Surroga del mutuo più difficile: le regole per cambiare banca

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Autore: Angelo Greco

08 dicembre 2025

Avvocato, direttore responsabile del giornale "La Legge per Tutti", autore di numerose pubblicazioni (tra cui alcune per il gruppo Feltrinelli, Sole24Ore, Mondadori) si è formato all'università LUISS di Roma. Già collaboratore presso l'Università della Calabria e la Columbia University di New York, è altresì ospite di spazi televisivi e radiofonici per questioni giuridiche. Ha co-condotto uno spazio su Uno Mattina (RaiUno) dal titolo "Tempo e Denaro" tra il 2016 e il 2017. Definito dal Sole24Ore, nel 2020, «il professionista più influente d'Italia» è uno dei primi divulgatori del diritto in Italia, titolare del canale YouTube che porta il suo stesso nome con quasi un milione di followers. Maggiori informazioni su www.avvangelogreco.it

Cambiare banca è più complesso: stop ai surrogatori seriali e peso dell’equo compenso. La guida completa tra rinegoziazione obbligatoria e tassi.

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La gestione del mutuo casa non è più un’operazione statica come in passato, ma richiede oggi un’attenzione costante alle dinamiche di mercato. Se fino a pochi anni fa spostare il proprio debito da un istituto all’altro era una procedura quasi automatica, oggi lo scenario è mutato radicalmente. Analizzando le attuali difficoltà del mercato creditizio, è possibile trarre una regola generale valida per ogni mutuatario: la portabilità del debito è un diritto garantito, ma la sua fattibilità dipende strettamente dal mantenimento della solvibilità del cliente e dalla sostenibilità dei costi per la banca.

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Comprendere come muoversi tra surroga, rinegoziazione e nuove normative è indispensabile per chi vuole alleggerire la rata mensile senza incorrere in rifiuti o costi imprevisti.

Il meccanismo della surroga e la portabilità gratuita

Dal 2007, il panorama bancario italiano offre lo strumento della surroga del mutuo. Questa operazione consente di trasferire il proprio finanziamento presso una banca che offre condizioni migliori, il tutto a costo zero per il cliente. La regola aurea di questo istituto giuridico è la gratuità: non sono previsti costi notarili a carico del mutuatario, poiché l’importo del debito non viene modificato e, di conseguenza, i valori su cui si fonda l’ipoteca restano invariati.

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La banca uscente non ha alcun potere di veto e non può fare ostruzionismo. La normativa impone un termine perentorio: entro 30 giorni dall’avvio della pratica da parte del nuovo istituto, il passaggio di consegne deve essere completato. Eventuali oneri accessori sono interamente assorbiti dalla nuova banca, creando – sulla carta – un mercato agile che permette di cogliere le opportunità offerte dall’andamento dei tassi.

Differenza tra surroga e sostituzione

Un punto fondamentale, spesso fonte di confusione, riguarda i limiti dell’operazione. Con la surroga è possibile modificare due parametri essenziali: il tasso di interesse e la durata del piano di ammortamento. Tuttavia, è vietato modificare l’importo del debito residuo.

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Qualora il cliente avesse necessità di liquidità aggiuntiva, non si parlerebbe più di surroga ma di sostituzione del mutuo. Questa distinzione non è solo terminologica ma economica: aumentare l’importo richiede un nuovo intervento del notaio per riparametrare la garanzia ipotecaria, con conseguenti costi a carico del cliente.

L’analisi delle condizioni non deve limitarsi al solo tasso. La surroga rappresenta un’occasione strategica per ridurre la durata del contratto, abbattendo così il monte interessi totale, o per migrare verso istituti “low cost”. Spesso, infatti, si passa da contratti gravati da spese di incasso rata e oneri accessori a soluzioni dove il Tan

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(Tasso annuo nominale) è molto vicino al Taeg (Tasso annuo effettivo globale), indicatore che riassume il costo totale del finanziamento.

La frenata del mercato e la regola del 33%

Nonostante la normativa favorevole, i “surrogatori” oggi incontrano ostacoli crescenti. Le banche hanno inasprito i criteri di selezione, sia per le nuove erogazioni sia per l’accoglimento di clienti esterni. La causa principale risiede nel peggioramento del ranking creditizio dei richiedenti.

Fino al 2022, con l’Euribor in territorio negativo, i parametri di accesso erano più elastici. Oggi, con l’Euribor stabilmente sopra il 2%, molti aspiranti surrogatori non riescono a soddisfare la regola prudenziale del 33%. Secondo tale parametro, la rata del mutuo non può superare un terzo del reddito netto familiare. L’aumento delle rate dei mutui a tasso variabile, non accompagnato da un parallelo incremento delle entrate, ha reso molti clienti non idonei agli occhi delle nuove banche, bloccando di fatto la possibilità di trasferire il debito.

