Se mio figlio assiste al bullismo sono responsabile?
La responsabilità (art. 2048 c.c.) per atti di bullismo si estende ai genitori. Non solo l’autore, ma anche chi assiste passivamente e non si dissocia, fa scattare il risarcimento per carenza educativa.
Il bullismo è un fenomeno che, purtroppo, riempie le cronache e le aule di tribunale. Quando un minore subisce aggressioni fisiche o psicologiche, la prima reazione è cercare i responsabili diretti: i bulli. Ma la giurisprudenza ha ormai consolidato un principio molto più severo e ampio, che chiama in causa le famiglie in un modo che molti non si aspettano. La responsabilità, infatti, non è solo di chi compie l’atto, ma si estende a chi sta a guardare. Chiedersi «
Indice
Cos’è il bullismo per la legge?
Non ogni litigio tra ragazzi o episodio di maleducazione può essere definito bullismo. La giurisprudenza è concorde nel definire il fenomeno solo in presenza di determinate caratteristiche. Per parlare di bullismo, gli episodi devono essere
Il disagio scolastico è sempre bullismo?
A volte la sofferenza di un ragazzo a scuola può avere radici diverse, che non dipendono da aggressioni mirate da parte dei compagni. In un caso esaminato dai giudici, ad esempio, è emerso che l’isolamento di una minore e il suo scarso impegno scolastico non erano causati da comportamenti aggressivi di un compagno (seppur definito “problematico”). Il disagio era nato, piuttosto, da una difficile situazione familiare in cui la madre aveva ingenerato nella figlia una
Dire “era uno scherzo” attenua la colpa?
Una delle difese più comuni tentate dai minori (e dai loro genitori) è quella di sminuire i fatti, definendoli “solo scherzi”. La Corte di Cassazione ha stabilito che questo atteggiamento, lungi dall’attenuare la colpa, aggrava la posizione del minorenne. Sostenere che le vessazioni fossero uno scherzo dimostra, secondo i giudici, un’allarmante mancanza di maturazione e l’incapacità di comprendere la gravità della propria condotta e della sofferenza altrui. Questa immaturità impedisce il riconoscimento delle attenuanti generiche e, nei casi più gravi in cui le vessazioni sono durate per un intero anno scolastico, ha portato a confermare condanne pesanti, persino per stalking (Cass. 11 giugno 2018, n. 26595).
Qual è la responsabilità civile dei genitori?
Quando un minore (imputabile, cioè che ha compiuto 14 anni) commette atti di bullismo, ne risponde direttamente in sede penale. Ma per i danni civili (cioè i risarcimenti) la legge chiama in causa quasi sempre i genitori. Il principio si basa sull’articolo 2048 del Codice civile, che stabilisce una presunzione di responsabilità a carico di padre e madre. Non è la vittima a dover dimostrare che i genitori del bullo hanno sbagliato; sono i genitori a dover dimostrare di aver fatto tutto il possibile per impedire il fatto.
Come può un genitore evitare il risarcimento?
La prova richiesta ai genitori per liberarsi dalla responsabilità è considerata dalla giurisprudenza “pressoché impossibile”. Essi dovrebbero dimostrare di
I doveri educativi, inoltre, sono stati innalzati dai giudici parallelamente ai cambiamenti sociali: la “precoce emancipazione” dei figli (l’uso di smartphone, la vita online) non attenua la responsabilità, ma al contrario la aggrava, imponendo ai genitori di prevenire i rischi moderni, cyberbullismo compreso.
Perché risponde chi assiste passivamente?
Questo è uno dei punti più severi dell’orientamento legale. A pagare i danni non sono solo i genitori dell’autore materiale dei fatti, ma anche quelli dei ragazzi che hanno
La “partecipazione emotiva” a un reato o a un atto illecito, il semplice “stare a guardare” e non intervenire (magari ridendo o incitando), denota secondo i tribunali una forte carenza educativa identica a quella del bullo. Anche in questo caso, ai genitori non è quasi mai data la possibilità di fornire la “prova liberatoria”, perché la passività complice del figlio dimostra già il loro fallimento educativo.
Quando chi assiste non è considerato complice?
Esiste un’eccezione a questa regola ferrea. La responsabilità dei genitori del “bystander” (lo spettatore) può essere esclusa solo se si dimostra che il figlio non si è dissociato perché era egli stesso una vittima della situazione.
Se il ragazzo ha assistito passivamente perché era a sua volta succube e vittima della prepotenza dei capi del gruppo, e quindi spaventato a morte all’idea di intervenire o di diventare il prossimo bersaglio, la sua passività non viene più letta come complicità, ma come conseguenza della stessa azione illecita.
