Articolo 187 del Codice della strada: ecco cosa ha deciso la Corte Costituzionale

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Autore: Paolo Remer

29 gennaio 2026

Laureato con lode in Giurisprudenza e Scienze della Sicurezza Economica e Finanziaria. Già magistrato ordinario, giudice tributario ed ufficiale nella Guardia di Finanza. Attualmente, è consulente di direzione aziendale.

La guida dopo l’assunzione di sostanze stupefacenti resta reato, ma solo se la condotta è idonea a creare un pericolo per la sicurezza stradale. Con la sentenza n. 10/2026 la Consulta “salva” la riforma del 2024, ma impone un’interpretazione restrittiva fondata sul principio di offensività.

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È finalmente arrivata l’attesissima decisione della Corte Costituzionale sull’ articolo 187 del Codice della strada: la norma che, riformulata nel 2024, punisce semplicemente chi guida «dopo aver assunto» sostanze stupefacenti o psicotrope, senza più richiedere espressamente lo «stato di alterazione psico-fisica» mentre si è al volante.

Con la sentenza n. 10 del 2026, depositata oggi

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29 gennaio 2026, la Consulta ha adottato una soluzione che potremmo definire “salomonica”: ha dichiarato non illegittima la nuova formulazione dell’articolo 187 del Codice della strada, così come modificato nel 2024, ma a condizione che venga interpretata in modo conforme alla Costituzione.

La Consulta ha, quindi, “salvato” la norma, che non è stata dichiarata incostituzionale, ma d’ora in poi dovrà essere applicata a a una condizione precisa: la punibilità scatta solo se viene accertato un pericolo reale per la sicurezza stradale creato dal conducente che si è posto alla guida dopo aver assunto droghe.

Ora vediamo cosa significa in concreto questa decisione. Ti forniremo tutte le implicazioni pratiche per i conducenti e per le forze dell’ordine che devono controllarli su strada.

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Perché l’articolo 187 era finito davanti alla Corte Costituzionale

I giudici rimettenti (di Macerata, Siena e Pordenone), che hanno sottoposto la questione alla Corte Costituzionale, temevano che la nuova formulazione dell’articolo 187 del Codice della strada (introdotta con la “riforma Salvini” entrata in vigore a fine 2024) consentisse di punire chi aveva assunto droghe o psicofarmaci diversi

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giorni o settimane prima della guida, quando l’effetto drogante era ormai svanito, e dunque anche in assenza di qualsiasi effetto sulla capacità di condurre il veicolo.

Secondo questa impostazione, la norma rischiava di colpire condotte del tutto inoffensive, e tutto ciò sarebbe risultato in contrasto con il principio di offensività, la proporzionalità della pena e l’uguaglianza rispetto alla guida in stato di ebbrezza.

Così ragionando, si sarebbe trasformato – illegittimamente – il reato in una sorta di “colpa d’autore” basata sullo status di assuntore di sostanze stupefacenti, piuttosto che su un fatto realmente e concretamente pericoloso per l’ordinamento giuridico.

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Cosa ha detto davvero la Corte Costituzionale

Come anticipavamo all’inizio, la Consulta non ha bocciato la norma, ma ha chiarito come deve essere interpretata.

Tecnicamente, la Corte Costituzionale ha dichiarato le questioni non fondate, ma lo ha fatto attraverso una sentenza interpretativa di rigetto.

In sostanza, la Corte ha stabilito che la norma non è incostituzionale se interpretata in modo restrittivo, in conformità ai principi di proporzionalità e offensività. Ha dunque stabilito un preciso dettame per i giudici e per le forze dell’ordine.

Ecco i principi cardine per la corretta applicazione dell’art. 187 del Codice della strada secondo la Consulta:

In altre parole, la punibilità penale resta legata a una

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idoneità pericolosa della condotta, non a una mera sequenza temporale: prima l’assunzione, e poi la guida, sul modello, divulgato all’epoca di entrata in vigore delle nuove norme come slogan dal ministro dei Trasporti Matteo Salvini: “lucido sì, lucido no, la patente te la tolgo lo stesso”. Adesso quel meccanismo semplicistico diventa inattuabile.

Il punto chiave: gli accertamenti tossicologici

La Corte ha indicato un criterio preciso: la presenza di sostanze stupefacenti o psicotrope nei liquidi corporei del conducente deve riguardare valori (accertati con le consuete analisi tossicologiche) che risultino scientificamente idonei ad alterare le capacità di guida in un assuntore medio

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Ecco la frase chiave estrapolata dalla sentenza della Corte Costituzionale (che ti riportiamo integralmente nel box sotto questo articolo):

«Può essere punito solo chi si sia posto alla guida in condizioni tali da creare un pericolo per la sicurezza della circolazione stradale»
(Corte Costituzionale, sent. n. 10/2026)

Cosa significa in pratica il principio affermato dalla Corte

Questo in pratica significa che:

In sintesi: cosa cambia per automobilisti e giudici

Dopo la sentenza della Consulta:

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Una decisione che evita derive punitive automatiche e riporta la norma entro i confini dei principi costituzionali di proporzionalità e offensività.

Cosa cambia nei controlli su strada

Dopo la sentenza n. 10/2026 della Corte Costituzionale, i controlli per guida dopo l’assunzione di stupefacenti non possono più basarsi su automatismi.

In concreto, tieni presente questi punti essenziali:

Conclusione

In sintesi: la guida dopo l’assunzione di stupefacenti resta reato, ma solo quando la condotta risulta realmente pericolosa per la circolazione stradale, non per il solo fatto di aver assunto una sostanza stupefacente o psicotropa in passato, pur se essa ha lasciato tracce presenti nell’organismo e rilevate dalle analisi.

Possiamo, conclusivamente, osservare che la Corte ha cercato un equilibrio: agevolare il lavoro delle forze dell’ordine nel contrastare la guida pericolosa, evitando però che il Codice della Strada diventi uno strumento di repressione penale del consumo di droga slegato dalla sicurezza stradale, che rimane l’esigenza primaria.

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