Permessi 104: devo stare sempre con il disabile?
L’assistenza al disabile non richiede la presenza continua h24. La Cassazione spiega il nesso funzionale: è possibile ritagliarsi spazi personali se l’aiuto è garantito.
Chi assiste un familiare con handicap grave conosce bene la fatica e il sacrificio che questo comporta. Spesso, però, al carico emotivo e fisico si aggiunge la paura di essere controllati dal datore di lavoro, magari tramite investigatori privati, e di perdere il posto per una “pausa” di troppo. Molti lavoratori onesti vivono nel terrore che fermarsi un attimo per respirare o fare una commissione possa costare il licenziamento per giusta causa. La domanda che sorge è legittima: se uso i permessi 104, devo stare sempre con il disabile?
La risposta della giurisprudenza è rassicurante e umana. Non siamo robot e l’assistenza non deve trasformarsi in una prigionia, purché si rispetti lo scopo della legge. Vediamo come i giudici bilanciano i doveri di cura con le esigenze di vita di chi assiste, analizzando un caso in cui un lavoratore è stato “assolto” nonostante si fosse preso del tempo per leggere un libro.
Indice
L’assistenza deve coincidere esattamente con l’orario di lavoro?
Il punto centrale della questione riguarda come interpretare il tempo che il dipendente sottrae all’azienda. La Corte di Cassazione (Cass. Sez. Lav., sent. 13 marzo 2023, n. 7306) ha chiarito un concetto fondamentale: il nesso tra la fruizione del permesso e l’attività di cura
Il legame richiesto dalla legge è invece di tipo funzionale. Ciò che conta è che il godimento del permesso sia diretto a soddisfare le necessità, gli oneri e gli incombenti che caratterizzano l’attività di assistenza delle persone con disabilità grave. La norma guarda alla finalità (aiutare il disabile) e non al cronometro, riconoscendo che il bisogno di ricevere aiuto giustifica il sacrificio organizzativo richiesto all’azienda.
Se il tuo turno di lavoro sarebbe stato dalle 8:00 alle 16:00, non sei obbligato a stare seduto accanto al parente disabile esattamente in quella fascia oraria senza poterti muovere. L’importante è che in quella giornata tu ti sia occupato di lui in modo sostanziale.
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Posso riposarmi o uscire durante i giorni di permesso?
Esiste un elemento essenziale nella normativa, ovvero l’esistenza di un diretto e rigoroso nesso causale tra l’aver preso il permesso e l’assistenza alla persona. Tuttavia, i giudici hanno specificato che questo nesso non va inteso in senso così rigido da imporre al lavoratore il totale sacrificio delle proprie esigenze personali o familiari. L’assistenza non deve diventare una punizione che annulla la vita di chi aiuta.
È ammesso, quindi, che ci siano degli intervalli di tempo non dedicati esclusivamente alla cura attiva, ma magari al recupero delle energie psicofisiche o a momenti di svago necessari per continuare ad assistere il malato con serenità. Il tempo “liberato” dal lavoro deve essere funzionalizzato alla soddisfazione dei bisogni del disabile, ma questo include anche la gestione indiretta e il mantenimento dell’equilibrio del prestatore di cura.
Nel caso esaminato dai giudici, un lavoratore era stato sorpreso dagli investigatori privati a leggere libri ai giardini pubblici per circa due ore durante l’orario in cui avrebbe dovuto lavorare. Il licenziamento è stato annullato perché quelle due ore di svago non cancellavano il fatto che, nel resto della giornata, l’uomo avesse garantito piena assistenza ai genitori (portando addirittura il padre a vivere a casa sua).
Fare commissioni o acquisti per il disabile è consentito?
L’attività di assistenza non si limita al capezzale del malato o alla presenza fisica in casa. Rientrano pienamente nelle finalità della Legge 104/1992 tutte quelle incombenze pratiche che sono legate alla gestione della vita e della salute del familiare. Spostarsi per andare in negozi specializzati, farmacie, uffici o studi medici per conto del disabile è considerato un modo legittimo e necessario di utilizzare i permessi.
Anche se in quel momento non si è fisicamente con il parente, si sta agendo nel suo interesse e per le sue necessità. La Corte ha confermato che tali attività, se provate (anche tramite testimoni), giustificano l’assenza dal lavoro tanto quanto l’assistenza domiciliare diretta.
Se vieni visto entrare in un negozio di arredamento o sanitari, non stai necessariamente “facendo shopping per te”. Se, come nel caso della sentenza, stavi acquistando una poltrona specifica per la madre disabile o presidi sanitari, quell’attività rientra perfettamente nello scopo assistenziale e non può essere contestata dall’azienda.
Quanto tempo devo dedicare effettivamente all’assistenza del familiare disabile?
Non esiste una percentuale matematica fissa scritta nella legge, ma vige il criterio della
La valutazione va fatta sull’intera giornata e non solo sulle ore lavorative teoriche. Questo introduce la possibilità di una compensazione tra il tempo dedicato all’assistenza “fuori orario” (magari la notte o la sera presto) e il tempo di riposo o svago preso durante l’orario di lavoro. Se l’assistenza è stata “sostanzialmente garantita”, piccoli spazi personali non costituiscono un inadempimento grave tale da rompere il vincolo di fiducia con il datore di lavoro.
Se un lavoratore assiste il padre disabile tutta la notte e la mattina presto, ha diritto a riposarsi o staccare un paio d’ore durante la giornata lavorativa coperta dal permesso, perché la sua prestazione di cura complessiva è stata comunque garantita e prevalente rispetto allo svago.