Pensioni, ok alla ricongiunzione tra gestione separata e Casse

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Autore: Raffaella Mari

22 novembre 2025

Laurea in Scienze politiche "cum laude" presso l'università della Calabria. Laurea in giurisprudenza presso l'università "Magna Graecia" di Catanzaro. Avvocato con esperienze lavorative nel campo del recupero crediti.

Ministero sblocca il trasferimento contributi: stop liti legali. In arrivo circolare Inps per unire carriere professionisti in un unico assegno.

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È la fine di un’odissea burocratica e giudiziaria che per anni ha penalizzato migliaia di lavoratori con percorsi professionali non lineari. Il muro che separava la Gestione Separata Inps dalle altre Casse previdenziali private è caduto. Con una mossa attesa da tempo e sollecitata a gran voce dalle associazioni di categoria, il Ministero del Lavoro ha dato il via libera definitivo alla possibilità di unificare i contributi versati in gestioni diverse, sbloccando un meccanismo che fino a ieri sembrava inceppato nelle maglie di interpretazioni normative rigide e, secondo molti, discriminatorie. La novità, che rappresenta una svolta epocale per il sistema pensionistico dei liberi professionisti, permetterà finalmente di ricucire carriere spezzate, garantendo un trattamento previdenziale unico e, potenzialmente, più sostanzioso.

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La nota del Ministero e la svolta operativa

Il cambiamento è stato ufficializzato attraverso una nota amministrativa emanata dal Ministero del Lavoro, un documento che ha il sapore della semplificazione radicale. Il dicastero ha chiarito, senza mezzi termini, che è giuridicamente possibile procedere alla ricongiunzione dei contributi sia dalla gestione separata Inps verso altre gestioni previdenziali, sia viceversa, includendo in questo perimetro di osmosi contributiva anche le Casse professionali private (quelle di avvocati, ingegneri, medici, eccetera).

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Il principio stabilito è quello della bidirezionalità dei flussi: i contributi possono viaggiare da un ente all’altro, nel pieno rispetto delle norme che disciplinano ciascun istituto, abbattendo le barriere che impedivano il dialogo tra la previdenza pubblica “atipica” (la gestione separata) e quella ordinistica. Fonti interne dell’Inps confermano che l’Istituto nazionale di previdenza è già al lavoro per recepire queste indicazioni. La macchina operativa si è messa in moto e, secondo quanto trapela, già la prossima settimana verrà emanata una specifica circolare che detterà le istruzioni tecniche per rendere operativa la semplificazione.

Stop alle carriere frammentate

L’obiettivo dichiarato di questa riforma interpretativa è fornire una risposta concreta a chi ha avuto

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carriere lavorative frammentate. Il mercato del lavoro moderno è caratterizzato da una discontinuità che mal si conciliava con la rigidità dei compartimenti stagni previdenziali. Molti professionisti, nel corso della loro vita lavorativa, si sono trovati ad aprire posizioni assicurative in diverse gestioni: magari iniziando come collaboratori coordinati e continuativi (Co.co.co) iscritti alla gestione separata, per poi passare alla libera professione con iscrizione all’Albo e alla relativa Cassa, o viceversa.

Fino ad oggi, questi spezzoni di carriera rischiavano di restare isolati, generando pensioni “mignon” o costringendo il lavoratore a districarsi tra più assegni di importo ridotto. Grazie al via libera ministeriale, sarà possibile riunire tutti i periodi contributivi in una sola gestione mediante il trasferimento fisico delle somme. Il risultato finale sarà la costruzione di un’

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unica pensione, calcolata sulla base del montante complessivo accumulato nell’arco dell’intera vita lavorativa.

Il superamento del blocco storico

Per comprendere la portata di questa novità, occorre analizzare le ragioni del blocco che ha perdurato fino ad oggi. In passato, l’Inps si è spesso opposto alle richieste di ricongiunzione che coinvolgevano la gestione separata. Il motivo del rifiuto risiedeva nella natura stessa di questo fondo: la Gestione Separata è nata, fin dalla sua istituzione, interamente basata sul sistema contributivo puro. Al contrario, molte altre gestioni previdenziali (comprese alcune Casse professionali e i fondi dipendenti) si trovavano ancora in una fase di transizione, applicando sistemi misti o retributivi.

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Questa disomogeneità nei metodi di calcolo (contributivo contro retributivo) veniva utilizzata come argomentazione tecnica per negare la possibilità di trasferire i contributi da un “salvadanaio” all’altro. L’Istituto nazionale di previdenza, dunque, erigeva un muro burocratico fondato sulla incompatibilità dei regimi di calcolo, lasciando i professionisti in un limbo normativo che li penalizzava fortemente rispetto ad altre categorie di lavoratori.

Il ruolo della Cassazione e dei Tribunali

Tuttavia, la diga eretta dall’amministrazione non ha retto all’urto dei ricorsi giudiziari. Su questa possibilità di ricongiungimento è intervenuta in più occasioni la Corte di

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Cassazione, con pronunce che hanno fatto giurisprudenza. I giudici di legittimità hanno chiarito un concetto fondamentale: non esiste nell’ordinamento alcun divieto esplicito sulla ricongiunzione da e verso la gestione separata per i professionisti.

