Una doccia fredda per gli automobilisti

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Autore: Raffaella Mari

07 dicembre 2025

Laurea in Scienze politiche "cum laude" presso l'università della Calabria. Laurea in giurisprudenza presso l'università "Magna Graecia" di Catanzaro. Avvocato con esperienze lavorative nel campo del recupero crediti.

La Cassazione chiarisce la regola del chilometro per gli autovelox: il conteggio parte dal primo cartello. Se il segnale si ripete senza incroci, la multa è valida.

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Una doccia fredda per gli automobilisti. Immaginate la scena, purtroppo familiare a molti: state guidando su una strada statale, prestando attenzione, quando all’improvviso il flash di un autovelox vi colpisce. Tornate a casa, fate i calcoli e tirate un sospiro di sollievo pensando di aver trovato l’errore che vi salverà il portafogli e i punti della patente. Notate infatti che l’ultimo cartello con il limite di velocità che avete superato era posizionato a meno di un chilometro dalla macchinetta infernale. Siete pronti a fare ricorso, convinti di avere la legge dalla vostra parte, forte di quella norma che impone una distanza minima di mille metri tra il segnale e la postazione fissa di controllo.

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Ebbene, fermatevi. Quella che sembrava una certezza granitica per la difesa degli automobilisti è stata appena sgretolata da una pronuncia che riscrive le regole del gioco sulle nostre strade. Con una interpretazione che farà discutere e che chiude le porte a migliaia di potenziali ricorsi, i giudici supremi hanno stabilito un principio che suona come una condanna definitiva per chi sperava nel cavillo tecnico. Non importa se l’ultimo cartello che avete visto era a pochi metri dall’autovelox: quello che conta è la storia pregressa della strada che avete percorso. Se il limite era già stato imposto chilometri prima e non ci sono stati incroci nel mezzo, quel secondo cartello che avete visto è solo un “promemoria” e non azzera il conteggio della distanza. Una decisione che impone una soglia di attenzione altissima a chi guida e blinda l’operato dei Comuni, spesso accusati di utilizzare gli strumenti di rilevazione elettronica più per fare cassa che per sicurezza.

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Il doppio volto della regola del chilometro

La questione è tecnica ma le conseguenze sono tremendamente pratiche. Al centro del dibattito c’è l’applicazione dell’articolo 25 della Legge 120/2010 in combinato disposto con l’articolo 142 del Codice della Strada. La domanda a cui la giustizia doveva rispondere era semplice ma insidiosa: da dove si inizia a misurare il famoso chilometro di distanza obbligatorio per i dispositivi fissi fuori dai centri abitati?

La risposta arriva forte e chiara dalla Corte di Cassazione, sezione Seconda civile, con l’ordinanza n. 31665 del 4 dicembre 2025

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. Il caso specifico riguardava un Comune che aveva impugnato una sentenza sfavorevole: un giudice aveva annullato una multa perché un segnale ripetitivo del limite di velocità si trovava a meno di mille metri dall’autovelox. La Suprema Corte ha ribaltato tutto.

Il ragionamento è spietato nella sua logica: se su un tratto di strada viene imposto un limite (ad esempio 70 km/h) tramite un primo cartello, e la postazione di controllo si trova a più di un chilometro da questo primo avviso, la multa è legittima. Il fatto che nel mezzo vi sia un secondo cartello, magari a soli 500 metri dalla telecamera, che si limita a ricordare lo stesso divieto, è totalmente irrilevante. Questo “segnaletica ripetitiva” non ha il potere di azzerare il contachilometri della legalità.

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Nota bene: la regola del chilometro, specifica la Corte, si applica solo quando concorrono due condizioni: il dispositivo è fisso (non mobile) e non ci sono intersezioni nel tratto interessato.

Quando l’incrocio cambia le carte in tavola

Attenzione però, perché c’è un’eccezione fondamentale che ogni automobilista deve conoscere per difendere i propri diritti. La logica del “primo cartello” crolla se, tra quel segnale e l’autovelox, c’è un incrocio o un’intersezione.

In questo scenario, la situazione si capovolge a favore del cittadino. Se vi è un’intersezione, infatti, il guidatore che si immette sulla strada principale potrebbe non essere a conoscenza del limite preesistente. Qui scatta l’obbligo per l’ente proprietario della strada di ripetere il segnale

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dopo l’incrocio. In questo caso specifico, il chilometro di distanza deve essere ricalcolato da zero partendo dal nuovo segnale posizionato dopo l’intersezione.

La sentenza è molto critica verso le interpretazioni troppo permissive dei giudici di pace e dei tribunali che avevano dato ragione agli automobilisti basandosi solo sull’ultimo cartello visibile. La Cassazione impone di guardare la strada nella sua interezza: se non ci sono “uscite” o “entrate” (intersezioni), il divieto è un continuum unico.

In sintesi, la battaglia legale si sposta sulla verifica delle intersezioni. Nel caso analizzato dai giudici ermellini, il Tribunale aveva sbagliato a non verificare se vi fossero effettivamente degli incroci tra il primo cartello (posizionato a 1.100 metri) e l’autovelox. Senza incroci, quel secondo cartello “troppo vicino” era carta straccia per la difesa, ma oro colato per la validità della sanzione.

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