Fino a quando i figli maggiorenni hanno diritto al mantenimento?

Aggiungi un commento
Annuncio pubblicitario
Autore: Angelo Greco

15 aprile 2026

Avvocato, direttore responsabile del giornale "La Legge per Tutti", autore di numerose pubblicazioni (tra cui alcune per il gruppo Feltrinelli, Sole24Ore, Mondadori) si è formato all'università LUISS di Roma. Già collaboratore presso l'Università della Calabria e la Columbia University di New York, è altresì ospite di spazi televisivi e radiofonici per questioni giuridiche. Ha co-condotto uno spazio su Uno Mattina (RaiUno) dal titolo "Tempo e Denaro" tra il 2016 e il 2017. Definito dal Sole24Ore, nel 2020, «il professionista più influente d'Italia» è uno dei primi divulgatori del diritto in Italia, titolare del canale YouTube che porta il suo stesso nome con quasi un milione di followers. Maggiori informazioni su www.avvangelogreco.it

Scopri quando cessa l’obbligo di pagare l’assegno ai figli adulti disoccupati e quali prove servono per dimostrare l’impegno nella ricerca di un lavoro.

Annuncio pubblicitario

Diventare maggiorenni non significa automaticamente smettere di pesare sulle finanze di mamma e papà. Tuttavia, l’assegno mensile non è una rendita vitalizia garantita per sempre. Spesso i genitori si domandano fino a quando i figli maggiorenni hanno diritto al mantenimento e se esiste un limite di età o di comportamento oltre il quale si chiudono i rubinetti.

La giurisprudenza ha tracciato regole precise che distinguono nettamente tra lo studente universitario e il trentenne che fatica a trovare la sua strada. Il concetto chiave è la responsabilità: crescere significa anche imparare a mantenersi da soli, adattandosi a ciò che offre il mercato.

Annuncio pubblicitario

In questo articolo analizzeremo come cambia l’obbligo dei genitori col passare degli anni e quali prove deve fornire il figlio per continuare a ricevere i soldi.

Chi deve provare il diritto all’assegno di mantenimento?

Molti pensano che spetti al genitore dimostrare che il figlio è diventato indipendente per smettere di pagare. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa prospettiva. Quando si parla di figli maggiorenni, l’onere della prova

Annuncio pubblicitario
spetta interamente a chi richiede l’assegno, ovvero al figlio stesso. È lui che deve convincere il giudice di avere ancora bisogno del sostegno economico e di non essere colpevole della propria disoccupazione (Cass. ord. 8240/2024).

Il genitore non deve fare indagini. Tocca al ragazzo documentare le sue attività. Se il figlio non riesce a provare di essersi impegnato attivamente per trovare un posto o di stare seguendo un percorso di studi proficuo, perde il diritto al mantenimento. La legge premia l’impegno e punisce l’inerzia. Non basta dire “non trovo lavoro”, bisogna dimostrare di averlo cercato con ogni mezzo possibile.

Il figlio che passa le giornate al bar senza inviare curriculum non avrà diritto all’assegno. Il figlio che produce le email di rifiuto ai colloqui e l’iscrizione al centro per l’impiego potrà mantenere il sussidio.

Annuncio pubblicitario

C’è differenza tra uno studente universitario e un figlio adulto?

L’età anagrafica gioca un ruolo fondamentale nella valutazione dei giudici. Esiste una distinzione netta tra il “figlio neomaggiorenne” e il “figlio adulto”. Per il ragazzo appena uscito dalle scuole superiori (neomaggiorenne), la prova è più semplice. Se dimostra di proseguire nell’ordinario percorso di studi (università o corsi di specializzazione), questa circostanza è già sufficiente a giustificare il mantenimento (Cass. sent. 26875/2023).

