Isee 2026: i nuovi calcoli Inps per casa e figli

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Autore: Paolo Florio

14 gennaio 2026

Dottore Commercialista (2007) e Avvocato (2010). Svolge l’attività professionale di consulente e giurista d’impresa, con specializzazione nel campo del diritto tributario, diritto societario, diritto commerciale, diritto fallimentare e diritto penale dell’economia. Ha maturato, altresì, una specifica esperienza quale munus pubblicum per conto di diversi Tribunali avendo svolto incarichi giudiziari e in particolare di Custode e Amministratore Giudiziario, di Curatore Fallimentare, di professionista delegato alle vendite nelle procedure esecutive, nonché C.T.U. in giudizi civili e perito per la Procura in procedimenti penali.

L’Inps aggiorna i criteri Isee 2026: sale la franchigia sulla casa e cambiano i parametri per i figli. Scopri come cambiano Assegno Unico e Bonus per le famiglie.

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Il sistema di welfare italiano si appresta a vivere una fase di profondo aggiornamento tecnico e strutturale. La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto modifiche sostanziali ai criteri di calcolo dell’Isee 2026, l’indicatore della situazione economica equivalente che funge da bussola per l’accesso a quasi tutte le prestazioni sociali agevolate. La regola generale che emerge da questo intervento legislativo è chiara: l’ordinamento punta a proteggere maggiormente il patrimonio immobiliare destinato a prima casa e a potenziare il sostegno ai nuclei familiari numerosi. Attraverso l’innalzamento delle soglie di esclusione del valore patrimoniale dell’abitazione e la revisione della

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scala di equivalenza, il legislatore mira a ridurre l’impatto della proprietà domestica sul calcolo finale, rendendo l’accesso ai sussidi più equo e aderente alle reali disponibilità liquide delle famiglie.

La nuova franchigia sulla casa di abitazione

La novità più rilevante riguarda la componente patrimoniale del calcolo. A partire dal primo gennaio, la franchigia sulla casa di abitazione subisce un incremento significativo. Il valore che viene sottratto dal patrimonio immobiliare ai fini del calcolo Isee passa dai precedenti 52.500 euro agli attuali

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91.500 euro. Questo spostamento verso l’alto permette a moltissimi proprietari di immobili di media entità di vedere ridotto il proprio indicatore, facilitando potenzialmente l’ingresso in fasce di reddito più basse che danno diritto a maggiori benefici economici.

L’operazione, prevista dall’articolo 1, comma 208, della legge 199/2025, attende ora gli ultimi passaggi regolamentari per modificare formalmente il Dpcm 159/2013. Tuttavia, l’Inps ha già recepito le direttive con il messaggio 102/2026 del 12 gennaio, rendendo di fatto operative le nuove simulazioni di calcolo. Si tratta di una misura che riconosce il valore sociale della prima casa, evitando che il mero possesso di un tetto sopra la testa diventi un ostacolo insormontabile per l’ottenimento di aiuti destinati al reddito.

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Il regime speciale per le città metropolitane

Il legislatore ha introdotto una distinzione territoriale inedita, riconoscendo che il mercato immobiliare nelle grandi aree urbane presenta valori decisamente più elevati rispetto alla media nazionale. Per i nuclei familiari la cui casa di abitazione è situata nel Comune capoluogo di una delle Città metropolitane, la franchigia è stata fissata a un livello ancora superiore: 120.000 euro. Questa deroga è fondamentale per non penalizzare chi risiede in contesti dove il valore catastale o di mercato degli immobili è fisiologicamente alto, pur a parità di reddito disponibile.

L’elenco dei Comuni interessati da questa soglia di favore è tassativo e comprende i centri nevralgici dello sviluppo nazionale. Nello specifico, si tratta dei comuni capoluogo di:

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Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma, Sassari, Torino e Venezia. Per i residenti in queste aree, il vantaggio nel calcolo della Dsu (Dichiarazione Sostitutiva Unica) sarà tangibile, permettendo di schermare una quota consistente del valore della propria residenza principale dall’algoritmo ministeriale.