E se il danno avviene a una festa a casa?
La responsabilità dei genitori (sempre ai sensi dell’art. 2048 c.c.) non si limita ai soli episodi di bullismo in senso stretto, ma copre in generale i fatti illeciti commessi dai figli minori, specialmente se legati all’uso di oggetti pericolosi. I tribunali sono pieni di casi relativi a feste di minorenni organizzate in casa.
I genitori sono stati ritenuti responsabili per i danni all’occhio subiti da un compagno di classe a causa dello scoppio di un petardo durante una festa di Capodanno (Trib. La Spezia, 7 marzo 2018, n. 168).
I genitori (sia dell’autore dello sparo sia del proprietario dell’arma) sono stati condannati al risarcimento per i danni causati da un colpo partito da un’arma ad aria compressa durante una festa di Carnevale. Mettere a disposizione degli invitati minorenni “giochi pericolosi” senza le dovute precauzioni fa scattare la responsabilità (Trib. Treviso, 21 febbraio 2018, n. 383).
Che responsabilità ha la scuola nel bullismo?
Anche la scuola ha un ruolo fondamentale e una precisa responsabilità. L’istituto e gli insegnanti rispondono per
Un tribunale ha condannato la scuola che, pur avendo ricevuto diverse richieste di intervento da parte dei genitori di una vittima, era rimasta inerte. Questa inerzia ha portato a una condanna per le lesioni subite dal ragazzo all’uscita di scuola, a seguito di offese (insulti, sputi, spintoni) iniziate in classe e degenerate poi in pugni e calci all’esterno (Trib. Roma, 4 aprile 2018, n. 6919).
L’obbligo di vigilanza scolastica è sempre uguale?
L’obbligo di vigilanza della scuola non è assoluto e cambia in base a un fattore determinante: l’età dei ragazzi. Lo ha chiarito il Tribunale di Roma (sentenza 9 febbraio 2018, n. 3050) in un caso relativo alla caduta di un’alunna (che si era rotta un dente) in assenza dei docenti, impegnati in un’assemblea sindacale. Il tribunale ha precisato che
I giudici hanno ritenuto possibile lasciare soli per un’ora ragazzi di 14 anni, presumendo che a quell’età essi abbiano un grado di maturità sufficiente per autogestirsi e non commettere atti pericolosi per sé o per gli altri.
La giurisprudenza
DISAGI FAMILIARI
Non c’è bullismo se il disagio a scuola è causato da difficoltà relazionali dovute alla separazione dei genitori, poiché, anche se il minore ha sofferto per i comportamenti inopportuni e aggressivi di un compagno, la sua situazione di isolamento nasce dalla sfiducia della madre verso le insegnanti.
Tribunale di Civitavecchia, 16 novembre 2018, n. 977
GENITORI RESPONSABILI
I genitori che non sono in grado di correggere i comportamenti di un ragazzo protagonista di diversi episodi di bullismo rispondono in sede civile dei danni causati a un compagno alla festa di Capodanno (petardo in bottiglia con lesioni all’occhio).
Tribunale La Spezia, 7 marzo 2018, n. 168
LA SCUOLA INERTE
La scuola che non risponde alle richieste di intervento dei genitori di una vittima di bullismo risponde per culpa in vigilando per le lesioni subite all’uscita. Offese iniziate in classe (insulti, sputi, spintoni) e proseguite fuori con pugni e calci.
Tribunale Roma, 4 aprile 2018, n. 6919
NON SONO SCHERZI
I bulli che continuano a dire che erano solo scherzi dimostrano mancanza di maturazione e di non aver capito la gravità della condotta. No alle attenuanti generiche; legittima la condanna per stalking perché le vessazioni sono durate l’intero anno scolastico.
Cassazione, 11 giugno 2018, n. 26595
INSEGNANTI ASSENTI
In occasione di un’assemblea sindacale gli insegnanti possono lasciare soli per un’ora ragazzi di 14 anni, presumendo che abbiano un grado di maturità tale da evitare comportamenti pericolosi.
Tribunale di Roma, 9 febbraio 2018, n. 3050
ARMI AD ARIA COMPRESSA
Giocare con armi ad aria compressa alla festa di Carnevale non integra bullismo, ma comporta il risarcimento dei danni da parte dei genitori dell’autore e del proprietario del gioco che non ha vigilato sull’uso da parte dei minori.
Tribunale di Treviso, 21 febbraio 2018, n. 383