Anche i tribunali di merito hanno consolidato un orientamento favorevole ai lavoratori, accogliendo le istanze dei ricorrenti. La conseguenza pratica di questo braccio di ferro legale è stata che, in molti casi, i liberi professionisti hanno ottenuto il ricongiungimento tra la gestione separata Inps e la cassa professionale di appartenenza solo su istanza del giudice, costringendo gli enti a soccombere e a pagare le spese legali. La nota del Ministero, dunque, non fa altro che allineare la prassi amministrativa a una verità giudiziaria ormai acclarata, evitando ulteriori contenziosi inutili e costosi per la collettività.

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La generazione del sistema contributivo

A spingere il Ministero del Lavoro a intervenire in modo così netto è stata anche l’evoluzione naturale del sistema previdenziale italiano. Con il passare del tempo e il completamento progressivo della transizione al sistema contributivo per tutte le gestioni, è venuta meno la ragione tecnica e “filosofica” per cui tenere la gestione separata isolata dalle altre forme di ricongiunzione.

Di fatto, questa nuova possibilità riguarda una platea di lavoratori che è ormai interamente assorbita nel sistema contributivo, avendo cominciato a lavorare o avendo concentrato la maggior parte della propria carriera a partire dal 1° gennaio 1996

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. Per questa generazione di professionisti, la distinzione tra vecchi sistemi retributivi e nuovi sistemi contributivi è ormai un ricordo del passato, rendendo anacronistico qualsiasi divieto di trasferimento dei montanti.

Costi e opportunità: ricongiunzione onerosa

È necessario precisare che l’operazione di ricongiunzione non è sempre indolore dal punto di vista economico. La ricongiunzione è, per definizione, a titolo oneroso. Il trasferimento dei contributi da una gestione all’altra comporta spesso un costo a carico del richiedente, necessario per coprire le eventuali differenze di aliquota e per allineare le posizioni assicurative.

Tuttavia, il panorama è variegato: diverse

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casse professionali consentono di ricongiungere gratuitamente i contributi in entrata, prevedendo il trasferimento del montante rivalutato verso la gestione di destinazione e il successivo calcolo della pensione interamente con il sistema contributivo. Per il libero professionista, come sottolinea il comunicato del Ministero, questo significa poter valorizzare meglio tutta la propria storia contributiva, scegliendo la strada più conveniente per massimizzare l’assegno finale.

Le alternative: totalizzazione e cumulo

La circolare Inps in arrivo andrà a completare il ventaglio di opzioni a disposizione dei lavoratori autonomi. Una volta chiariti i dettagli operativi, chi ha versato contributi sia alla propria cassa professionale che alla gestione separata potrà scegliere la via della ricongiunzione per unificare i periodi.

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Questa strada si aggiunge alle altre due opzioni già esistenti: la totalizzazione e il cumulo gratuito. Mentre la ricongiunzione sposta fisicamente i soldi in un unico ente (creando un’unica pensione erogata da un solo soggetto), il cumulo e la totalizzazione permettono di sommare virtualmente gli anni di lavoro per raggiungere il diritto alla pensione, mantenendo però i contributi presso le rispettive gestioni, che erogheranno ciascuna la propria quota di pensione (il cosiddetto assegno “pro quota”). La riapertura della via della ricongiunzione offre quindi una flessibilità maggiore, permettendo al professionista di valutare, calcolatrice alla mano, quale sia l’opzione che garantisce il rendimento migliore.

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La soddisfazione dell’Adepp

La notizia è stata accolta con grande favore dal mondo delle professioni ordinistiche. L’Adepp, l’Associazione che rappresenta le casse di previdenza dei professionisti, ha espresso piena soddisfazione per un cammino che sembra essere finalmente giunto al traguardo. La questione, che era stata oggetto di dibattito anche in tempi recentissimi, specificamente durante il tavolo di confronto tenutosi il 4 novembre presso il Ministero, trova ora una soluzione definitiva.

Secondo l’Adepp, le indicazioni interpretative fornite all’Inps dal Ministero del Lavoro sanano una ferita aperta nel sistema di welfare italiano. Viene finalmente superata quella che l’associazione definisce una grave forma di

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discriminazione nei confronti dei liberi professionisti. Una discriminazione che appariva ancora più ingiusta se si considera la natura stessa del lavoro autonomo: un’attività che, per sua essenza, è più discontinua, flessibile e instabile rispetto a quella dei lavoratori dipendenti, e che proprio per questo necessita di strumenti agili per ricomporre l’unità della carriera previdenziale.

Un nuovo scenario per il futuro

In attesa della circolare attuativa dell’Inps, che scioglierà gli ultimi dubbi tecnici, il segnale politico è chiaro: la previdenza deve adeguarsi alla realtà lavorativa contemporanea. Non più compartimenti stagni e gelosie tra enti, ma un sistema di vasi comunicanti che metta al centro l’interesse del lavoratore a vedersi riconosciuto ogni singolo giorno di lavoro, ovunque esso sia stato svolto e in qualunque cassa sia stato versato il relativo contributo. Per migliaia di professionisti, la pensione unificata smette di essere un miraggio o l’esito di una causa in tribunale, per diventare un diritto esigibile tramite una semplice domanda amministrativa.

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