Convivenza: di chi sono gli acquisti e i soldi spesi?

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Autore: Raffaella Mari

13 aprile 2026

Laurea in Scienze politiche "cum laude" presso l'università della Calabria. Laurea in giurisprudenza presso l'università "Magna Graecia" di Catanzaro. Avvocato con esperienze lavorative nel campo del recupero crediti.

Scopri se puoi recuperare il denaro usato per la casa o le bollette. Le regole su acquisti, proprietà esclusiva e rimborsi nelle coppie di fatto.

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Condividere la vita quotidiana significa affrontare insieme molte uscite economiche, dal pagamento delle bollette all’acquisto dell’arredamento. Spesso si contribuisce al benessere della coppia senza tenere una contabilità precisa, convinti che tutto sia di entrambi o che l’impegno economico venga riconosciuto per sempre. Purtroppo, quando la relazione si interrompe, sorgono dubbi dolorosi sulla destinazione di quel denaro e sulla proprietà degli oggetti comprati insieme. Capire le regole sulla convivenza e di chi sono gli acquisti e i soldi spesi

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è fondamentale per tutelare i propri risparmi ed evitare brutte sorprese. La legge distingue nettamente tra i doveri morali, che non prevedono rimborsi, e gli investimenti che invece danno diritto a riavere le somme versate o a rivendicare la proprietà.

Posso farmi ridare i soldi delle bollette e della spesa?

Durante la vita a due è normale che i partner si prestino assistenza materiale reciproca pagando le utenze, il cibo o le spese condominiali. La giurisprudenza considera questi esborsi come l’adempimento di doveri morali e sociali legati al rapporto affettivo. Di conseguenza, una volta finita la storia, queste somme non possono essere richieste indietro. Si tratta di

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obbligazioni naturali che, per loro natura, sono irripetibili (art. 2034 c.c.). Questo significa che chi ha pagato lo ha fatto spontaneamente e non ha diritto alla restituzione, a patto che la spesa fosse proporzionata al suo patrimonio e alle sue condizioni sociali (Cass. sent. 3713/2003). Non sono considerati regali o donazioni, ma atti dovuti per il mantenimento della famiglia di fatto.

Se Marco ha un buono stipendio e ha pagato tutte le bollette della luce per tre anni, non può presentare il conto a Lucia quando si lasciano, perché rientrava nella normale solidarietà di coppia.

Spetta il rimborso per i soldi dati per costruire casa?

Esiste un’eccezione importante alla regola della non rimborsabilità delle spese. Se un partner versa del denaro all’altro specificamente per concorrere alle spese di costruzione o ristrutturazione di quella che doveva diventare la casa familiare, la situazione cambia. Se alla fine della convivenza questo conferimento di denaro non si è concretizzato nell’acquisto della proprietà del bene, chi ha pagato ha diritto al

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rimborso delle somme versate. In questo caso, il versamento aveva uno scopo preciso (avere una casa in comune) che non si è realizzato, quindi trattenere i soldi sarebbe ingiusto per l’ex convivente che rimane senza immobile (Cass. sent. 24721/2019).

Giulia dà 20.000 euro a Paolo per pagare i materiali edili per finire la villetta intestata solo a lui. Se si lasciano, Paolo resta proprietario della casa ma deve ridare i 20.000 euro a Giulia.

Di chi è l’auto o il mobile comprato da un solo partner?

A differenza del matrimonio, nella convivenza non esiste la comunione legale dei beni. Secondo l’orientamento maggioritario dei giudici, gli acquisti effettuati da un solo convivente rimangono di sua

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proprietà esclusiva. Questo principio è molto rigido e si applica anche se l’altro partner ha contribuito economicamente all’acquisto. La regola vale sia per i beni immobili, come le case, sia per i beni mobili registrati, come automobili o moto (Trib. Palermo sent. del 3 settembre 2000). Chi ha messo i soldi ma non ha intestato il bene a suo nome rischia di non avere alcun diritto reale su di esso, rimanendo escluso dalla titolarità.

Se Luca compra una moto nuova intestandola a sé stesso al PRA, ma Maria gli dà metà dei soldi in contanti, la moto resta legalmente solo di Luca e Maria non può rivendicarla.

Come si diventa proprietari insieme di un bene?

Per essere sicuri che un bene appartenga a entrambi, è necessario che la volontà di acquisto congiunto risulti chiaramente dagli atti. Se si tratta di beni immobili, è indispensabile una

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intestazione formale a tutti e due i conviventi direttamente nel contratto di compravendita stipulato dal notaio (App. Firenze sent. del 12 febbraio 1991). Senza il doppio nome sul rogito, la casa è di uno solo. Per quanto riguarda invece i beni mobili, come l’arredamento o gli elettrodomestici, la comproprietà può essere dedotta esaminando le circostanze dell’acquisto o presumendo che siano stati comprati per l’uso comune della famiglia, come suggerito da parte della dottrina.

Per avere la casa al 50%, sia Andrea che Sara devono firmare l’atto di acquisto come acquirenti.

Posso dimostrare che la casa è mia se non è intestata?

Recuperare la titolarità di un immobile intestato solo all’ex compagno è un’impresa ardua. Se la casa acquistata durante la convivenza non è stata intestata a entrambi, la legge presume che sia del solo intestatario. L’altro partner può vedersi riconosciuta una quota di proprietà o la contitolarità solo se riesce a fornire prove molto complesse in tribunale. Deve dimostrare che c’è stata una donazione indiretta, un’interposizione reale di persona (cioè l’intestatario ha agito come prestanome per conto dell’altro) oppure che l’intestazione era l’adempimento spontaneo di un’obbligazione naturale (Trib. Pisa sent. del 20 gennaio 1988). Bisognerebbe provare con documenti scritti che l’intestazione a uno solo era fittizia e che l’accordo reale prevedeva la proprietà comune.

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