L’azienda può assumere un investigatore per controllarmi?

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Autore: Angelo Greco

15 aprile 2026

Avvocato, direttore responsabile del giornale "La Legge per Tutti", autore di numerose pubblicazioni (tra cui alcune per il gruppo Feltrinelli, Sole24Ore, Mondadori) si è formato all'università LUISS di Roma. Già collaboratore presso l'Università della Calabria e la Columbia University di New York, è altresì ospite di spazi televisivi e radiofonici per questioni giuridiche. Ha co-condotto uno spazio su Uno Mattina (RaiUno) dal titolo "Tempo e Denaro" tra il 2016 e il 2017. Definito dal Sole24Ore, nel 2020, «il professionista più influente d'Italia» è uno dei primi divulgatori del diritto in Italia, titolare del canale YouTube che porta il suo stesso nome con quasi un milione di followers. Maggiori informazioni su www.avvangelogreco.it

Scopri se il datore può pedinarti nei giorni di permesso 104. Leggi quando l’uso dell’agenzia investigativa è legittimo e rischi il licenziamento.

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I permessi retribuiti per l’assistenza ai familiari disabili rappresentano una conquista di civiltà giuridica e sociale. Tuttavia, capita che alcuni dipendenti utilizzino queste ore preziose per scopi personali, tradendo la fiducia dell’azienda e dello Stato. Di fronte al sospetto di abusi, molti datori di lavoro non esitano a rivolgersi a professionisti del pedinamento. Il lavoratore onesto, così come quello che ha qualcosa da nascondere, si chiede spesso: è legale l’investigatore privato per chi usa permessi 104? La risposta della magistratura è chiara e sposta l’ago della bilancia a favore dei controlli aziendali quando c’è odore di truffa. In questo articolo vedremo perché la privacy non ti protegge se stai commettendo un illecito e quali sono i confini che l’azienda non può superare.

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L’azienda può assumere un investigatore per controllarmi?

Lo Statuto dei Lavoratori pone limiti severi al controllo a distanza e alle verifiche sull’attività lavorativa. Tuttavia, questi limiti cadono quando l’obiettivo non è verificare “come lavori”, ma scoprire se stai commettendo un reato o un illecito grave. I giudici confermano che è assolutamente legittimo il controllo del datore di lavoro demandato a un’agenzia investigativa.

Questa facoltà scatta quando l’indagine è diretta a verificare l’

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utilizzo illecito dei permessi e non la qualità della prestazione professionale (Cass. ord. 6468/2024). Se il datore ha il sospetto che il dipendente utilizzi le ore di permesso non per assistere il disabile, ma per svago o per altri lavori, può incaricare un detective. L’obiettivo è tutelare il patrimonio aziendale da una vera e propria truffa, poiché le ore di assenza sono pagate (spesso con anticipo dell’azienda per conto INPS) per una finalità specifica che viene tradita.

È legittimo pedinare un dipendente che, invece di andare a casa della madre malata, passa la giornata al centro commerciale. È illegittimo usare un investigatore per cronometrare quanto tempo un impiegato passa in pausa caffè in ufficio.

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Quando il controllo investigativo è vietato?

La distinzione fondamentale risiede nell’oggetto della verifica. La legge vieta l’uso di guardie giurate o investigatori per controllare l’adempimento o l’inadempimento della prestazione lavorativa “ordinaria”. Il datore di lavoro non può delegare a terzi esterni la sorveglianza sulla diligenza del dipendente mentre questi è in servizio (Cass. sent. 4984/2014).

Il controllo occulto diventa lecito solo quando riguarda atti illeciti che non c’entrano con il semplice lavorare “male” o “poco”. L’attività investigativa deve limitarsi a comportamenti che esulano dal mero inadempimento contrattuale e che colpiscono il vincolo fiduciario in modo irreparabile. Se l’investigatore viene usato per verificare se il dipendente rispetta le procedure tecniche o gli orari di ingresso in azienda, tale prova sarebbe inutilizzabile in giudizio.

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Non si può ingaggiare un detective per vedere se l’operaio indossa il casco protettivo in cantiere. Si può ingaggiare un detective per vedere se l’operaio ruba materiale dal cantiere di notte.

Perché durante i permessi 104 i controlli sono ammessi?

Il motivo tecnico per cui i giudici autorizzano i pedinamenti durante i giorni di permesso risiede nella natura di quelle ore. Durante la fruizione dei permessi ex L. n. 104 del 1992, l’obbligazione principale di lavorare è sospesa. Il dipendente si trova al di fuori dell’orario di lavoro e non sta rendendo la sua prestazione all’azienda (Cass. ord. 4670/2019; Cass. sent. 10955/2015).

Poiché il lavoratore è “libero” dal servizio, il controllo dell’investigatore non riguarda l’adempimento lavorativo (vietato dagli artt. 2 e 3 dello Statuto dei Lavoratori), ma verifica la correttezza di un comportamento che ha rilevanza anche penale. L’abuso del permesso costituisce una condotta fraudolenta ai danni dell’ente previdenziale e del datore. Pertanto, le tutele sulla riservatezza e dignità del lavoratore non possono fungere da scudo per coprire condotte illecite commesse all’esterno dell’azienda.

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L’investigatore fotografa il dipendente che parte per un weekend al mare mentre risulta in permesso retribuito per assistenza: le foto sono prove valide per il licenziamento disciplinare.

Cosa rischia chi abusa dei permessi?

L’utilizzo improprio dei benefici della Legge 104 è considerato un fatto gravissimo. Non si tratta di una semplice assenza ingiustificata, ma di un comportamento che rompe definitivamente la fiducia tra le parti. La falsa attestazione di una necessità assistenziale per dedicarsi ai propri comodi integra gli estremi per la risoluzione del contratto.

Le prove raccolte legittimamente dall’agenzia investigativa possono essere usate per giustificare un licenziamento per giusta causa (senza preavviso).

Inoltre, poiché si tratta di indebita percezione di indennità pubbliche, il lavoratore rischia anche una denuncia penale per truffa ai danni dello Stato. Il controllo difensivo occulto serve proprio a smascherare questa doppia lesione: economica per l’azienda e sociale per la collettività.

Il dipendente viene licenziato perché le foto provano che durante le ore di permesso gestiva il proprio negozio personale invece di curare il parente.

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