Matrimonio breve: spetta l'assegno di mantenimento all'ex?
La breve durata delle nozze cancella l’assegno di mantenimento? La Cassazione chiarisce quando spetta e come si calcola l’importo in caso di separazione lampo.
Si tende spesso a pensare che un’unione matrimoniale durata quanto un battito di ciglia non generi obblighi economici pesanti una volta finita. Nell’immaginario collettivo, se ci si lascia dopo pochi mesi o pochi anni, ognuno dovrebbe andare per la sua strada senza troppe pretese. Tuttavia, la legge italiana protegge il coniuge più debole in modo molto attento. In questo articolo vedremo se, in caso di matrimonio breve, spetta l’assegno di mantenimento all’ex. Analizzeremo come la giurisprudenza gestisce le cosiddette “nozze lampo”. Vedremo che il fattore tempo è importante, ma non è l’unico ago della bilancia per decidere se mettere mano al portafoglio.
Indice
Posso negare i soldi se siamo stati sposati per poco tempo?
La convinzione che una convivenza matrimoniale ridotta cancelli ogni dovere è errata. La separazione personale, a differenza del divorzio, non rompe definitivamente il vincolo matrimoniale, ma lo allenta. Di conseguenza, il dovere di assistenza materiale tra marito e moglie non si estingue magicamente solo perché si è vissuto insieme per poco tempo.
Secondo i giudici, tra gli elementi da valutare per stabilire gli effetti economici della rottura (art. 156 c.c.) rientra certamente la
Luca e Marta si separano dopo 18 mesi di matrimonio. Marta non lavora. Luca non può rifiutarsi di versare un assegno solo dicendo “siamo stati insieme troppo poco”, perché il dovere di aiutarla economicamente persiste.
Quando la brevità delle nozze cancella il diritto all’assegno?
Esistono casi specifici in cui il tempo limitato trascorso insieme può portare a negare l’assegno, ma non per il tempo in sé, quanto per ciò che quel tempo ha rappresentato. Se la brevità del matrimonio coincide con la mancata costruzione di una vera vita in comune, il discorso cambia.
Il diritto all’assegno può venire meno se non si è mai instaurata una comunione materiale e spirituale tra i coniugi (Cass. Sez. 6 1, Civile, Ordinanza, 26 giugno 2018 n. 16737). Se marito e moglie, pur sposati, hanno vissuto come estranei, senza condividere progetti o risorse, e facendo affidamento solo sui propri mezzi senza contare sull’altro, allora manca il presupposto stesso della solidarietà. In questi casi, anche il richiamo al “tenore di vita” perde senso, perché non c’è mai stato un tenore di vita di coppia consolidato da proteggere.
Giovanni e Serena si sposano ma continuano a vivere in case separate per lavoro, gestendo i soldi in modo totalmente autonomo. Si lasciano dopo un anno. In questo caso, il giudice potrebbe negare l’assegno perché, di fatto, non si è mai creata quella “famiglia” che giustifica il supporto economico.
Annuncio pubblicitario
In che modo il tempo influisce sulla somma da pagare?
Una volta stabilito che l’assegno spetta, la durata del matrimonio gioca un ruolo fondamentale nel decidere “quanto“ pagare. Sebbene non cancelli il diritto, la brevità del rapporto incide pesantemente sulla quantificazione dell’assegno.
Il giudice utilizza la durata del vincolo come parametro per calcolare l’importo (Cass. Sez. 1, Civile, Sentenza, 22 ottobre 2004 n. 20638). Un matrimonio durato vent’anni ha creato interdipendenze economiche e abitudini che pesano molto di più rispetto a un’unione di due anni. Inoltre, viene valutato il contributo personale dato alla formazione del patrimonio dell’altro o di quello comune (Cass. Sez. 1, Civile, Sentenza, 7 dicembre 2007 n. 25618).
In un matrimonio breve, è difficile che un coniuge abbia contribuito in modo determinante alla ricchezza dell’altro, e questo porterà a un assegno molto più leggero.
Marco guadagna 3.000 euro al mese e la moglie 800. Se si separano dopo 20 anni, l’assegno potrebbe essere di 800 euro. Se si separano dopo 2 anni, l’assegno potrebbe scendere a 300 euro, perché l’impatto della vita in comune sulle finanze di lei è stato minore.