Tasse ridotte per premi, lavoro notturno e buoni pasto nel 2026
Con la Legge di Bilancio 2026 scende all’1% il prelievo sui premi di risultato. Novità anche per il lavoro notturno e l’esenzione dei buoni pasto elettronici.
Il fisco italiano introduce un nuovo paradigma basato sul sostegno diretto alla produttività e al potere d’acquisto dei lavoratori dipendenti. Attraverso la Legge di Bilancio 2026 (Legge 199/2025), il legislatore stabilisce un principio generale chiaro: la riduzione del carico fiscale non deve essere orizzontale, ma deve premiare specificamente il merito, la disponibilità a turni gravosi e il welfare. L’obiettivo della manovra è consolidare il legame tra azienda e lavoratore, utilizzando l’imposta sostitutiva
Indice
La nuova imposta sostitutiva per il lavoro gravoso
La principale innovazione riguarda l’introduzione di una tassazione agevolata al 15% che sostituisce l’Irpef ordinaria e le addizionali locali. Questa misura si applica su una base imponibile massima di 1.500 euro annui e punta a compensare economicamente chi presta servizio in orari o giorni meno agevoli. La norma definisce con precisione le fattispecie che possono beneficiare di questo sconto fiscale:
delle maggiorazioni e delle indennità corrisposte per il lavoro notturno, seguendo i criteri del Dlgs 66/2003 e dei contratti collettivi;
delle somme erogate per il lavoro prestato durante i giorni festivi o nei periodi di riposo settimanale;
delle indennità connesse al lavoro a turni e di altri emolumenti simili previsti dalla contrattazione nazionale;
Il beneficio non riguarda la retribuzione base né le somme che rientrano nel trattamento integrativo speciale. Sebbene la legge faccia riferimento ai contratti nazionali, l’orientamento interpretativo suggerisce che l’agevolazione possa estendersi anche alle somme stabilite dalla contrattazione di secondo livello, ovvero quella aziendale.
I requisiti soggettivi e i limiti di reddito
Non tutti i contribuenti possono accedere a questa flat tax del 15%. Il legislatore ha circoscritto il perimetro di applicazione ai soli lavoratori dipendenti del settore privato. Restano quindi esclusi i dipendenti delle Pubbliche Amministrazioni, mentre sono inclusi i lavoratori degli enti pubblici economici, equiparati al privato per finalità fiscali.
Un altro paletto rigoroso riguarda il reddito percepito: possono accedere allo sconto solo i titolari di reddito di lavoro dipendente che nell’anno 2025 non hanno superato la soglia dei 40.000 euro. Nel calcolo di questo tetto non pesano altre entrate, come ad esempio i redditi derivanti da investimenti finanziari. Il datore di lavoro agisce come sostituto d’imposta applicando automaticamente il prelievo ridotto, ma il dipendente mantiene il diritto di rinunciarvi se la tassazione ordinaria dovesse risultare, per paradossali dinamiche di detrazioni, più conveniente.
Premi di risultato: l’aliquota crolla all’1%
Per il biennio 2026-2027, la Legge di Bilancio 2026 interviene pesantemente sui premi di risultato. La tassazione su queste somme subisce un taglio drastico, passando dal precedente 5% (già ridotto rispetto al 10% originario) a un simbolico 1%. Parallelamente, cresce la quota di premio che può godere di questo regime di favore, che sale da 3.000 a 5.000 euro annui.
Questa misura non solo aumenta il netto in busta paga, ma incentiva la conversione del premio in welfare aziendale. I lavoratori, infatti, possono scegliere di trasformare il premio in servizi o benefit, applicando le norme di favore previste dall’articolo 51 del Tuir. In questo modo, la produttività aziendale diventa il motore per finanziare spese sanitarie, istruzione o previdenza complementare con un impatto fiscale nullo o estremamente ridotto.
Buoni pasto e dividendi tra conferme e rialzi
Un’altra novità tangibile nel quotidiano riguarda i buoni pasto elettronici. La quota giornaliera che non concorre alla formazione del reddito da lavoro dipendente viene innalzata da 8 a 10 euro. Si tratta di un adeguamento che tiene conto dell’inflazione e del costo della vita, offrendo alle aziende uno strumento di welfare più potente.
Sul fronte degli investimenti dei dipendenti nella propria azienda, viene prorogata l’agevolazione sui dividendi. Per tutto il 2026, i proventi derivanti da azioni assegnate in sostituzione dei premi di risultato saranno esenti dalle imposte per il 50% del loro ammontare, entro un limite di 1.500 euro annui. Questa scelta punta a favorire l’azionariato diffuso e la partecipazione dei lavoratori ai successi economici dell’impresa.
Una deroga solidale per i vertici del settore finanziario
La riforma non trascura i dirigenti e gli amministratori delle società finanziarie, ma introduce per loro un meccanismo di esenzione condizionato alla solidarietà. Viene prevista la possibilità di essere esclusi dall’addizionale Irpef del 10% su bonus e stock option, a patto che l’azienda compia un gesto di redistribuzione sociale.
Per attivare questa esenzione, la società deve versare a enti del Terzo Settore una somma pari ad almeno il doppio dell’imposta che il dirigente avrebbe dovuto pagare. La norma è strutturata per garantire che i fondi escano realmente dal perimetro aziendale: gli enti beneficiari non devono avere rapporti di controllo con la società erogante. In questo scenario, l’onere fiscale si trasforma in una donazione certificata, spostando il costo dal dipendente all’impresa per fini di pubblica utilità.