Autovelox: calano gli incassi delle multe, ecco perché

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Autore: Paolo Remer

27 gennaio 2026

Laureato con lode in Giurisprudenza e Scienze della Sicurezza Economica e Finanziaria. Già magistrato ordinario, giudice tributario ed ufficiale nella Guardia di Finanza. Attualmente, è consulente di direzione aziendale.

Pesa l’effetto Cassazione che ha sancito la nullità degli apparecchi non omologati.

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Dopo anni di crescita inarrestabile, il 2025 segna un’inversione di tendenza per le casse degli enti locali. Secondo i dati definitivi elaborati dal Codacons, i proventi delle multe stradali in Italia sono scesi a 1,89 miliardi di euro, registrando una flessione del -4,4% rispetto all’anno precedente (quando si sfiorarono i 2 miliardi).

Nonostante il calo, la pressione economica sui cittadini resta altissima: negli ultimi 5 anni gli italiani hanno versato complessivamente 8,5 miliardi di euro, una media di 142 euro a persona, neonati inclusi.

Il “nodo” omologazione e lo spegnimento degli apparecchi

Secondo l’analisi dell’associazione dei consumatori, il

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calo del gettito non è legato esclusivamente alle novità del Codice della Strada introdotte a fine 2024. Il fattore determinante è stato lo “spegnimento” di molti autovelox su tutto il territorio nazionale. Una decisione che i Comuni hanno adottato a causa dei recenti interventi giurisprudenziali.

A pesare sono state le sentenze della Corte di Cassazione, che hanno sancito l’illegittimità delle sanzioni per eccesso di velocità elevate tramite apparecchi approvati dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ma non omologati, come prevede il Codice della strada.

Così molti Comuni, nel timore di una pioggia di ricorsi, che gli sarebbero costati parecchio in termini di spese legali, hanno preferito

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disattivare i dispositivi non a norma.

È stato proprio questo il fenomeno che, secondo il Codacons, ha portato a una riduzione degli incassi di circa 88 milioni di euro in soli dodici mesi.

La geografia delle multe: dove sono stati i cali maggiori

La distribuzione dei proventi lungo la penisola evidenzia disparità profonde tra regioni e grandi centri urbani.

Tra le Regioni “più multate”, la Lombardia si conferma prima in classifica con 455,8 milioni di euro, seguita da Toscana (208 milioni) ed Emilia Romagna (192 milioni). All’estremo opposto la Valle d’Aosta con soli 2,7 milioni.

Per quanto riguarda le grandi città, Milano detiene il primato degli incassi (169,7 milioni), seguita da

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Roma (118,7 milioni) e Firenze (64 milioni).

Anche i piccoli Comuni continuano a pesare: quelli con meno di 5mila abitanti hanno incassato complessivamente 105 milioni di euro, mentre i Comuni tra 20mila e 60mila residenti hanno superato i 325 milioni.

Ecco quali sono stati i cali più vistosi: tra le grandi città spicca il crollo di Bari (-25,4%), seguita da Palermo (-19,5%) e dalla Capitale (-18,5%). A livello regionale, la Calabria è quella che ha registrato la contrazione più forte (-14,4%). Al contrario, si muovono in controtendenza il Molise, che ha visto un incremento record del +62,9%, la Sardegna (+22%) e l’Abruzzo (+19%).

Il bilancio dell’ultimo quinquennio

Il calo del 2025 interrompe una risalita che durava dal post-Covid. Se nel 2021 gli incassi erano fermi a 1,2 miliardi, la cifra era salita costantemente fino al

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picco di 1,98 miliardi di euro nel 2024.

Nel dettaglio, fino al 2024, gli incassi da multe erano sempre cresciuti in modo costante:

  • 1,2 miliardi nel 2021;

  • 1,6 miliardi nel 2022;

  • 1,77 miliardi nel 2023;

  • 1,98 miliardi nel 2024.

L’inversione di tendenza dopo anni di record

Dopo tutti questi anni di crescita costante, il 2025 segna la prima inversione di tendenza, confermando l’impatto concreto delle decisioni giudiziarie sulla gestione degli autovelox e, di riflesso, sulle casse dei Comuni che contano su questi introiti.

“Il problema degli autovelox non omologati resta un nodo irrisolto”, evidenzia il Codacons, sottolineando come la certezza del diritto e la regolarità degli apparecchi siano ormai determinanti per la tenuta dei bilanci comunali.

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Autovelox non omologati: cosa ha detto la Cassazione

Tra il 2024 e il 2025 la Corte di Cassazione – a partire dalla fondamentale sentenza n. 10505/2024 ha inciso in modo decisivo sul sistema delle sanzioni per eccesso di velocità, stabilendo un principio chiave: le multe elevate con autovelox non omologati sono nulle.

Secondo la Suprema Corte, infatti, l’approvazione ministeriale dell’apparecchio non equivale all’omologazione, che resta un passaggio distinto e indispensabile ai fini del corretto utilizzo su strada degli apparecchi di rilevamento elettronico della velocità e dunque per la validità delle sanzioni irrogate a chi viene “beccato” dall’autovelox, o dal tutor, in eccesso rispetto ai limiti.

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Di conseguenza, molti automobilisti contravvenzionati hanno capito che, appoggiandosi al suddetto orientamento giurisprudenziale, con un semplice ricorso al Giudice di Pace si possono far annullare le multe autovelox per mancata omologazione.

Proprio queste pronunce hanno spinto molti Comuni, cautelativamente, a spegnere gli autovelox di propria iniziativa, in attesa di una soluzione normativa definitiva. Tutto questo con effetti immediati anche sugli incassi da multe, che – come abbiamo visto – sono diminuiti rispetto al passato.

Multa da autovelox: cosa fare in pratica

Ecco in sintesi cosa puoi fare se ricevi una multa da autovelox e sospetti che sia illegittima:

  • verifica se nel verbale è indicata

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    l’omologazione dell’apparecchio, o se invece vengono indicati soltanto gli estremi dell’approvazione;

  • controlla che il dispositivo sia registrato nella lista ufficiale online del MIT in vigore da novembre 2025 (qui il tutorial su cosa contiene e come consultarla);

  • considera che attualmente, e a prescindere dalla mancata omologazione, le multe sono nulle se gli apparecchi non sono censiti, perciò se non trovi in lista l’apparecchio che ti ha multato valuta la presentazione del ricorso (al Prefetto o al Giudice di Pace);

  • tieni presente che, in alcuni casi, puoi proporre querela di falso se il verbale attesta circostanze non rispondenti al vero.

Sul punto abbiamo pubblicato diverse guide pratiche che spiegano:

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