Rottamazione 5: ecco le regole, le scadenze e chi resta fuori

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Autore: Angelo Greco

24 dicembre 2025

Avvocato, direttore responsabile del giornale "La Legge per Tutti", autore di numerose pubblicazioni (tra cui alcune per il gruppo Feltrinelli, Sole24Ore, Mondadori) si è formato all'università LUISS di Roma. Già collaboratore presso l'Università della Calabria e la Columbia University di New York, è altresì ospite di spazi televisivi e radiofonici per questioni giuridiche. Ha co-condotto uno spazio su Uno Mattina (RaiUno) dal titolo "Tempo e Denaro" tra il 2016 e il 2017. Definito dal Sole24Ore, nel 2020, «il professionista più influente d'Italia» è uno dei primi divulgatori del diritto in Italia, titolare del canale YouTube che porta il suo stesso nome con quasi un milione di followers. Maggiori informazioni su www.avvangelogreco.it

Guida alla rottamazione quinquies: interessi al 3%, 54 rate e perimetro limitato. Scopri come aderire entro aprile 2026 e quali debiti sono ammessi alla sanatoria.

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Il fisco italiano si prepara a una nuova fase di riscossione con l’introduzione della rottamazione 5 (o quinquies), una misura che segna un cambio di paradigma rispetto alle precedenti edizioni. La regola generale che emerge da questo provvedimento è chiara: la sanatoria 2026 non è più un contenitore indistinto per ogni pendenza, ma uno strumento selettivo che premia la compliance e limita l’accesso a specifiche tipologie di debiti fiscali. Con l’approvazione dell’emendamento in commissione Bilancio al Senato, l’

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Agenzia delle Entrate Riscossione si appresta a gestire un perimetro di applicazione molto più stretto, dove il diritto allo sconto su sanzioni e interessi è subordinato a una tassativa elencazione dei ruoli ammessi.

La stabilità dei conti pubblici e l’economia

Nonostante le numerose modifiche micro-settoriali introdotte durante il passaggio parlamentare, il cuore economico della manovra rimane blindato. Un punto fermo che il Governo ha voluto preservare riguarda la tenuta macroeconomica del Paese nel medio periodo.

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Saldi invariati: non cambiano, prima di tutto, le principali grandezze del 2026, perché il deficit e la crescita restano invariati, allo stesso livello che avrebbero raggiunto se la legge di bilancio non fosse stata nemmeno presentata. Questa scelta indica la volontà di mantenere una linea di prudenza fiscale estrema, limitando gli spazi di manovra per nuove spese a favore della stabilità dei conti richiesti dai parametri europei. La crescita economica, dunque, non viene stimolata da scostamenti di bilancio, ma resta legata alle proiezioni preesistenti.

Il nuovo perimetro dei debiti ammessi

A differenza del passato, quando la norma prevedeva l’inclusione di quasi tutti i carichi affidati all’agente della riscossione (salvo specifiche esclusioni), la

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rottamazione quinquies inverte la logica. Oggi vige il principio dell’elencazione tassativa: sono ammessi solo i carichi affidati entro il 31 dicembre 2023 che rientrano in tre categorie precise.

La categoria principale è quella tributaria, che limita l’accesso alle iscrizioni a ruolo derivanti dalla liquidazione e dal controllo formale delle dichiarazioni dei redditi e dell’Iva. Questo significa che la sanatoria copre non solo l’omesso pagamento delle imposte dichiarate, ma anche le rettifiche scaturite da errori nelle detrazioni o nelle ritenute. È tuttavia fondamentale notare che restano esclusi tutti gli avvisi bonari non ancora iscritti a ruolo, gli accertamenti esecutivi, le imposte indirette sui trasferimenti (come successioni, donazioni e imposta di registro) e i tributi locali gestiti direttamente dagli enti.

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Sul fronte delle sanzioni amministrative, la definizione agevolata include le violazioni del Codice della strada, ma solo se irrogate da amministrazioni statali. Chi sperava di sanare multe comminate dalla polizia locale resterà deluso: queste partite sono escluse dal perimetro statale della manovra.

La procedura di adesione e la domanda telematica

Per navigare in questo scenario di incertezza su quali carichi siano effettivamente definibili, il legislatore ha previsto un supporto digitale obbligatorio. L’Agenzia delle Entrate Riscossione pubblicherà nell’area riservata del proprio portale l’elenco esatto dei debiti che possono essere inseriti nella domanda. Questo automatismo è necessario per evitare errori da parte dei contribuenti, data la complessità tecnica della nuova perimetrazione.

