danno (Tribunale di Forlì, sez. CC, sent. n. 163/2023).
La richiesta di risarcimento si basa sulla responsabilità civile generale (RD 16 marzo 1942, n. 262, art. 2043 c.c.), che obbliga chiunque provochi un danno ingiusto a risarcirlo. Il danno in questione è quasi sempre un
Se non è reato, devo provare di aver sofferto?
Il fatto che l’offesa sia avvenuta non garantisce un risarcimento automatico. La Corte di Cassazione ha chiarito che il danno non patrimoniale non è “in re ipsa”, cioè non si considera esistente solo perché c’è stata l’offesa (Cass. Civ., Sez. 3, N. 9799 del 09-04-2019). Il danno da ingiuria è un danno-conseguenza. Questo significa che la vittima ha l’onere di dimostrare in tribunale quali conseguenze negative
Non basta dire “mi ha insultato”. Bisogna allegare e provare, anche tramite presunzioni, gli effetti negativi. Ad esempio, si può dimostrare che, a causa di quell’offesa ricevuta davanti ad altri, si è provato un forte imbarazzo, si è evitato di frequentare certi luoghi o persone, o si è sofferta un’ansia particolare. La prova si basa su fatti “gravi, precise e concordanti” (art. 2729 c.c.) che il giudice può valutare (Tribunale di Forlì, sez. CC, sent. n. 163/2023).
Come fa il giudice a decidere la cifra del danno?
Non potendo “pesare” la sofferenza, il giudice quantifica il danno utilizzando la
- la gravità dell’offesa: le parole usate e la loro capacità di ferire (Tribunale di Avellino, sez. 1, sent. n. 1025/2018; Cass. Civ., Sez. 3, N. 21852/2019);
- il contesto: un’offesa detta in un momento di rabbia privata è diversa da un insulto calcolato in una chat di gruppo (Tribunale di Forlì, sez. CC, sent. n. 163/2023);
- la diffusione: questo è un fattore chiave. Un’ingiuria “faccia a faccia” senza testimoni ha un peso. Se l’offesa avviene davanti ad altre persone, o in una chat dove terzi possono leggere, la gravità (e il risarcimento) aumenta. Un esempio è un’email offensiva inviata a un indirizzo di lavoro, consultabile da altri colleghi;
- la posizione della vittima: l’impatto dell’offesa sulla reputazione sociale e professionale (Cass. Civ., Sez. 3, N. 21852/2019);
- l’eventuale provocazione: il giudice può considerare se l’ingiuria sia stata una reazione a un “fatto ingiusto” altrui.
A quanto ammonta il risarcimento: stime dai tribunali?
Per farsi un’idea, è utile guardare ai precedenti. In un caso significativo, il Tribunale di Forlì ha analizzato un’ingiuria inviata tramite email a un indirizzo istituzionale (di lavoro), quindi potenzialmente leggibile da altri dipendenti. Il giudice, considerando questa diffusione limitata ma presente, ha liquidato il danno in
Questo importo è un riferimento per i casi di ingiuria con una certa pubblicità (testimoni, chat di gruppo). Al contrario, per un’ingiuria “semplice”, avvenuta in una conversazione privata (a due, in una chat 1-a-1) e senza altre conseguenze provate, è probabile che il risarcimento, se concesso, sia inferiore, nell’ordine di poche centinaia di euro o fino a 1.000 euro, proprio per la difficoltà di provare un danno significativo.
Queste cifre sono molto diverse da quelle per la diffamazione (che, avendo ampia diffusione, causa danni maggiori), dove i risarcimenti possono andare da 12.000 euro (modesta gravità) fino a 30.000 o 50.000 euro per casi gravi (Tribunale di Avellino, sez. 1, sent. n. 1025/2018; Cass. Civ., Sez. 3, n. 3178/2024; Tribunale di Roma, Sent. n. 13488/2024).
Oltre al risarcimento si paga anche una multa?
Sì. Oltre al risarcimento, che va alla vittima per riparare il danno, l’autore dell’ingiuria viene condannato a pagare una sanzione pecuniaria civile che va da un minimo di €100 a un massimo di €8.000. Tale somma non va alla persona offesa, ma allo Stato (alla Cassa delle ammende) e ha una funzione punitiva. Nello stesso caso di Forlì, ad esempio, l’offensore è stato condannato a pagare 2.000 euro alla vittima e, in aggiunta, 500,00 euro di sanzione allo Stato (Tribunale di Forlì, sez. CC, sent. n. 163/2023).