Cosa fare se non riesci più a pagare i debiti?

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Autore: Paolo Florio

02 giugno 2026

Dottore Commercialista (2007) e Avvocato (2010). Svolge l’attività professionale di consulente e giurista d’impresa, con specializzazione nel campo del diritto tributario, diritto societario, diritto commerciale, diritto fallimentare e diritto penale dell’economia. Ha maturato, altresì, una specifica esperienza quale munus pubblicum per conto di diversi Tribunali avendo svolto incarichi giudiziari e in particolare di Custode e Amministratore Giudiziario, di Curatore Fallimentare, di professionista delegato alle vendite nelle procedure esecutive, nonché C.T.U. in giudizi civili e perito per la Procura in procedimenti penali.

Scopri come funziona il Codice della crisi, il ruolo degli Organismi di composizione e perché rivolgersi subito a un professionista evita la svendita dei beni e le truffe online.

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Trovarsi con l’acqua alla gola, sommersi da rate che non si riescono più a gestire con il proprio stipendio, è una delle sensazioni più angoscianti che una famiglia o un imprenditore possano provare. Fino a qualche tempo fa, per cercare di risolvere queste situazioni disperate e rimettere in carreggiata chi non ce la faceva più con le proprie risorse, esisteva la nota legge 3/2012, conosciuta giornalisticamente come “legge salva suicidi”. Oggi quella norma è stata abrogata ed è confluita in un testo unico più ampio: il Codice della crisi.

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Questo “travaso” normativo ha portato nuove soluzioni per uscire dall’indebitamento, ma ha anche reso il percorso più articolato e complesso, inserendolo in un contesto che gestisce anche i grandi fallimenti aziendali.

Molti utenti si chiedono: cosa fare se non riesco più a pagare i debiti? La risposta non è immediata, perché le regole sono cambiate e richiedono una guida esperta. I dati ci dicono che le richieste di aiuto sono in forte crescita, segno di un disagio diffuso. In questo articolo vedremo chi sono gli esperti autorizzati a cui rivolgersi, quali procedure hanno statisticamente più successo in tribunale e perché aspettare troppo tempo può costare caro. Capiremo inoltre come difendersi dai “falsi profeti” del web che promettono miracoli ma lasciano solo nuovi danni economici.

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A chi chiedere aiuto per gestire i debiti?

La difficoltà delle nuove procedure è testimoniata dall’aumento delle richieste gestite dagli esperti del settore. Per non affrontare questo percorso da soli, la legge ha istituito gli

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Organismi di composizione della crisi (spesso abbreviati come Occ).

Si tratta di enti terzi, assolutamente imparziali e indipendenti, a cui qualsiasi debitore può rivolgersi. Il loro compito è assistere l’interessato che ne fa istanza, verificando che abbia i requisiti giusti, con garanzia di indipendenza e professionalità. Un aspetto fondamentale è la trasparenza economica: questi organismi operano con costi e tariffe chiari.

Ma chi c’è dietro queste sigle? Gli Occ sono costituiti solitamente dagli ordini professionali dei dottori commercialisti e degli avvocati, ma anche dalle Camere di commercio, da alcuni consigli notarili e da alcuni Comuni. Sono dunque presidi istituzionali e qualificati presenti sul territorio.

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Quali procedure funzionano meglio in tribunale?

Analizzando i dati del Ministero della Giustizia per l’anno 2024, emerge che gli Occ hanno gestito un volume enorme di lavoro: complessivamente 162.194 istanze. Di queste pratiche:

  • il 63% è stato assegnato a un procedimento effettivo;
  • il 6% è stato archiviato prima ancora di iniziare (perché il debitore ha rinunciato o la domanda era inammissibile);
  • il 31% risulta ancora in attesa di assegnazione.

Le statistiche svelano un dettaglio interessante su quale strada convenga percorrere. Sembra che i gestori preferiscano risolvere la crisi di sovraindebitamento tramite la liquidazione controllata (ovvero vendere i beni per pagare i debiti), perché questo piano ha una probabilità maggiore di essere ammesso dal Giudice. Infatti, mentre il 50% dei concordati minori e il 55% delle ristrutturazioni dei debiti del consumatore si bloccano (per rinuncia o chiusura d’ufficio), arriva a conclusione positiva ben il 61% delle liquidazioni controllate.

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Questo ci insegna che, quando ci sono ancora dei beni concreti con cui far fronte alle richieste dei creditori, la procedura ha molte più possibilità di andare a buon fine.

