Incidente da solo in stato di ebrezza: c'è l'aggravante?
Uscire di strada da soli o urtare auto parcheggiate mentre si guida in stato di ebrezza fa scattare l’aggravante dell’incidente stradale. Non è necessario che siano coinvolti altri veicoli in movimento.
Guidare dopo aver bevuto alcolici è una delle condotte più pericolose sanzionate dal Codice della Strada. Le sanzioni per la guida in stato di ebrezza sono severe, ma diventano ancora più pesanti (la legge prevede il raddoppio delle pene) se il conducente, in quello stato di alterazione, provoca un incidente.
Molti, però, associano la parola “incidente” a uno scontro tra due o più veicoli in movimento, o all’investimento di un pedone. Cosa succede, quindi, se si perde il controllo dell’auto e si finisce fuori strada senza colpire nessuno? O se, durante una manovra in un parcheggio, si urta un veicolo fermo? La legge, in questi casi, è più severa di quanto si pensi. Ci si chiede in questi casi: per un
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Cosa si intende per “incidente stradale” per la legge?
Per far scattare l’aggravante prevista dall’articolo 186, comma 2-bis, del Codice della Strada, la giurisprudenza ha definito in modo molto esteso il concetto di
Questa definizione è fondamentale perché sposta l’attenzione dal danno alle cose o alle persone al semplice fatto di aver creato un pericolo concreto, interrompendo la normalità della circolazione.
L’aggravante scatta anche se non si colpiscono altri?
L’elemento più importante chiarito dalle sentenze è che, per la configurabilità dell’aggravante, non ha alcuna rilevanza il fatto che siano stati coinvolti terzi soggetti o altri veicoli in movimento. Il reato è aggravato anche se il conducente fa tutto “da solo”, a condizione che la sua condotta abbia generato un pericolo.
Esempio 1: L’uscita di strada
Un motociclista in stato di ebrezza perde il controllo del mezzo in curva e finisce nella cunetta a lato della strada, senza colpire nessuno. La Corte di Cassazione ha stabilito che questo evento è a tutti gli effetti un incidente stradale. La condotta ha interrotto la normale circolazione (il mezzo è uscito di strada) e ha causato un pericolo concreto (per il conducente stesso e per eventuali altri veicoli che avrebbero potuto sopraggiungere), giustificando l’applicazione dell’aggravante (Cass. sent. n. 27211/2019).
Esempio 2: L’urto contro auto parcheggiate
Un automobilista, guidando in stato di ebrezza, entra nel vialetto di un parcheggio condominiale e urta alcune autovetture in sosta, danneggiandole. Anche se i veicoli erano fermi e non c’erano persone, questo evento è un “incidente” perché è un fatto imprevedibile che interrompe la normale circolazione (in quel caso, del vialetto) e crea un pericolo (Cass. sent. n. 10000/2025).
Che legame ci deve essere tra l’alcol e l’incidente?
Questo è un altro aspetto tecnico molto severo. Per applicare l’aggravante, non è necessario che l’accusa dimostri un “nesso eziologico” perfetto, cioè la prova scientifica che solo lo stato di ebrezza sia stato la causa diretta dell’incidente e che un guidatore sobrio lo avrebbe evitato.
Ai giudici basta accertare un collegamento materiale tra il sinistro e lo stato di alterazione (Cass. sent. n. 54991/2017). In pratica, l’incidente deve essere in qualche modo ricollegabile alla condizione di impoverita capacità del guidatore. Se lo stato di ebrezza ha diminuito i riflessi, la prontezza o la capacità di approntare le manovre giuste per scongiurare il pericolo (anche se il pericolo era già presente, come un’auto ferma in autostrada), l’aggravante si applica. Basta che l’alcol abbia contribuito a rendere il guidatore meno capace di gestire la situazione di guida, portando all’incidente.