Manovra: TFR ai fondi pensione con il silenzio-assenso, cosa cambia davvero

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Autore: Raffaella Mari

22 dicembre 2025

Laurea in Scienze politiche "cum laude" presso l'università della Calabria. Laurea in giurisprudenza presso l'università "Magna Graecia" di Catanzaro. Avvocato con esperienze lavorative nel campo del recupero crediti.

Dal 2026 il TFR dei neoassunti confluirà automaticamente nei fondi pensione se il lavoratore non sceglie. Tagli per precoci e lavori usuranti.

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Con il secondo maxiemendamento alla Manovra, il Governo interviene in modo significativo sul sistema previdenziale. Da un lato viene confermato il meccanismo del silenzio-assenso per il conferimento del TFR ai fondi pensione, dall’altro si registrano riduzioni delle risorse destinate ai lavoratori precoci e a chi svolge attività usuranti. Le nuove misure incidono direttamente sulle scelte previdenziali dei futuri neoassunti e sugli equilibri del sistema pensionistico.

TFR ai fondi pensione: confermato il silenzio-assenso

Il testo approvato in Commissione Bilancio del Senato conferma l’introduzione del

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silenzio-assenso per il conferimento del Trattamento di fine rapporto alla previdenza complementare.
La misura scatterà dal 1° luglio 2026 e riguarderà i lavoratori dipendenti del settore privato assunti per la prima volta, con esclusione dei lavoratori domestici.

In base alla nuova disciplina, il TFR maturando confluirà automaticamente nel fondo pensione di categoria, salvo diversa scelta del lavoratore. Quest’ultimo avrà 60 giorni di tempo dall’assunzione per manifestare una volontà alternativa:

In assenza di una scelta espressa, il trasferimento al fondo pensione avverrà in modo automatico.

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Modifiche per le aziende e ruolo dell’Inps

Il maxiemendamento introduce anche aggiustamenti sulla dimensione delle imprese obbligate a trasferire all’Inps il TFR non destinato alla previdenza integrativa.
Per alcune aziende, quindi, il TFR non resterà più accantonato internamente ma confluirà nel Fondo di Tesoreria Inps, rafforzando il ruolo dell’ente pubblico nella gestione delle risorse previdenziali.

Tagli ai fondi per lavoratori precoci e usuranti

Accanto alle misure che incentivano la previdenza complementare, la Manovra prevede però una riduzione delle risorse destinate ai lavoratori precoci, ossia coloro che hanno iniziato a lavorare prima dei 19 anni, e a chi svolge

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attività particolarmente usuranti.

Il taglio dei fondi rischia di incidere sulle possibilità di accesso anticipato alla pensione per queste categorie, già caratterizzate da carriere lunghe e da condizioni di lavoro gravose.

Un cambio di equilibrio nel sistema previdenziale

Nel complesso, la Manovra rafforza l’orientamento verso la previdenza integrativa come pilastro sempre più centrale, affidando al silenzio del lavoratore una scelta che avrà effetti di lungo periodo.
Allo stesso tempo, la riduzione delle tutele per i lavoratori precoci e usuranti solleva interrogativi sull’equità del sistema e sulla redistribuzione delle risorse tra le diverse categorie di contribuenti.

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