Patente salva: bere in auto ferma non è guida in ebbrezza

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Autore: Angelo Greco

26 gennaio 2026

Avvocato, direttore responsabile del giornale "La Legge per Tutti", autore di numerose pubblicazioni (tra cui alcune per il gruppo Feltrinelli, Sole24Ore, Mondadori) si è formato all'università LUISS di Roma. Già collaboratore presso l'Università della Calabria e la Columbia University di New York, è altresì ospite di spazi televisivi e radiofonici per questioni giuridiche. Ha co-condotto uno spazio su Uno Mattina (RaiUno) dal titolo "Tempo e Denaro" tra il 2016 e il 2017. Definito dal Sole24Ore, nel 2020, «il professionista più influente d'Italia» è uno dei primi divulgatori del diritto in Italia, titolare del canale YouTube che porta il suo stesso nome con quasi un milione di followers. Maggiori informazioni su www.avvangelogreco.it

Il TAR Puglia annulla la sanzione: senza prova di guida effettiva o imminente, il controllo del tasso alcolemico nell’auto in sosta è illegittimo.

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Sedersi al posto di guida per consumare una bevanda alcolica, mantenendo il veicolo in sosta, non permette alle autorità di contestare la violazione per guida in stato di ebbrezza. Lo ha stabilito il TAR Puglia (sent. n. 10 del 5 gennaio 2026), annullando i provvedimenti di sospensione e revoca della patente emessi dalla Prefettura. Il cuore della decisione risiede nel concetto di guida: per applicare le sanzioni del Codice della strada (art. 186 cod. strada), deve esistere un pericolo concreto per la sicurezza della circolazione

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. Se il conducente è fermo da tempo e non mostra l’intenzione di ripartire, il semplice possesso di un tasso alcolemico sopra la soglia non basta. Questa regola tutela i cittadini da accertamenti basati sulla sola presenza all’interno dell’abitacolo, richiedendo una prova effettiva del movimento del mezzo. La finalità della norma è infatti prevenire incidenti stradali e non sanzionare comportamenti statici che non interferiscono con il traffico.

Quando si può parlare di guida in stato di ebbrezza?

La disciplina che punisce chi si mette al volante dopo aver bevuto ha lo scopo di tutelare l’incolumità degli utenti della strada. Secondo i giudici, per contestare legittimamente questa violazione (art. 186, comma 2, lett. a, cod. strada), le forze dell’ordine devono accertare un

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collegamento concreto tra lo stato di alterazione e la marcia del veicolo. Questo accertamento è valido solo se si verificano alcune condizioni:

  • la persona si trova al volante di un mezzo in movimento al momento del controllo;

  • esistono prove certe che il soggetto abbia guidato poco prima dell’arrivo degli agenti;

  • risulta evidente che l’automobilista stia per riprendere la marcia in stato di alterazione.

Se un uomo viene trovato seduto in auto mentre beve una birra in un’area di servizio non soggetta al pubblico transito, non si configura un pericolo immediato. In questo caso, il test alcolemico che rileva un valore tra 0,5 e 0,8 g/l non può portare alla sospensione della patente se non c’è prova di una condotta di guida effettiva.

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Conta il tempo trascorso all’interno del veicolo fermo?

Il fattore temporale è fondamentale per distinguere tra una sosta innocua e la guida vera e propria. Nel caso analizzato dai magistrati pugliesi, le immagini della videosorveglianza sono state determinanti per scagionare l’automobilista. Le telecamere hanno infatti dimostrato che l’auto era ferma nell’area di servizio già da venti minuti prima dell’intervento dei Carabinieri. Questo lasso di tempo prova che il lieve superamento dei limiti era riconducibile esclusivamente alla birra consumata sul posto, a motore spento. Inoltre, la vicinanza del luogo del controllo all’abitazione dell’interessato suggerisce che non vi fosse alcuna intenzione di riprendere la marcia. Un

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accertamento illegittimo si verifica proprio quando gli agenti ignorano queste circostanze di fatto, procedendo al test nonostante il veicolo sia rimasto immobile per un periodo prolungato e in assenza di testimonianze su un recente spostamento del mezzo.

Cosa succede se la patente viene revocata ingiustamente?

L’annullamento del verbale originale ha un effetto a catena su tutti i provvedimenti successivi adottati dalla Prefettura. Se un automobilista subisce un secondo fermo mentre la sua patente è già sotto sanzione per un accertamento non valido, anche la successiva revoca della patente cade. Il TAR Puglia ha infatti chiarito che, venendo meno la prima contestazione di guida in stato di ebbrezza, cessa la base giuridica per le sanzioni più gravi. Il cittadino ha quindi diritto alla restituzione della patente e alla cancellazione degli effetti dei provvedimenti prefettizi. Per spiegare con un esempio: se la prima sospensione viene dichiarata nulla perché l’auto era ferma in un parcheggio privato, l’accusa di aver guidato con patente sospesa un mese dopo perde valore, poiché la patente non avrebbe mai dovuto essere ritirata. La sentenza sottolinea che la pubblica amministrazione non può limitarsi al dato numerico dell’etilometro senza valutare la reale pericolosità della situazione.

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