Come funziona la liquidazione controllata per i debiti?

La prima cosa da chiarire è il perimetro di applicazione. La legge ha voluto includere in questa tutela tutti quei soggetti che, pur avendo debiti, non sono grandi aziende fallibili. Stiamo parlando di una platea vastissima che comprende il consumatore, il professionista, l’imprenditore minore, l’imprenditore agricolo, le start-up innovative e gli enti del terzo settore (art. 268 D.lgs 14/2019).

Il requisito oggettivo per accedere è lo stato di

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sovraindebitamento. Questa condizione si verifica quando c’è uno squilibrio perdurante tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, oppure quando il debitore non è più in grado di adempiere regolarmente alle proprie obbligazioni (art. 2, lett. c, D.lgs 14/2019).

Facciamo un esempio pratico per capire meglio: immagina Marco, un idraulico che ha chiuso la partita IVA lasciando debiti con il fisco e con i fornitori, e che ora lavora come dipendente ma ha lo stipendio pignorato. Marco non possiede milioni di euro né gestisce una multinazionale, quindi non può “fallire” nel senso classico, ma può accedere alla liquidazione controllata per risolvere la sua situazione. Anche una famiglia che ha fatto troppi finanziamenti per l’auto e i mobili, e che ora non riesce a pagare le rate a causa di un licenziamento, rientra in questa categoria.

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A chi bisogna rivolgersi per iniziare?

Non si può andare direttamente dal giudice con un foglio scritto a mano. Il debitore deve obbligatoriamente farsi assistere da un organismo specializzato chiamato OCC (Organismo di Composizione della Crisi). Questi organismi sono enti terzi, imparziali e indipendenti, spesso costituiti presso gli Ordini degli Avvocati, dei Commercialisti o presso le Camere di Commercio (L. 3/2012 e successive modifiche nel Codice della Crisi).

Il ruolo dell’OCC è centrale: il referente dell’organismo analizza la situazione economica del debitore, verifica l’elenco dei creditori e stila una relazione dettagliata. Questa relazione deve spiegare le cause dell’indebitamento, la diligenza del debitore nell’assumere le obbligazioni e le ragioni dell’incapacità di adempiere (art. 269 D.lgs 14/2019). Senza questa “certificazione” della situazione, il Tribunale non aprirà mai la porta.

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Una volta pronta la documentazione, si deposita un ricorso presso il Tribunale competente, che è quello del luogo in cui il debitore ha il centro degli interessi principali (solitamente la residenza o la sede dell’attività).

Quali beni vengono presi dal liquidatore?

Questo è il punto più delicato e che spaventa di più. Con l’apertura della liquidazione controllata, il debitore subisce lo spossessamento dei beni. Significa che tutto il suo patrimonio, sia quello che possiede oggi sia quello che dovesse arrivargli nei prossimi anni (durante la procedura), viene messo a disposizione della procedura (art. 270 D.lgs 14/2019).

Il Giudice nomina un liquidatore giudiziale, un professionista che prende, in senso figurato e pratico, le chiavi del patrimonio. Il liquidatore venderà gli immobili, le auto, i gioielli di valore e recupererà eventuali crediti che il debitore vanta verso terzi.

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Tuttavia, la legge pone dei limiti precisi. Non tutto può essere venduto. Restano esclusi dalla liquidazione:

  • i crediti impignorabili per legge;

  • i crediti necessari per l’alimentazione e il mantenimento proprio e della famiglia;

  • i frutti derivanti dall’usufrutto legale sui beni dei figli;

  • i beni strettamente necessari all’esercizio della professione, se non sostituibili (ma solo nei limiti fissati dal giudice).

Come viene protetto lo stipendio o la pensione?

Molte persone temono che, attivando questa procedura, rimarranno senza un euro per fare la spesa. Non è così. Il Codice della Crisi prevede espressamente che il debitore possa trattenere quanto serve al mantenimento suo e della sua famiglia (art. 270 D.lgs 14/2019).

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Il meccanismo funziona in questo modo: il Giudice, nella sentenza che apre la liquidazione, stabilisce una somma mensile “intoccabile”. Se il debitore guadagna 1.800 euro e il giudice fissa il fabbisogno della famiglia a 1.400 euro, solo la differenza (400 euro) dovrà essere versata al liquidatore.