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Stop ai surrogatori seriali

Un fenomeno emergente è la chiusura delle banche verso i cosiddetti “surrogatori seriali”. Gli istituti di credito, preoccupati da un quadro macroeconomico incerto e dal rischio di un aumento delle sofferenze bancarie, stanno adottando politiche difensive.

Chi ha già effettuato una o più surroghe in passato viene oggi visto con sospetto. Per questa categoria di utenti, lo spazio di manovra si sta riducendo drasticamente: le banche preferiscono evitare di acquisire clienti che dimostrano un’eccessiva mobilità, considerata potenzialmente rischiosa in una fase di “vacche magre” per il credito.

L’impatto dell’equo compenso sui costi bancari

A complicare ulteriormente il quadro si è aggiunta l’entrata in vigore, nel 2023, della legge sull’

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equo compenso. Questa norma ha determinato un innalzamento dei tariffari medi per molti professionisti, inclusi notai e periti, i cui costi nelle operazioni di surroga sono a carico della banca subentrante.

In precedenza, il mercato aveva generato tariffe spontanee intorno ai 500 euro per atto, cifra che spesso costringeva gli studi notarili a lavorare in perdita o a dover stipulare volumi enormi per ammortizzare i costi. Con la nuova legge, in alcuni dei 90 distretti notarili italiani, le tariffe sono triplicate, ancor prima che il Consiglio nazionale del notariato elaborasse le tabelle nazionali. Questo aumento dei costi vivi ha reso molte operazioni di surroga economicamente insostenibili per le banche, disincentivando l’acquisizione di nuovi mutui di importo medio-basso.

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Rischi di insolvenza e pignoramento

La necessità di intervenire sul proprio mutuo nasce spesso dalla difficoltà nel sostenere le rate. Per i mutui a tasso variabile, l’aumento dei tassi ha comportato rincari delle rate mensili anche del 60-75% in un solo anno. Sebbene la recente discesa dei tassi abbia concesso un po’ di respiro, il rischio di insolvenza rimane un tema delicato.

È necessario ricordare una regola ferrea introdotta per i contratti stipulati dopo il 2016: il pignoramento dell’immobile può scattare dopo il mancato pagamento di 18 rate (soglia che scende a sette per i mutui più vecchi). Tuttavia, le conseguenze del ritardo si manifestano ben prima: già dopo 30 giorni di ritardo nel pagamento, la banca è autorizzata ad applicare gli interessi di mora previsti dal contratto.

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La prima strada: la rinegoziazione

Prima di tentare la via della surroga, oggi più impervia, la strategia migliore è tentare la rinegoziazione con il proprio istituto. A differenza della surroga, questa operazione avviene internamente e permette di agire su due leve per abbassare la rata:

  1. Riduzione del tasso di interesse.

  2. Allungamento della durata del prestito.

L’allungamento della durata è però vincolato all’età anagrafica del richiedente: nella maggior parte dei casi, la somma tra l’età del mutuatario e la durata residua non può superare “quota 75”. La rinegoziazione resta una facoltà della banca, non un obbligo, salvo specifici casi di legge.

Quando il tasso fisso diventa un diritto

Esiste una specifica casistica in cui la banca non può opporsi alla richiesta del cliente. La legge 197/2022 ha introdotto l’obbligo per gli istituti di concedere la trasformazione del mutuo da tasso variabile a

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tasso fisso. Questa operazione prevede il mantenimento dello spread invariato e la sostituzione del parametro di indicizzazione (l’Euribor viene sostituito dall’Eurirs).

Per accedere a questo diritto, devono essere rispettati contemporaneamente quattro requisiti stringenti:

  • il mutuo deve essere stato contratto prima del 2023;

  • la finalità deve essere l’acquisto o la ristrutturazione della prima casa;

  • l’importo originario non deve superare i 200.000 euro;

  • l’Isee del nucleo familiare deve essere inferiore a 35.000 euro.

Chi rientra in questi paletti ottiene una protezione legale che obbliga la banca a cooperare. Va notato che la legge impone il passaggio al fisso ma non cita esplicitamente l’allungamento della durata, che resta un tema di discussione sui tavoli dell’Abi per aiutare le famiglie in difficoltà. Per chi non soddisfa questi requisiti e riceve un rifiuto alla rinegoziazione, la surroga rimane l’unica, seppur complessa, alternativa.

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