Chi lavora di domenica ha diritto a un extra sulla paga?

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Autore: Angelo Greco

10 aprile 2026

Avvocato, direttore responsabile del giornale "La Legge per Tutti", autore di numerose pubblicazioni (tra cui alcune per il gruppo Feltrinelli, Sole24Ore, Mondadori) si è formato all'università LUISS di Roma. Già collaboratore presso l'Università della Calabria e la Columbia University di New York, è altresì ospite di spazi televisivi e radiofonici per questioni giuridiche. Ha co-condotto uno spazio su Uno Mattina (RaiUno) dal titolo "Tempo e Denaro" tra il 2016 e il 2017. Definito dal Sole24Ore, nel 2020, «il professionista più influente d'Italia» è uno dei primi divulgatori del diritto in Italia, titolare del canale YouTube che porta il suo stesso nome con quasi un milione di followers. Maggiori informazioni su www.avvangelogreco.it

Scopri come viene compensato il turno festivo. La legge prevede un trattamento migliorativo per la fatica, che può consistere in denaro o riposi.

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La domenica è tradizionalmente dedicata al riposo, alla famiglia e al tempo libero. Per molti lavoratori, però, è un giorno come un altro, passato in fabbrica, in negozio o in ospedale. Spesso ci si chiede se questo sacrificio venga riconosciuto adeguatamente dall’azienda. La questione non riguarda solo lo stipendio, ma la qualità della vita. Capire se chi lavora di domenica ha diritto a un extra sulla paga è fondamentale per assicurarsi che i propri diritti siano rispettati. La giurisprudenza ha chiarito che il disagio di lavorare quando gli altri riposano merita una ricompensa specifica. Questa ricompensa, però, non è sempre quella che ci si aspetta: può essere denaro, ma anche un beneficio di altra natura. Vediamo come funziona.

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Il riposo compensativo cancella il diritto al bonus?

Lavorare di domenica comporta un sacrificio maggiore rispetto agli altri giorni della settimana. I giudici chiamano questa caratteristica penosità del lavoro domenicale. Molte aziende pensano di risolvere il problema concedendo semplicemente un giorno di riposo durante la settimana (ad esempio il martedì). Tuttavia, la Cassazione (Cass. sent. 31712 del 10-12-2024) ha stabilito che il semplice spostamento del riposo non basta. Il lavoratore ha diritto a un

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quid pluris, ovvero a “qualcosa in più”. Questo vantaggio aggiuntivo spetta a prescindere dal fatto che si goda di un riposo in un altro giorno. La perdita della domenica, intesa come momento di vita sociale e relazionale, va indennizzata a parte.

Un commesso lavora tutte le domeniche e riposa il lunedì. Non può ricevere lo stesso stipendio base di un collega che lavora dal lunedì al venerdì. Deve avere un’integrazione o un beneficio specifico per la domenica persa.

Il compenso deve essere per forza in denaro?

Quando si parla di “trattamento migliorativo”, il pensiero corre subito alla maggiorazione in busta paga. La realtà giuridica è più sfumata. Il riconoscimento per il lavoro domenicale non deve essere obbligatoriamente di tipo economico. La contrattazione collettiva ha il potere di decidere come bilanciare le esigenze dell’azienda con i diritti del dipendente. Il vantaggio può consistere in

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benefici non monetari (Cass. sent. 25196 del 08-11-2013), purché siano idonei a compensare il disagio. L’obiettivo è garantire un recupero delle energie psicofisiche o una migliore gestione del tempo.

Un contratto collettivo potrebbe prevedere che, per ogni domenica lavorata, il dipendente maturi ore di permesso retribuito aggiuntive o una riduzione dell’orario settimanale complessivo, invece di ricevere 50 euro in più in busta paga.

Chi decide se non c’è scritto nulla nel contratto?

Purtroppo, non tutti i contratti collettivi sono chiari o prevedono regole specifiche per ogni situazione. Se la contrattazione collettiva tace o non prevede nulla per il lavoro domenicale, il lavoratore non perde il suo diritto. In questi casi, può intervenire il

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giudice (Cass. sent. 21626 del 20-09-2013). Il magistrato ha il potere di determinare quale sia il giusto compenso per la prestazione festiva. Questo intervento serve a colmare le lacune e a garantire che la penosità del servizio non resti gratuita. Il principio di base è che il lavoro domenicale ha un valore diverso e superiore rispetto a quello feriale e questo valore deve emergere in qualche modo nel trattamento complessivo.

Se un contratto aziendale ignora il lavoro festivo, il dipendente può fare causa e il giudice potrà condannare l’azienda a pagare una somma equitativa per ogni domenica lavorata negli ultimi anni.

Cosa succede a chi lavora 7 giorni su 7?

Una situazione ancora più gravosa riguarda i turnisti che si trovano a lavorare per sette o più giorni consecutivi senza stop. Qui la fatica raddoppia: c’è la penosità della domenica e c’è lo stress fisico di non aver staccato la spina dopo sei giorni. La giurisprudenza (Cass. sent. 9521 del 19-05-2004) riconosce il diritto a due compensi distinti e cumulabili:

  • il compenso per il lavoro domenicale;

  • il compenso per la mancata fruizione del riposo dopo sei giorni.

Attenzione però: il lavoro del settimo giorno non è considerato automaticamente “straordinario” se la media dei riposi settimanali viene comunque rispettata nel lungo periodo. Si tratta di una indennità per l’usura psicofisica, non per il superamento dell’orario contrattuale.

Un operaio lavora da lunedì a domenica compresa. Per la domenica, avrà diritto alla maggiorazione festiva. Inoltre, dovrà ricevere un ulteriore indennizzo per aver superato la soglia dei sei giorni consecutivi di lavoro.

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