Alcoltest: la polizia deve aspettare l'arrivo del mio avvocato?

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Autore: Angelo Greco

05 giugno 2026

Avvocato, direttore responsabile del giornale "La Legge per Tutti", autore di numerose pubblicazioni (tra cui alcune per il gruppo Feltrinelli, Sole24Ore, Mondadori) si è formato all'università LUISS di Roma. Già collaboratore presso l'Università della Calabria e la Columbia University di New York, è altresì ospite di spazi televisivi e radiofonici per questioni giuridiche. Ha co-condotto uno spazio su Uno Mattina (RaiUno) dal titolo "Tempo e Denaro" tra il 2016 e il 2017. Definito dal Sole24Ore, nel 2020, «il professionista più influente d'Italia» è uno dei primi divulgatori del diritto in Italia, titolare del canale YouTube che porta il suo stesso nome con quasi un milione di followers. Maggiori informazioni su www.avvangelogreco.it

Guida in stato di ebbrezza: scopri se gli agenti devono attendere il tuo legale per l’alcoltest o se basta l’avviso della facoltà di farsi assistere.

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Immaginate di essere alla guida della vostra auto, magari di ritorno da una cena con gli amici. Vedete una paletta sollevarsi e gli agenti vi invitano ad accostare per un controllo. Quando la pattuglia decide di sottoporvi alla prova dell’etilometro, scatta spesso il panico misto alla necessità di tutelarsi. La prima reazione è quella di voler chiamare il proprio difensore di fiducia e chiedere agli agenti di attendere il suo arrivo prima di “soffiare” nello strumento. Molti automobilisti sono convinti che, finché l’avvocato non è fisicamente presente, la polizia non possa procedere e debba aspettare pazientemente. Ma è davvero così? Si può bloccare un controllo in strada in attesa del proprio legale? In questo articolo parleremo di

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alcoltest: la polizia deve aspettare l’arrivo del mio avvocato? Faremo chiarezza su un punto fondamentale per ogni guidatore. Spiegheremo la differenza sottile ma determinante tra il diritto di essere avvisati e la pretesa di essere attesi. Analizzeremo una recente pronuncia della Corte di Cassazione che ha stabilito regole precise sui tempi e sulle modalità dell’accertamento, smentendo la credenza che si possa guadagnare tempo prezioso, magari sperando che il tasso alcolemico scenda, semplicemente dicendo “aspetto il mio avvocato”.

Devo essere avvisato di poter chiamare l’avvocato?

La legge prevede una garanzia fondamentale per chi viene fermato: prima di procedere con l’alcoltest, la polizia ha l’obbligo tassativo di avvertire il conducente. Gli agenti devono comunicare in modo chiaro che la persona ha la

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facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia.

Questo avviso è un passaggio obbligato della procedura. Se gli agenti omettono di darvi questa informazione, l’intero accertamento potrebbe essere nullo. Tuttavia, bisogna fare molta attenzione a non confondere questo diritto con quello di avere l’avvocato presente a tutti i costi. La polizia giudiziaria deve soltanto avvertire la persona sottoposta alle indagini che ha la facoltà di chiamare un avvocato, in base alle norme del codice di procedura penale [Cass. Civ., Sez. 6, Ord. n. 28 del 07-01-2021][artt. 354 e 356 Cpp]. Questo significa che il dovere degli agenti si esaurisce nel momento in cui vi informano di questa possibilità, permettendovi di fare una telefonata, ma non si estende oltre.

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Gli agenti possono procedere se il legale non è arrivato?

Qui risiede il cuore della questione. Una volta ricevuto l’avviso, la polizia non deve aspettare che arrivi il legale dell’automobilista perché sia presente all’alcoltest. Gli agenti non sono tenuti ad attendere che l’avvocato giunga sul posto, lasciando trascorrere mezzora o più di venti minuti prima di procedere con la misurazione.

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un Comune contro una decisione del Tribunale che aveva annullato una multa proprio perché i vigili non avevano aspettato il difensore. Nel caso specifico, l’amministrazione locale sosteneva che i vigili avessero avvisato il conducente almeno alle 11.40, mentre la prova risultava effettuata alle 12.10. Per i giudici supremi, questo intervallo è del tutto legittimo e l’accertamento è valido. Il fatto che il difensore possa assistere alla prova non implica affatto che gli agenti debbano procedere al test soltanto quando l’avvocato arriva fisicamente sul posto [Cass. Civ., Sez. 6, Ord. n. 28 del 07-01-2021].

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Perché l’alcoltest è considerato un atto urgente?

Il motivo per cui la polizia non può concedere lunghe attese risiede nella natura stessa dell’accertamento. L’alcol nel sangue viene metabolizzato dal corpo con il passare del tempo, quindi il livello di ebbrezza cambia minuto dopo minuto. Per questo motivo, l’accertamento strumentale della guida in stato d’ebbrezza costituisce un atto di polizia giudiziaria urgente e indifferibile [art. 186 Cds; art. 379 Regolamento esecuzione Cds].

Essendo un atto che non può essere rinviato, il difensore ha diritto di assistere alla prova se è pronto e disponibile, ma senza avere diritto a essere “previamente avvisato” (cioè senza che gli venga notificato un appuntamento formale con preavviso). La natura urgente dell’atto prevale sulla presenza fisica del legale, proprio per evitare che il trascorrere del tempo alteri la prova regina dell’illecito o del reato.

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Quanto tempo può passare tra il fermo e il test?

Spesso si crea confusione su alcune tempistiche citate nelle sentenze, come i famosi “venti minuti”. È importante chiarire che non esiste alcun obbligo per i poliziotti di aspettare l’avvocato per un tempo prestabilito, né di mezzora né di venti minuti. Tale obbligo non risulta prescritto da alcuna disposizione, né sostanziale né processuale.

La giurisprudenza di legittimità ha talvolta menzionato intervalli di tempo (ad esempio ventitré, ventinove o trenta minuti), ma lo ha fatto in un contesto diverso: per affermare che il rilevamento dell’etilometro è valido anche se effettuato oltre venti minuti dopo la condotta di guida incriminata.

Questi minuti rappresentano un intervallo inevitabile tra il momento in cui il veicolo viene fermato e il momento in cui si esegue materialmente la prova (tempo per i controlli documenti, preparazione strumento, ecc.). Questo lasso di tempo tecnico non inficia la validità del test, ma non deve essere interpretato come un “diritto di attesa” che l’automobilista può pretendere per far arrivare il proprio legale [Cass. Civ., Sez. 6, Ord. n. 28 del 07-01-2021].

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