Si può pubblicare lo screenshot di una chat WhatsApp senza consenso?

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Autore: Angelo Greco

20 gennaio 2026

Avvocato, direttore responsabile del giornale "La Legge per Tutti", autore di numerose pubblicazioni (tra cui alcune per il gruppo Feltrinelli, Sole24Ore, Mondadori) si è formato all'università LUISS di Roma. Già collaboratore presso l'Università della Calabria e la Columbia University di New York, è altresì ospite di spazi televisivi e radiofonici per questioni giuridiche. Ha co-condotto uno spazio su Uno Mattina (RaiUno) dal titolo "Tempo e Denaro" tra il 2016 e il 2017. Definito dal Sole24Ore, nel 2020, «il professionista più influente d'Italia» è uno dei primi divulgatori del diritto in Italia, titolare del canale YouTube che porta il suo stesso nome con quasi un milione di followers. Maggiori informazioni su www.avvangelogreco.it

Diffondere messaggi privati è illegale? Cosa dice la legge sulla privacy e quali rischi si corrono pubblicando screenshot senza permesso.

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Ogni giorno milioni di persone scambiano messaggi, foto e confidenze attraverso le applicazioni di messaggistica istantanea. Esiste però un errore comune che molti utenti commettono: pensare che un messaggio, una volta ricevuto sul proprio smartphone, diventi di proprietà esclusiva di chi lo legge. Questa convinzione porta spesso a condividere con leggerezza schermate di conversazioni private sui social network o in altri gruppi. La domanda che sorge spontanea e che molti si pongono prima di premere il tasto di condivisione è:

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Si può pubblicare lo screenshot di una chat WhatsApp senza consenso? La risposta non è scontata e richiede un’analisi approfondita delle norme che proteggono la nostra sfera privata. La legge italiana e il diritto europeo stabiliscono confini molto netti per tutelare la segretezza delle comunicazioni, equiparando i messaggi digitali alla vecchia corrispondenza cartacea. In questo articolo esaminiamo le regole che impediscono la diffusione non autorizzata di questi contenuti e le conseguenze legali per chi decide di violare la riservatezza altrui.

Perché i messaggi WhatsApp sono protetti come le lettere chiuse?

Il fondamento di tutta la disciplina si trova nella nostra legge fondamentale, che stabilisce che la libertà e la segretezza della corrispondenza sono inviolabili (art. 15 Cost.). Questo principio non riguarda solo le vecchie lettere spedite per posta, ma si estende a ogni forma di comunicazione moderna. La giurisprudenza è stata molto chiara nel tempo e ha confermato che la protezione vale per la posta elettronica e per i sistemi come WhatsApp [Corte Cost., sentenza n. 145 del 27 aprile 2011][Cass. Civ., Sez. L, N. 5936 del 06-03-2025].

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Un messaggio di testo o una nota vocale sono considerati espressioni del pensiero umano che due o più persone si scambiano in modo privato. Poiché queste comunicazioni avvengono in un ambiente digitale protetto da codici di accesso e destinato a soggetti determinati, esse sono del tutto simili a biglietti chiusi in una busta [Cass. Civ., Sez. L, N. 5936 del 06-03-2025]. La tutela non svanisce nel momento in cui il destinatario legge il messaggio. La segretezza continua a esistere anche nella fase cosiddetta statica, ovvero quando il messaggio resta archiviato nella memoria del telefono [Cass. Civ., Sez. L, N. 5334 del 28-02-2025]. Fino a quando la comunicazione mantiene un carattere di attualità o un interesse alla riservatezza, nessuno dei partecipanti può disporne liberamente per renderla pubblica [Tribunale Di Milano, Sentenza n.1194 del 9 Maggio 2025].

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Cosa prevede il GDPR per la diffusione di screenshot sui social?

Quando qualcuno decide di pubblicare lo screenshot di una chat su un social network, compie un’azione che nel linguaggio tecnico si chiama trattamento di dati personali. Questo gesto rientra nelle previsioni del Regolamento Europeo 2016/679, noto come GDPR. Un messaggio contiene quasi sempre informazioni che permettono di identificare il mittente, come il nome, il numero di telefono o il contenuto stesso del testo che rivela dettagli della sua vita. La pubblicazione trasforma una comunicazione privata in una diffusione pubblica di dati, e questo è illecito se mancano i presupposti di legge [Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati].

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Perché il trattamento sia regolare, deve esistere una base giuridica valida (art. 6 GDPR). In un contesto di messaggistica privata, i casi sono limitati:

  • il consenso esplicito, che in questo caso manca poiché il mittente ha inviato il messaggio in una chat chiusa proprio perché voleva che restasse riservato;

  • il legittimo interesse, che però difficilmente può prevalere sul diritto alla riservatezza della persona che ha inviato il messaggio;

  • la necessità di adempiere a un obbligo legale, ipotesi raramente applicabile alla pubblicazione sui social media per scopi personali o di critica:.

Il Garante per la protezione dei dati personali ha chiarito che anche se il destinatario ritiene di avere un interesse a pubblicare, deve comunque rispettare la dignità e i diritti fondamentali del mittente [Provvedimento del 21 maggio 2025 [10143261]].