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Il termine ultimo per la presentazione dell’istanza è fissato al 30 aprile 2026. La procedura sarà esclusivamente telematica. Il beneficio per chi aderisce è significativo dal punto di vista economico: si dovrà corrispondere unicamente la sorte capitale. Vengono infatti azzerate le sanzioni, gli interessi di mora e l’aggio di riscossione. Restano invece a carico del debitore le spese per la notifica della cartella e gli eventuali rimborsi per le procedure esecutive già avviate.

Cosa cambia per chi è decaduto dalle precedenti sanatorie

Un punto di particolare attenzione riguarda il trattamento dei cosiddetti “decaduti”. Chi non ha rispettato i piani di rientro delle precedenti rottamazioni non è automaticamente escluso, ma subisce forti limitazioni. La possibilità di accedere alla quinta edizione è concessa solo per i carichi che rientrano nel nuovo perimetro tassativo (Iva e redditi da controllo automatizzato).

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Esiste poi un paletto temporale molto rigido per i soggetti che erano impegnati nella rottamazione quater. La migrazione verso il nuovo piano agevolato è consentita solo a coloro che risultavano già decaduti alla data del 30 settembre 2025. Chi ha abbandonato il piano della quater dopo tale data perde definitivamente ogni possibilità di accedere ai benefici della quinquies. Questa norma mira a scoraggiare l’abbandono strategico dei vecchi piani in attesa di condizioni più favorevoli, stabilendo un confine temporale invalicabile.

Enti locali e autonomia nella definizione agevolata

Il disegno di legge introduce una novità strutturale per quanto riguarda i Comuni, le Province e le Regioni. Viene stabilita una norma a regime che concede a questi enti la facoltà di adottare versioni locali della rottamazione. Le autonomie territoriali potranno quindi deliberare criteri e modalità di definizione agevolata in totale autonomia, senza dover seguire i vincoli legislativi imposti per i debiti statali.

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L’unico limite invalicabile posto dallo Stato riguarda la sorte capitale: qualsiasi sanatoria locale deve prevedere il pagamento integrale dell’imposta dovuta. Questa possibilità resta valida anche se la riscossione dei tributi locali è affidata all’Agenzia delle Entrate Riscossione. Si apre dunque una stagione di possibili “mini-sanatorie” differenziate sul territorio, che dipenderanno esclusivamente dalle scelte politiche dei singoli amministratori locali.

Il piano dei pagamenti e il taglio degli interessi

Una delle modifiche più rilevanti introdotte durante il passaggio in commissione Bilancio riguarda il costo del differimento. Gli interessi da dilazione sono stati

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ridotti dal 4% al 3%, rendendo il piano di rientro leggermente meno oneroso. La struttura dei pagamenti prevede un massimo di 54 rate bimestrali, con la prima scadenza fissata a luglio 2026.

Rispetto al passato, scompare il meccanismo delle due maxi-rate iniziali (che pesavano ciascuna per il 10% del totale). Nella rottamazione 5 le rate saranno tutte di pari importo, garantendo una maggiore sostenibilità finanziaria per le famiglie e le imprese. Tuttavia, è previsto un limite minimo: la rata non può scendere sotto i 100 euro. Questo significa che per debiti di modesta entità non sarà possibile usufruire dell’intera estensione del piano quinquennale.

Il rischio decadenza e l’addio alla tolleranza

Il rigore della nuova disciplina emerge con forza nelle clausole di decadenza. Il sistema si allontana dalla relativa flessibilità della rottamazione quater per abbracciare un modello basato su tre cause di esclusione definitiva:

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  1. omesso pagamento della rata unica (o della prima rata) in scadenza al 31 luglio;

  2. mancato versamento di due rate, anche non consecutive, nell’arco del piano di ammortamento;

  3. omesso versamento dell’ultima quota del piano.

L’elemento più allarmante per i contribuenti è la scomparsa della clausola di tolleranza dei cinque giorni. In assenza di esplicite indicazioni contrarie, anche un solo giorno di ritardo nel versamento potrebbe determinare la fuoriuscita dalla procedura.

Particolarmente severa è la norma sull’ultima rata: un ritardo minimo sull’ultimo versamento di un piano magari rispettato per anni comporterebbe la perdita di tutti i benefici e il ripristino dell’intero debito originario, comprese le sanzioni e gli interessi precedentemente stralciati. Si tratta di un meccanismo sanzionatorio che non ammette distrazioni e che richiede una precisione assoluta nei flussi di pagamento.

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