La scala di equivalenza e il supporto ai figli

Un altro pilastro della riforma riguarda la natalità e il peso dei figli all’interno del nucleo familiare. La disciplina precedente prevedeva un incremento della franchigia di 2.500 euro per ogni figlio solo a partire dal terzo. Con le nuove regole, questo beneficio si applica non più per ogni figlio successivo al secondo, ma

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successivo al primo figlio. Ciò significa che già con due figli il nucleo inizia a beneficiare di un abbattimento del valore patrimoniale più consistente, segnando un netto cambio di rotta nelle politiche di sostegno demografico.

Parallelamente, sono stati ritoccati i parametri della scala di equivalenza, ovvero quel coefficiente che permette di confrontare la situazione economica di famiglie con composizioni differenti. Gli incrementi sono precisi e mirati:

  • per i nuclei familiari con 2 figli, il parametro passa da nessun valore a 0,10;

  • per i nuclei con 3 figli, il valore sale da 0,20 a 0,25;

  • per le famiglie con 4 figli, si passa da 0,35 a 0,40;

  • per i nuclei con almeno 5 figli

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    , il parametro si sposta da 0,50 a 0,55.

Questi decimali, apparentemente minimi, hanno un impatto determinante sul calcolo dell’indicatore finale, poiché una scala di equivalenza più alta “diluisce” il reddito e il patrimonio complessivo su un numero maggiore di componenti, abbassando l’Isee e aumentando il valore dei sussidi percepiti.

Le prestazioni interessate dal nuovo calcolo

Le indicazioni fornite dall’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale chiariscono che il ricalcolo non è un esercizio teorico, ma incide direttamente sul portafoglio dei cittadini. Le novità coinvolgono l’intera gamma delle prestazioni gestite dall’Inps. In primo luogo, l’assegno unico e universale

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per i figli a carico (Auu), la cui entità dipende strettamente dalle fasce Isee. Un indicatore più basso si traduce automaticamente in una quota mensile più ricca per ogni figlio.

Inoltre, i nuovi parametri influenzeranno l’accesso e l’importo dell’assegno di inclusione (Adi) e del supporto per la formazione e il lavoro (Sfl), strumenti destinati al contrasto della povertà e all’inserimento professionale. Non rimangono esclusi nemmeno i sussidi per l’infanzia, come il bonus asilo nido e il bonus nuovi nati. Quest’ultimo, in particolare, vede nel nuovo Isee uno strumento di calcolo più favorevole che potrebbe estendere la platea dei beneficiari o innalzare il contributo spettante alle famiglie che hanno appena accolto un nuovo componente.

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Gestione automatica e ricalcolo per le famiglie

Nonostante si sia in attesa della pubblicazione formale dei nuovi moduli della Dsu e delle relative istruzioni tecniche, l’Inps ha già predisposto le proprie infrastrutture informatiche. Dal 1° gennaio 2026, le procedure sono state aggiornate per consentire il calcolo dell’Isee tenendo conto delle specifiche prestazioni familiari e per l’inclusione. Questo significa che i cittadini non dovranno presentare istanze aggiuntive per beneficiare delle nuove soglie, a patto di aver presentato regolarmente la propria dichiarazione per l’anno in corso.

L’Istituto ha chiarito che tutte le dichiarazioni presentate a decorrere dall’inizio dell’anno verranno processate con i nuovi criteri. Per le istanze già in corso di lavorazione che erano rimaste in sospeso – come quelle relative all’assegno di inclusione o al bonus nuovi nati – l’Inps procederà in automatico. Qualora il nuovo calcolo determini un importo più favorevole rispetto al passato, l’Istituto provvederà al ricalcolo delle prestazioni già definite, garantendo al cittadino il miglior trattamento economico possibile derivante dall’applicazione della legge 199/2025.

L’automatismo del sistema riduce il carico burocratico per l’utente, ma resta ferma la necessità per i nuclei familiari di verificare la correttezza dei dati patrimoniali e anagrafici inseriti nella Dsu, specialmente in relazione alla collocazione dell’immobile in una città metropolitana, elemento che diventa ora una variabile economica di primissimo piano.

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