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Quali sono i principi di correttezza e finalità da rispettare?

Oltre alla necessità di un permesso, chi riceve un messaggio deve rispettare alcuni principi fondamentali che guidano l’uso delle informazioni altrui (art. 5 GDPR). Il primo è quello di liceità, correttezza e trasparenza. Se un utente riceve una confidenza e poi la pubblica per mettere in imbarazzo l’altro, agisce in modo scorretto e contro le aspettative di chi si era fidato dell’ambiente privato della chat [Provvedimento del 21 maggio 2025 [10143261]].

Un altro pilastro è la limitazione della finalità. Questo significa che i dati devono essere usati solo per lo scopo per cui sono stati raccolti. Se io ricevo un messaggio per scambiare opinioni private con un amico, quella è la finalità della comunicazione. Usare lo stesso testo per pubblicarlo su una bacheca pubblica cambia totalmente l’obiettivo iniziale e viola la norma [Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati]. Esiste poi il principio di minimizzazione: diffondere l’intera schermata di una conversazione, con tutti i dettagli, eccede quasi sempre quanto sarebbe strettamente necessario, se mai vi fosse un motivo valido per farlo. Anche un privato cittadino deve sottostare a queste regole, perché la legge sanziona chiunque diffonda indebitamente dati personali altrui [Tribunale Di Latina, Sentenza n.675 del 9 Maggio 2025].

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Si rischia il carcere per aver rivelato messaggi privati?

La condotta di chi pubblica una chat senza autorizzazione può scivolare nel campo del diritto penale. Esiste una norma specifica che punisce la rivelazione del contenuto della corrispondenza (art. 616 cod. pen.). Anche se il primo comma della legge si occupa di chi apre lettere non sue, il secondo comma si rivolge proprio a chi, essendo destinatario o avendo preso cognizione lecitamente di un messaggio, ne rivela il contenuto a terzi senza una giusta causa.

Perché scatti questo illecito penale, è necessario che dalla pubblicazione derivi un nocumento, ovvero un danno per il mittente. Il danno non deve essere necessariamente economico, ma può riguardare anche la sfera morale o professionale della persona [6 maggio 2013 [2411368]]. Facciamo un esempio: se un dipendente invia un messaggio di sfogo a un collega e quest’ultimo lo mostra al datore di lavoro o lo pubblica online provocando il licenziamento o l’emarginazione del mittente, si può configurare questa fattispecie. La mancanza di una giusta causa rende la condotta sanzionabile, poiché la curiosità del pubblico o la voglia di vendetta personale non giustificano mai la violazione del segreto.

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Quando la pubblicazione della chat diventa diffamazione?

Un altro aspetto da considerare riguarda il reato di diffamazione (art. 595 cod. pen.). Molte persone pensano che scrivere frasi offensive in una chat privata sia sempre un reato. In realtà, la giurisprudenza ha precisato che se le offese restano confinate in una conversazione tra due persone o in un gruppo chiuso e ristretto, manca il requisito della comunicazione con più persone necessario per la diffamazione [Corte d’Appello Roma, sentenza n. 1505/2021].

Il vero illecito nasce quando il destinatario decide di “fare lo screenshot” e pubblicare quelle frasi su una piattaforma aperta. In quel momento, è il destinatario che determina la diffusione del contenuto offensivo all’esterno, rompendo il guscio di segretezza che proteggeva la comunicazione originale [Cass. Civ., Sez. L, N. 5334 del 28-02-2025]. Chi pubblica si assume quindi la responsabilità di aver portato a conoscenza di un pubblico vasto un contenuto che era destinato a restare privato. Il mittente originario, pur avendo usato toni aspri, aveva fatto affidamento sulla riservatezza della chat e non può essere ritenuto responsabile della diffusione operata da altri contro la sua volontà [Corte d’Appello Firenze, sentenza n. 125/2021].

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Cosa dice la legge sul diritto d’autore riguardo ai messaggi?

Un profilo spesso dimenticato è quello legato alla protezione delle opere dell’ingegno e della vita privata. Una vecchia legge, ancora oggi validissima, stabilisce che le corrispondenze con carattere confidenziale o che si riferiscono all’intimità della vita privata non possono essere pubblicate senza il consenso di chi le ha scritte e di chi le ha ricevute (art. 93 Legge n. 633/1941).

Questa norma impone un doppio vincolo: per rendere pubblico un messaggio WhatsApp che tocca temi personali, non basta che il destinatario sia d’accordo, serve anche il via libera del mittente. Si tratta di una tutela molto forte che mira a proteggere l’intimità delle persone da intrusioni non volute [Provvedimento del 12 febbraio 2025 [10103541]]. La pubblicazione dello screenshot senza questo doppio consenso viola direttamente il diritto alla riservatezza e può dare luogo a richieste di risarcimento del danno in sede civile. Non conta se il messaggio è stato scritto velocemente o se contiene solo poche parole; se il contenuto è confidenziale, la protezione è totale [24 maggio 2007 [1419749]].

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