È corruzione anche offrendo pochi euro al pubblico ufficiale

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Autore: Angelo Greco

21 gennaio 2026

Avvocato, direttore responsabile del giornale "La Legge per Tutti", autore di numerose pubblicazioni (tra cui alcune per il gruppo Feltrinelli, Sole24Ore, Mondadori) si è formato all'università LUISS di Roma. Già collaboratore presso l'Università della Calabria e la Columbia University di New York, è altresì ospite di spazi televisivi e radiofonici per questioni giuridiche. Ha co-condotto uno spazio su Uno Mattina (RaiUno) dal titolo "Tempo e Denaro" tra il 2016 e il 2017. Definito dal Sole24Ore, nel 2020, «il professionista più influente d'Italia» è uno dei primi divulgatori del diritto in Italia, titolare del canale YouTube che porta il suo stesso nome con quasi un milione di followers. Maggiori informazioni su www.avvangelogreco.it

La Cassazione chiarisce che il limite di 150 euro del Codice di comportamento non evita la condanna se il denaro serve a pagare un atto d’ufficio.

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Accettare piccole somme di denaro in cambio di un favore legato al proprio lavoro pubblico non è mai lecito, nemmeno se l’importo è minimo. Una recente decisione della Cassazione chiarisce che il limite di 150 euro, spesso citato come soglia di tolleranza per i regali ai dipendenti pubblici, non protegge dalla responsabilità in caso di corruzione. La regola generale è netta: se la dazione serve a pagare lo svolgimento di un atto dell’ufficio, il valore economico passa in secondo piano. La legge punta infatti a tutelare l’imparzialità e l’immagine della pubblica amministrazione, che vengono danneggiate ogni volta che un servizio pubblico viene comprato. Non importa se si tratta di poche decine di euro o di cifre importanti. Quello che conta è il

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legame tra il denaro e l’attività svolta dal dipendente. Questa interpretazione rigorosa serve a evitare che la funzione pubblica diventi merce di scambio, indipendentemente dall’entità del pagamento ricevuto.

Quando il limite di 150 euro non evita la condanna?

Il Codice di comportamento dei dipendenti pubblici fissa una soglia di 150 euro per i regali di modico valore, ma questa norma non cancella le sanzioni previste per la corruzione. La Corte di Cassazione (sentenza n. 1620, Sesta sezione) ha stabilito che anche un pagamento di soli 50 euro può portare a una condanna. Nel caso specifico, un operatore dell’obitorio ha ricevuto denaro da un’agenzia di pompe funebri per vestire le salme. Sebbene l’importo sia basso, si tratta di un pagamento ricevuto per compiere un atto del proprio ufficio. I giudici spiegano che il divieto di accettare regali scatta a prescindere dal valore della somma se esiste un rapporto di corrispettivo tra il denaro e l’attività lavorativa. Un dipendente non può mai chiedere o ricevere mance per fare il proprio dovere, specialmente da soggetti che possono trarre benefici dalle sue decisioni.

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Come si distingue un regalo di cortesia da uno illecito?

Esiste una differenza sostanziale tra la cortesia e lo scambio illecito. La legge ammette regali di modico valore solo quando questi sono completamente scollegati dall’esercizio delle funzioni pubbliche. Questi piccoli omaggi devono rientrare nelle normali relazioni di cortesia o nelle consuetudini internazionali. La Cassazione specifica che la regola del codice di comportamento ha un valore deontologico ma non scherma il dipendente dalla responsabilità quando la dazione è collegata al servizio prestato. Per capire meglio la distinzione, si possono considerare questi elementi:

  • il denaro viene consegnato per ottenere una prestazione specifica prevista dal ruolo del dipendente;

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  • lo scambio avviene tra il pubblico agente e soggetti che hanno interessi diretti nell’ufficio;

  • la dazione incide negativamente sulla percezione di imparzialità dell’amministrazione pubblica.

In questi casi, la regalia non può essere considerata d’uso, poiché compromette l’immagine di onestà che ogni ufficio pubblico deve trasmettere ai cittadini.

Quali elementi provano il legame tra denaro e funzione?

Per arrivare a una condanna, i giudici devono trovare le tracce di un accordo tra chi paga e chi riceve. Poiché è difficile ottenere una prova diretta dell’accordo, si analizza il legame funzionale tra la somma consegnata e la prestazione del pubblico ufficiale. La Corte sottolinea che bisogna individuare in modo preciso la prestazione e verificare se esiste un nesso tra i due elementi. A volte la sproporzione tra la somma irrisoria e l’importanza dell’atto amministrativo può rendere più difficile dimostrare il nesso, ma non lo esclude affatto. Ad esempio, se un dipendente riceve 20 euro per accelerare una pratica, la piccolezza della cifra non cancella il fatto che il servizio sia stato pagato privatamente. La tutela della legge si attiva perché anche una dazione minima offusca l’imparzialità e suggerisce che per ottenere un servizio pubblico serva un pagamento extra non dovuto.

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