Cos'è il PIP e perché è diverso dal fondo pensione?

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Autore: Angelo Greco

16 aprile 2026

Avvocato, direttore responsabile del giornale "La Legge per Tutti", autore di numerose pubblicazioni (tra cui alcune per il gruppo Feltrinelli, Sole24Ore, Mondadori) si è formato all'università LUISS di Roma. Già collaboratore presso l'Università della Calabria e la Columbia University di New York, è altresì ospite di spazi televisivi e radiofonici per questioni giuridiche. Ha co-condotto uno spazio su Uno Mattina (RaiUno) dal titolo "Tempo e Denaro" tra il 2016 e il 2017. Definito dal Sole24Ore, nel 2020, «il professionista più influente d'Italia» è uno dei primi divulgatori del diritto in Italia, titolare del canale YouTube che porta il suo stesso nome con quasi un milione di followers. Maggiori informazioni su www.avvangelogreco.it

Scopri i Piani Individuali Pensionistici: polizze assicurative flessibili per la tua rendita futura. Ecco come funzionano le gestioni separate, le unit linked e le coperture accessorie.

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Quando si parla di previdenza integrativa, spesso si pensa subito ai fondi di categoria o a quelli aperti offerti dalle banche. Esiste però una terza via, molto diffusa e apprezzata per la sua natura ibrida: il Piano Individuale Pensionistico, meglio noto come PIP. Si tratta di uno strumento particolare perché non nasce nel mondo finanziario puro, ma in quello assicurativo. Molti risparmiatori si chiedono cos’è il PIP e perché è diverso dal fondo pensione. La risposta sta nella sua struttura: è un contratto di assicurazione sulla vita che ha come obiettivo finale la creazione di una pensione di scorta. Questa natura assicurativa offre vantaggi unici, come la possibilità di agganciare coperture per il caso morte o invalidità, ma richiede anche attenzione ai costi e alle tipologie di investimento. Vediamo nel dettaglio come funziona questo strumento su misura.

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Quali sono i due tipi di PIP disponibili?

Non tutti i PIP sono uguali. Il mercato offre due categorie principali, che si distinguono per il modo in cui gestiscono i risparmi e per il livello di rischio:

  1. Ramo I (Gestioni Separate): sono i prodotti più tradizionali e “tranquilli”. Il capitale viene investito in gestioni separate che offrono meccanismi di consolidamento dei rendimenti. Questo significa che i guadagni ottenuti un anno vengono “bloccati” e non si possono perdere negli anni successivi. Questa sicurezza piace molto agli italiani: circa due terzi degli iscritti scelgono questa opzione;

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  2. Ramo III (Unit Linked): sono prodotti più dinamici, collegati direttamente a fondi comuni di investimento. Qui non ci sono garanzie di consolidamento e il valore del capitale oscilla con l’andamento dei mercati finanziari. Sono pensati per chi ha un orizzonte temporale lungo e punta a ottenere rendimenti più alti accettando un rischio maggiore.

Chi può sottoscrivere un piano individuale?

Il nome stesso lo dice: il PIP è la forma pensionistica individuale per eccellenza. L’adesione è aperta a tutti, senza barriere all’ingresso.

Possono sottoscriverlo:

  • lavoratori dipendenti (pubblici e privati);

  • lavoratori autonomi e liberi professionisti;

  • soggetti che non hanno un reddito da lavoro (studenti, casalinghe).

Non ci sono limiti di età particolari, tranne uno: non ci si può iscrivere se manca meno di un anno al raggiungimento dell’età per la pensione obbligatoria. Il contratto si firma direttamente con la compagnia di assicurazione e offre grande libertà: si può scegliere quanto versare e con quale frequenza, modificando l’importo nel tempo.

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Posso versare il TFR nel PIP?

Assolutamente sì. Anche se il PIP è una polizza assicurativa, la legge italiana lo ha inserito a pieno titolo tra gli strumenti di previdenza complementare (il “secondo pilastro”). Questo permette ai dipendenti di destinarvi il proprio TFR maturando, cioè quello che si accumula mese dopo mese dal momento dell’adesione.

Per quanto riguarda il TFR pregresso (quello vecchio), il trasferimento nel PIP è possibile solo se quei soldi erano rimasti nelle casse dell’azienda. Se invece l’azienda ha più di 50 dipendenti e il TFR è già finito nel Fondo di Tesoreria INPS, quei soldi non possono essere spostati nel PIP.

Un punto importante da ricordare: a differenza dei fondi negoziali, nel PIP il datore di lavoro non è obbligato a versare il contributo aggiuntivo, a meno che non decida di farlo autonomamente.

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Quando posso ritirare i soldi prima della pensione?

Come per gli altri fondi, anche il PIP non è una prigione. Esistono finestre di uscita anticipata per affrontare le difficoltà della vita. Eccole:

  • per spese sanitarie: si può chiedere un anticipo fino al 75% del capitale in qualsiasi momento per spese mediche straordinarie (per sé, coniuge o figli), purché documentate e riconosciute come gravissime. La tassazione è agevolata (dal 15% al 9% in base all’anzianità);

  • per disoccupazione: se si perde il lavoro per più di 12 mesi (o si va in cassa integrazione), si può riscattare il 50 per cento della posizione. Se la disoccupazione supera i 48 mesi, si può ritirare tutto il 100 per cento;

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  • per invalidità: in caso di invalidità permanente che riduca la capacità lavorativa a meno di un terzo, è ammesso il riscatto totale immediato.

Quali protezioni aggiuntive offre l’assicurazione?

Il vero tratto distintivo del PIP rispetto ai fondi pensione bancari è la possibilità di aggiungere coperture accessorie. Essendo un prodotto assicurativo, permette di tutelare l’aderente e la sua famiglia da eventi imprevisti.

Le garanzie più comuni (facoltative o a volte incluse) riguardano:

  • caso morte: se l’assicurato muore prima della pensione, agli eredi viene liquidato il capitale maturato, spesso con una maggiorazione percentuale che decresce con l’avanzare dell’età;

  • perdita autosufficienza: garanzie specifiche (Long Term Care) che si attivano se l’assicurato perde la capacità di svolgere le attività quotidiane, garantendo un sostegno economico aggiuntivo.

Queste opzioni trasformano il PIP da semplice salvadanaio a strumento di protezione familiare completo.

Chi controlla che la compagnia gestisca bene i soldi?

La sicurezza è garantita dalla legge. Le risorse versate nei PIP costituiscono un patrimonio autonomo e separato rispetto a quello della compagnia di assicurazione. Questo significa che, se la compagnia dovesse fallire, i creditori non potrebbero toccare i soldi dei risparmiatori.

Inoltre, esiste una figura di garanzia obbligatoria: il Responsabile della forma pensionistica. Questo soggetto ha il compito specifico di vigilare sulla gestione, assicurandosi che avvenga nell’esclusivo interesse degli aderenti e nel pieno rispetto delle regole dettate dalla COVIP (l’autorità di vigilanza del settore).

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