Il discorso cambia radicalmente per il “figlio adulto”, ovvero colui che ha terminato gli studi o che ha un’età più avanzata. Per lui vige il principio dell’autoresponsabilità

Annuncio pubblicitario
. La prova richiesta diventa molto più rigorosa. Deve spiegare, con fatti oggettivi ed esterni alla sua volontà, perché non ha ancora raggiunto l’indipendenza.

Più l’età avanza, più diventa difficile giustificare la richiesta di soldi ai genitori. Non si può restare “eterni studenti” o disoccupati a carico della famiglia senza una ragione valida e documentata.

A 20 anni, essere iscritti a Giurisprudenza e dare esami regolarmente garantisce il mantenimento. A 35 anni, essere ancora iscritti all’Università fuori corso non giustifica più la richiesta di denaro ai genitori.

Il figlio deve accettare qualsiasi lavoro o può aspettare?

Un altro punto dolente riguarda le aspettative

Annuncio pubblicitario
professionali. Spesso i giovani rifiutano impieghi perché non sono coerenti con i loro studi o con le loro ambizioni. I giudici hanno chiarito che il figlio ha il dovere di attivarsi per trovare un’occupazione basandosi sulle opportunità reali offerte dal mercato del lavoro. Non è consentito indugiare nell’attesa dell’occasione perfetta o del “posto fisso” dei sogni (Cass. ord. 17183/2020).

Per conservare il mantenimento, il giovane deve dimostrare di essersi adoperato effettivamente, anche ridimensionando le proprie aspirazioni se necessario. Se il mercato non offre lavoro nel settore per cui si ha studiato, bisogna accettare anche mansioni inferiori o diverse per iniziare a guadagnare.

Annuncio pubblicitario

L’indipendenza economica è un obiettivo prioritario rispetto alla realizzazione delle sole ambizioni personali. Rifiutare un lavoro onesto ma “umile” può portare alla perdita dell’assegno.

Un laureato in architettura che non trova posto in uno studio deve accettare temporaneamente un lavoro come commesso o impiegato generico. Rifiutare un contratto a tempo determinato perché si aspetta l’indeterminato comporta la revoca del mantenimento.

Cosa succede se il figlio ha superato i trent’anni?

Quando l’età supera ampiamente la soglia della maggiore età (ad esempio verso i trent’anni o oltre), l’atteggiamento della legge diventa severissimo. Il figlio “adulto” che non ha trovato una stabilità lavorativa non può più pretendere che siano i genitori a garantirgli un tenore di vita dignitoso tramite il mantenimento. A quel punto, l’

Annuncio pubblicitario
obbligo di mantenimento cessa definitivamente (Cass. ord. 29264/2022).

Se un trentenne non lavora, la sua tutela passa dallo stato di “figlio da mantenere” a quello di “cittadino bisognoso”. Dovrà ricorrere agli strumenti sociali di sostegno al reddito (come sussidi di disoccupazione o welfare statale) e non al portafoglio dei genitori.

In casi di estrema povertà e impossibilità di sopravvivenza, resta solo l’obbligazione alimentare (gli alimenti), che è ben diversa dal mantenimento: serve solo a garantire vitto e alloggio minimi, non il tenore di vita precedente.

L’età avanzata presume la capacità di auto-sostentamento e fa scattare l’esonero per i genitori.

Una figlia di 32 anni, anche se madre single e convivente con i genitori, non ha diritto all’assegno di mantenimento dal padre divorziato, ma deve cercare aiuti statali o lavorare.

Sostieni laleggepertutti.it

Non dare per scontata la nostra esistenza. Se puoi accedere gratuitamente a queste informazioni è perché ci sono uomini, non macchine, che lavorano per te ogni giorno. Le recenti crisi hanno tuttavia affossato l’editoria online. Anche noi, con grossi sacrifici, portiamo avanti questo progetto per garantire a tutti un’informazione giuridica indipendente e trasparente. Ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di andare avanti e non chiudere come stanno facendo già numerosi siti. Se ci troverai domani online sarà anche merito tuo. Diventa sostenitore clicca qui