Coppie di fatto: i debiti non scadono finché si vive insieme

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Autore: Angelo Greco

09 febbraio 2026

Avvocato, direttore responsabile del giornale "La Legge per Tutti", autore di numerose pubblicazioni (tra cui alcune per il gruppo Feltrinelli, Sole24Ore, Mondadori) si è formato all'università LUISS di Roma. Già collaboratore presso l'Università della Calabria e la Columbia University di New York, è altresì ospite di spazi televisivi e radiofonici per questioni giuridiche. Ha co-condotto uno spazio su Uno Mattina (RaiUno) dal titolo "Tempo e Denaro" tra il 2016 e il 2017. Definito dal Sole24Ore, nel 2020, «il professionista più influente d'Italia» è uno dei primi divulgatori del diritto in Italia, titolare del canale YouTube che porta il suo stesso nome con quasi un milione di followers. Maggiori informazioni su www.avvangelogreco.it

La Consulta estende ai conviventi la sospensione della prescrizione: i debiti restano validi finché dura la relazione affettiva stabile.

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Una rivoluzione silenziosa ma di enorme impatto per milioni di persone che hanno scelto la convivenza invece del matrimonio. La Corte costituzionale ha infatti stabilito che i termini di prescrizione, ovvero i tempi entro i quali bisogna far valere un diritto per non perderlo, rimangono congelati tra i conviventi di fatto per tutta la durata della loro unione. Non importa se la coppia è formata da persone dello stesso sesso o di sesso diverso: il legame affettivo giustifica la sospensione dei termini legali. Questa decisione nasce dalla consapevolezza che imporre a un partner di agire in tribunale contro l’altro per recuperare un credito significherebbe distruggere la fiducia e l’unità familiare.

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La legge ora riconosce che il rispetto e l’amore che legano due conviventi rendono psicologicamente difficile, se non impossibile, pretendere il pagamento di un debito mentre la storia d’amore è ancora in corso.

Che cos’è la sospensione della prescrizione tra partner?

La prescrizione è il meccanismo legale per cui un diritto si estingue se non viene esercitato per un certo tempo, solitamente dieci anni. La sospensione, invece, funziona come un tasto pausa su un cronometro (cod. civ. art. 2941). Tra persone legate da un profondo vincolo affettivo, il tempo smette di scorrere perché esiste una

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inesigibilità psicologica(Trib. Avezzano, sent. 195/2025). Significa che la legge non obbliga un compagno a fare causa all’altro per non perdere i propri soldi, poiché questo atto verrebbe percepito come una violazione della fiducia. Una volta che la convivenza finisce, il tasto pausa viene rilasciato e il tempo riprende a correre dal punto in cui si era fermato. Se una donna presta 63.000 euro al partner per ristrutturare un immobile e la storia dura quindici anni, il termine decennale per riaverli inizierà a contarsi solo dal giorno della loro rottura.

Perché la legge ora tutela anche chi non è sposato?

In passato, questa protezione era riservata esclusivamente ai coniugi legati dal matrimonio. La Corte costituzionale ha però stabilito che non esiste più una differenza sostanziale tra una coppia sposata e una

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convivenza di fatto stabile (Corte cost. sent. 7/2026). Grazie alla legge sulle unioni civili, la convivenza ha ricevuto piena dignità come formazione familiare tutelata dalla Costituzione (L. 76/2016). È quindi irragionevole trattare in modo diverso situazioni affettive identiche. Il rischio sarebbe quello di costringere un convivente a scegliere tra il sacrificio del rapporto affettivo e la perdita del proprio patrimonio. Questa novità supera i vecchi orientamenti del passato e si adegua alla realtà sociale attuale, dove le coppie non sposate, anche dello stesso sesso, hanno gli stessi bisogni di tutela dell’armonia familiare.

Quando riprende a correre il tempo per chiedere i soldi?

Il termine di prescrizione ricomincia a decorrere non appena viene meno la causa della sospensione, ovvero quando la

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convivenza stabile cessa definitivamente. Per far valere questo diritto in tribunale, è necessario poter dimostrare con certezza la durata del rapporto. I requisiti per far scattare la sospensione sono:

  • la prova dell’inizio della convivenza basata su un legame affettivo;

  • la stabilità della coabitazione sotto lo stesso tetto;

  • la natura non occasionale della relazione;

  • l’accertamento del momento in cui il legame si è interrotto.

La Consulta ha precisato che la sospensione opera anche se la convivenza non è stata registrata ufficialmente all’anagrafe. In questi casi, la prova potrà essere fornita a posteriori attraverso testimonianze o altri documenti che attestino la vita comune (Corte cost. sent. 7/2026).

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La regola vale anche per le coppie separate?

Un punto molto dibattuto riguarda i coniugi che hanno deciso di lasciarsi ma non sono ancora divorziati. Nonostante siano ancora tecnicamente “coniugi”, la giurisprudenza della Cassazione ritiene che la separazione legale faccia cessare la sospensione (Cass. Civ. Sez. 6, n. 17856/2020). La ragione è che con la separazione viene meno l’armonia familiare e si manifesta una crisi conclamata. Di conseguenza, non esiste più quella riluttanza psicologica a farsi causa che giustifica il blocco del tempo (Trib. Latina, sent. 106/2025). In sintesi:

  • tra partner uniti e conviventi il tempo è fermo;

  • dopo la separazione legale il tempo riprende a scorrere subito;

  • non è necessario attendere il divorzio per far valere i propri crediti verso l’ex coniuge;

  • i diritti nati durante il matrimonio devono essere esercitati entro dieci anni dalla separazione.

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