DDL Sicurezza-BIS: perquisizioni ai manifestanti e diritto di protesta sotto pressione
Il nuovo DDL Sicurezza estende le perquisizioni durante le manifestazioni: una stretta che rischia di comprimere la libertà di protesta.
Il nuovo DDL Sicurezza-BIS introduce una novità che incide direttamente sull’esercizio della libertà di manifestazione: la possibilità per le forze di polizia di procedere a perquisizioni immediate e sul posto anche durante manifestazioni in luoghi pubblici o aperti al pubblico, al fine di verificare il possesso di armi o di “oggetti atti a offendere”.
Una previsione che segna una discontinuità rilevante rispetto alla disciplina vigente e che solleva interrogativi seri sul rispetto delle garanzie costituzionali.
Indice
Cosa prevede oggi la legge
Attualmente la perquisizione personale è ammessa solo in
Si tratta di una misura invasiva, giustificata solo quando esiste un concreto e attuale pericolo.
La manifestazione pubblica, in quanto tale, non costituisce oggi un presupposto automatico per l’attivazione di controlli personali generalizzati.
Cosa cambia con il DDL Sicurezza-bis
Il nuovo disegno di legge modifica radicalmente questo assetto.
La perquisizione diventa possibile “in occasione di manifestazioni”, senza che sia necessario dimostrare una situazione eccezionale o un pericolo imminente.
In altre parole, la manifestazione viene trattata come contesto di rischio in sé, tale da giustificare controlli immediati e sul posto. È qui che si consuma il passaggio più delicato: l’esercizio di un diritto fondamentale viene implicitamente assimilato a un “fatto di eccezionale gravità”.
Il nodo costituzionale
La Costituzione tutela la libertà di manifestare il proprio pensiero (art. 21), riconoscendo alla piazza un ruolo essenziale nel confronto democratico.
Non si tratta di un diritto condizionato alla “tranquillità” del contesto o all’assenza di disagio per l’autorità, ma di una libertà piena, che può essere limitata solo in presenza di ragioni straordinarie e proporzionate
Quando per partecipare a una manifestazione pacifica si deve accettare il rischio di una perquisizione preventiva, il diritto non viene formalmente abolito, ma svuotato nella sostanza. La compressione non è esplicita, ma indiretta: si scoraggia l’esercizio della libertà attraverso il controllo.
Sicurezza o deterrenza del dissenso
Il DDL Sicurezza-BIS contiene numerose misure: inasprimento delle pene per alcuni reati, rafforzamento del daspo urbano, nuove limitazioni sul porto di coltelli, estensione dei poteri di intervento delle forze dell’ordine.
Nel capitolo dedicato alle manifestazioni, però, emerge una logica diversa: la prevenzione non riguarda il reato, ma il dissenso
Se la piazza diventa un luogo in cui si entra sapendo di poter essere perquisiti “per precauzione”, il messaggio è chiaro: manifestare non è più un esercizio neutro di libertà, ma un comportamento che espone a controlli invasivi.
Il rischio sistemico
La storia insegna che le libertà costituzionali non vengono quasi mai cancellate con un atto frontale.
Più spesso vengono progressivamente ristrette, trasformate in diritti formalmente garantiti ma sostanzialmente onerosi da esercitare.
In questo senso, la previsione delle perquisizioni durante le manifestazioni rappresenta un precedente pericoloso: non perché colpisca singoli comportamenti violenti, ma perché ridefinisce il rapporto tra cittadino e Stato nello spazio pubblico.
Quando la sicurezza diventa il criterio per controllare chi protesta, il problema non è più l’ordine pubblico.
È l’equilibrio stesso della democrazia.