Questa quota è spesso più vantaggiosa rispetto ai pignoramenti ordinari, perché tiene conto delle reali esigenze del nucleo familiare (affitto, bollette, spese mediche, scuola dei figli). In sostanza, si vive con il necessario, ma non si viene lasciati nella miseria.

Che succede alle procedure esecutive in corso?

Uno dei vantaggi più immediati della liquidazione controllata è l’effetto “blocco”. Dal momento in cui viene dichiarata l’apertura della liquidazione, scatta il divieto per i creditori di iniziare o proseguire azioni esecutive o cautelari (art. 270, comma 5, D.lgs 14/2019).

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In parole semplici:

  • i pignoramenti sullo stipendio si fermano;

  • le aste immobiliari in corso vengono sospese e il bene passa sotto la gestione del liquidatore (che proverà a venderlo, ma secondo le regole della procedura concorsuale, spesso più tutelanti);

  • i decreti ingiuntivi non possono più essere messi in esecuzione.

Tutti i creditori, anche quelli più aggressivi come l’Agenzia delle Entrate Riscossione o le banche, devono fermarsi e “mettersi in fila” per partecipare alla distribuzione del ricavato della vendita dei beni, rispettando l’ordine dei privilegi (prima i lavoratori, poi le ipoteche, poi il fisco, ecc.).

Quando si ottiene l’esdebitazione finale?

L’obiettivo finale di tutto questo percorso è l’

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esdebitazione. Si tratta della cancellazione definitiva di tutti i debiti che non sono stati pagati attraverso la vendita dei beni. È il momento in cui il debitore torna libero.

Secondo le nuove norme, l’esdebitazione opera di diritto (cioè automaticamente) a seguito della chiusura della procedura o, in ogni caso, trascorsi tre anni dalla sua apertura (art. 278 e art. 282 D.lgs 14/2019).

Non è necessaria una nuova sentenza complessa. Se il debitore si è comportato bene, non ha nascosto beni, non ha ostacolato il liquidatore e ha consegnato la quota di stipendio stabilita, ottiene la liberazione. Da quel giorno, i vecchi creditori non possono più chiedere nulla. Attenzione però: l’esdebitazione non copre i debiti derivanti da obblighi di mantenimento (come gli assegni familiari non versati) o da risarcimenti per danni extracontrattuali (ad esempio, se hai investito qualcuno con l’auto).

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Quando conviene agire per salvare il patrimonio?

Il fattore tempo è l’elemento più prezioso che avete. Rivolgersi a un professionista o a un Organismo di composizione quando non è ancora troppo tardi diventa essenziale per il successo dell’operazione. E per successo si intende la possibilità di iniziare una nuova vita senza carichi pendenti sulle spalle (il cosiddetto “fresh start”).

La platea dei possibili beneficiari è vastissima e comprende: consumatori, fideiussori, professionisti, pensionati, dipendenti, commercianti e piccole imprese.

Purtroppo, la ritrosia ad affrontare il problema o la semplice mancanza di informazioni portano spesso gli interessati a muoversi solo quando la situazione è ormai compromessa. È un vero peccato. Se ci si rivolge tempestivamente a un professionista specializzato, c’è anche la concreta possibilità di

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evitare la vendita degli immobili, proponendo un piano alternativo ai creditori. Inoltre, con le procedure da sovraindebitamento è possibile raggiungere accordi con il Fisco molto più vantaggiosi rispetto alle classiche rateizzazioni, sempre nel rispetto dei paletti di legge.

Come riconoscere le truffe online sui debiti?

In un momento di grande fragilità emotiva ed economica, bisogna tenere gli occhi aperti. Esistono soggetti che promettono di aiutare chi è truffato a recuperare i soldi o chi è indebitato a uscirne senza sforzo, ma finiscono per infliggere un nuovo danno.

Molti utenti sono rimasti vittime di offerte ingannevoli provenienti da siti internet che promettono percentuali di esdebitazione “garantite”. Il meccanismo è spesso lo stesso: richiedono ricchi acconti subito e poi non arrivano mai alla chiusura della procedura, perché si tratta di soggetti non professionisti o non specializzati nella complessa materia concorsuale.

Il suggerimento per non sbagliare è semplice: diffidate dai miracoli online e rivolgetevi esclusivamente a un professionista qualificato (avvocato o commercialista) esperto in procedure concorsuali oppure contattate direttamente l’organismo di composizione della vostra zona.

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