Articolo 187 del Codice della strada: ecco cosa ha deciso la Corte Costituzionale
La guida dopo l’assunzione di sostanze stupefacenti resta reato, ma solo se la condotta è idonea a creare un pericolo per la sicurezza stradale. Con la sentenza n. 10/2026 la Consulta “salva” la riforma del 2024, ma impone un’interpretazione restrittiva fondata sul principio di offensività.
È finalmente arrivata l’attesissima decisione della Corte Costituzionale sull’ articolo 187 del Codice della strada: la norma che, riformulata nel 2024, punisce semplicemente chi guida «dopo aver assunto» sostanze stupefacenti o psicotrope, senza più richiedere espressamente lo «stato di alterazione psico-fisica» mentre si è al volante.
Con la sentenza n. 10 del 2026, depositata oggi
La Consulta ha, quindi, “salvato” la norma, che non è stata dichiarata incostituzionale, ma d’ora in poi dovrà essere applicata a a una condizione precisa: la punibilità scatta solo se viene accertato un pericolo reale per la sicurezza stradale creato dal conducente che si è posto alla guida dopo aver assunto droghe.
Ora vediamo cosa significa in concreto questa decisione. Ti forniremo tutte le implicazioni pratiche per i conducenti e per le forze dell’ordine che devono controllarli su strada.
Indice
Perché l’articolo 187 era finito davanti alla Corte Costituzionale
I giudici rimettenti (di Macerata, Siena e Pordenone), che hanno sottoposto la questione alla Corte Costituzionale, temevano che la nuova formulazione dell’articolo 187 del Codice della strada (introdotta con la “riforma Salvini” entrata in vigore a fine 2024) consentisse di punire chi aveva assunto droghe o psicofarmaci diversi
Secondo questa impostazione, la norma rischiava di colpire condotte del tutto inoffensive, e tutto ciò sarebbe risultato in contrasto con il principio di offensività, la proporzionalità della pena e l’uguaglianza rispetto alla guida in stato di ebbrezza.
Così ragionando, si sarebbe trasformato – illegittimamente – il reato in una sorta di “colpa d’autore” basata sullo status di assuntore di sostanze stupefacenti, piuttosto che su un fatto realmente e concretamente pericoloso per l’ordinamento giuridico.
Cosa ha detto davvero la Corte Costituzionale
Come anticipavamo all’inizio, la Consulta non ha bocciato la norma, ma ha chiarito come deve essere interpretata.
Tecnicamente, la Corte Costituzionale ha dichiarato le questioni non fondate, ma lo ha fatto attraverso una sentenza interpretativa di rigetto.
In sostanza, la Corte ha stabilito che la norma non è incostituzionale se interpretata in modo restrittivo, in conformità ai principi di proporzionalità e offensività. Ha dunque stabilito un preciso dettame per i giudici e per le forze dell’ordine.
Ecco i principi cardine per la corretta applicazione dell’art. 187 del Codice della strada secondo la Consulta:
- non basta aver assunto una sostanza stupefacente in un momento qualsiasi del passato;
- non è più necessario dimostrare uno stato di alterazione psico-fisica in concreto;
- è invece indispensabile che l’assunzione sia tale da creare un pericolo per la sicurezza della circolazione stradale.
In altre parole, la punibilità penale resta legata a una
Il punto chiave: gli accertamenti tossicologici
La Corte ha indicato un criterio preciso: la presenza di sostanze stupefacenti o psicotrope nei liquidi corporei del conducente deve riguardare valori (accertati con le consuete analisi tossicologiche) che risultino scientificamente idonei ad alterare le capacità di guida in un assuntore medio
Ecco la frase chiave estrapolata dalla sentenza della Corte Costituzionale (che ti riportiamo integralmente nel box sotto questo articolo):
«Può essere punito solo chi si sia posto alla guida in condizioni tali da creare un pericolo per la sicurezza della circolazione stradale»
(Corte Costituzionale, sent. n. 10/2026)
Cosa significa in pratica il principio affermato dalla Corte
Questo in pratica significa che:
- non ogni positività alle droghe è sufficiente per integrare il reato;
- conta, invece, il tipo di sostanza, la quantità rilevata e la matrice biologica (sangue, saliva, urine);
- l’accertamento deve dimostrare una potenziale incidenza sulla guida, non una semplice traccia residua presente nell’organismo in quanto derivante da un’assunzione pregressa e non ancora smaltita.
In sintesi: cosa cambia per automobilisti e giudici
Dopo la sentenza della Consulta:
- l’art. 187 CdS resta in vigore;
- non è punibile chi guida solo perché ha assunto stupefacenti in passato;
- serve una condotta concretamente pericolosa per la circolazione;
- i giudici dovranno valutare caso per caso la idoneità offensiva dell’assunzione.
Una decisione che evita derive punitive automatiche e riporta la norma entro i confini dei principi costituzionali di proporzionalità e offensività.
Cosa cambia nei controlli su strada
Dopo la sentenza n. 10/2026 della Corte Costituzionale, i controlli per guida dopo l’assunzione di stupefacenti non possono più basarsi su automatismi.
In concreto, tieni presente questi punti essenziali:
- la semplice positività non basta: non è sufficiente risultare positivi a una sostanza stupefacente se la quantità rilevata non è idonea a incidere sulle capacità di guida;
- contano tipo e quantità della sostanza assunta: gli accertamenti devono dimostrare la presenza di quantitativi tali da poter alterare, secondo le conoscenze scientifiche, le capacità psico-fisiche di un “assuntore medio”;
- rileva la matrice biologica utilizzata per le analisi: così sangue e saliva (non le sole tracce presenti nelle urine) assumono un ruolo centrale, perché consentono di collocare l’assunzione in un arco temporale compatibile con un possibile effetto sulla guida;
- niente più sanzioni “a prescindere” dal concreto stato: non potrà essere punito chi ha assunto stupefacenti giorni o settimane prima, se l’assunzione non è più idonea a creare pericolo per la sicurezza stradale;
- maggiore spazio alla valutazione del giudice: senza automatismi, sarà il giudice a dover verificare, caso per caso, se l’assunzione accertata era concretamente pericolosa al momento della guida.
Conclusione
In sintesi: la guida dopo l’assunzione di stupefacenti resta reato, ma solo quando la condotta risulta realmente pericolosa per la circolazione stradale, non per il solo fatto di aver assunto una sostanza stupefacente o psicotropa in passato, pur se essa ha lasciato tracce presenti nell’organismo e rilevate dalle analisi.
Possiamo, conclusivamente, osservare che la Corte ha cercato un equilibrio: agevolare il lavoro delle forze dell’ordine nel contrastare la guida pericolosa, evitando però che il Codice della Strada diventi uno strumento di repressione penale del consumo di droga slegato dalla sicurezza stradale, che rimane l’esigenza primaria.